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Sei mai stato a Fermo? Ho fatto tappa in questa città durante il mio viaggio in Salento e devo dire che è stata una piacevolissima sorpresa. Ma quasi quasi non avrei saputo dove collocarla. Tu lo sai? te lo chiedo perché non se ne sente mai parlare. E’ un luogo silenzioso e discreto, un luogo meraviglioso che domina dall’alto le colline marchigiane e strizza l’occhio al mare.

Organizzando il viaggio in Salento Pier (mio marito) e io abbiamo pensato che sarebbe stato troppo faticoso partire dalle Dolomiti e arrivare in fondo all’Italia in un solo giorno. Soprattutto con un bambino di sei anni e un orario di partenza poco propizio (dopo pranzo). Così abbiamo deciso di fermarci nelle Marche.

Pier si è occupato del pernottamento, ha scelto la città e ha pensato di non svelarci nulla di questa tappa. Per cui abbiamo iniziato il viaggio non conoscendo dove saremmo arrivati.

Il piacere di dormire in un luogo speciale

Dopo sei ore di viaggio siamo arrivati finalmente a destinazione. Usciti dall’autostrada abbiamo imboccato la strada di Fermo, solo in questo momento Pier ci ha rivelato la città in cui avremmo pernottato. In macchina io e Nicolò (il mio bambino) ci siamo interrogati a lungo sulla struttura: Pier ci ha detto che inizialmente aveva pensato a una fattoria ma aveva capito che l’idea non sarebbe piaciuta a Nicolò. Perciò aveva cambiato e scelto diversamente.

Si sono aperte le scommesse: Nicolò ha lanciato la sua risposta ‘dormiamo in un castello’ mentre io ‘in un convento’. Dormire in un monastero è un piccolo sogno che mi porto dietro dall’università. All’epoca avevo conosciuto uno studente bergamasco che mi aveva descritto positivamente la sua esperienza, dalle sfumature quasi mistiche. Sì perché ci andava per meditare e riprendere fiato dal mondo, caotico, a volte troppo aggressivo. D’altra parte frequentavamo entrambi la facoltà di Filosofia, la ricerca di un mondo migliore era per noi un assunto fondamentale ….

Nel frattempo ci siamo inerpicati sulle stradicciole medievali di Fermo, tutte in salita perché la città è dislocata in cima a un cucuzzolo. E finalmente Pier si è deciso a parcheggiare.

Mi sono guardata attorno e, mah, ero perplessa: da un lato avevamo una strada in discesa, dall’altro in salita ed entrambe erano costeggiate da palazzi medievali e una palazzina anni Sessanta che ospita un asilo nido.

Allora Pier mi dice di guardare in fondo alla curva. Vedo un palazzo antico con finestre lunghe adornate da tende in pizzo, un portone di legno con battente in ferro e vasi di terracotta con dei fiori. Bello!

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” No dai, stiamo qui stanotte?” Sì, esattamente. Siamo felici, che sorpresa dormire a Palazzo Pucci!

Suoniamo il campanello, Nicolò il battente e ci viene incontro un signore. Ci accoglie nell’androne stringendoci la mano, è cordiale, ci fa salire sulle larghe scale conducendoci al piano superiore.  E’ il proprietario Giorgio Pucci, il palazzo è di sua proprietà. Nei secoli l’abitazione è rimasta in mano alla sua famiglia e ora una parte è adibita all’ospitalità.

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Che meraviglia. Si sono aperte davanti a noi stanze comunicanti ognuna delle quale quali ha una propria identità ma dialoga armoniosamente con le altre. Mi stupisce sempre il buon gusto degli interior designer di un tempo: sapevano creare ambientazioni ricche di decori senza che gli elementi litigassero fra loro.

Abbiamo dormito qui, nella stanza chiamata ‘Tramonto’. Le pareti azzurre e il soffitto affrescato che rappresenta Apollo mentre, appunto, porta a dormire il sole; l’arredo in legno sposa benissimo il colore della stanza.

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Che piacevole la compagnia dei padroni di casa, con la loro presenza discreta ci hanno fatti sentire a casa. E poi chiacchierando ho scoperto che la signora aveva un negozio di stampe antiche assieme al padre e creava cornici artigianali in legno. Ora, dico, è un caso puro e semplice imbattersi in persone che condividono la tua stessa passione per la bellezza e l’artigianato artistico?

Che magia questo posto. Dalla sala delle colazioni, dove ci sono le applique e un lampadario di Murano a dir poco favolosi, ti giri intorno frastornato da tanta antica ma attuale bellezza finché la vista si perde nella natura. Oltre le finestre ci sono le colline che arrivano fino al mare.

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Le Marche sono una regione che amo molto, per la conformazione geografica e i borghi medioevali. Per i colori vivaci, per i campi di grano e di girasole.

Depositati i bagagli siamo andati a cena alla Locanda del Palio. L’ambiente è casereccio come la cucina, fresca e genuina che propone piatti tipici marchigiani. Gli arrosticini con le patatine – hai presente le patatine San Carlo, ecco, come quelle ma fritte al momento … ottime – che ho preso erano gustosissimi!

Il giorno seguente dopo colazione saremmo dovuti ripartire, invece, scegliere di cambiare programma è stata un’ottima idea. Siamo rimasti a Fermo.

Dopo colazione siamo saliti fino al Duomo che si trova nel punto più alto della città, da cui domini le colline e il mare. Incredibilmente all’ombra degli alberi si trova un parco giochi: c’erano dei bambini con le nonne, un vociare sommesso rimbalzava fra i tronchi e le mura del Duomo che abbiamo visitiamo in poco tempo.

Tornati in piazza del Popolo abbiamo ammirato lo spazio aperto, palazzo dei Priori i portici che ospitano negozi e piccoli ristoranti. Un luogo incantevole, sereno e rassicurante per la sua aria di provincia che ha un gusto genuino.

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Palazzo dei Priori (nella foto qui sopra) è la sede di un Museo davvero molto curato dove puoi ammirare opere sacre dal Quattrocento in poi fino ad arrivare all’Adorazione dei pastori di Rubens. Il dipinto rappresenta  il momento in cui i pastori raggiungono la capanna della natività.

Siamo anche entrati nella sala del Mappamondo rivestita interamente in legno con una scaffalatura in noce e un soffitto a cassettoni  in abete. Con le sue grandi seggiole originali dell’epoca ricoperte da fodere di pelle. Nicolò mi ha chiesto ‘chi ha sbranato le sedie?’ ‘E’ stato il tempo caro bambino mio’. E meno male che si sono preservate fino a oggi!

Non invece siamo riusciti a vedere le cisterne romane, peccato. Nicolò si sarebbe divertito. Sotto la città infatti puoi visitare un’eccezionale opera d’arte idraulica che serviva all’approvigionamento idrico della città e degli equipaggiamenti navali.

Abbiamo perso anche il teatro, vanto della città, e il Palio, considerato il più antico d’Italia.

Adoro portare Nicolò in viaggio, è sempre un arricchimento per me, per lui e il suo papà. Ho tempo da dedicargli, è l’occasione per imparare insieme cose nuove, di confrontarci e parlarci.

Un viaggio è lo specchio della vita: devi fare i conti con imprevisti e situazioni nuove. Abituare un bambino a tutto questo significa abituarlo al meraviglioso viaggio della vita. Non credi?

nicolò

Siamo ripartiti dopo pranzo lasciandoci alle spalle le spettacolari  colline marchigiane e immaginando il mare cristallino del Salento.

Indirizzi:
Palazzo Pucci
via della sapienza n.6
Fermo

Locanda del Palio
p.le Azzolino, 6
Fermo