La recensione in anteprima di Fantasticherie di un passeggero solitario, film d’esordio del regista Paolo Gaudio, dal 26 Novembre al cinema.

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Paolo Gaudio ci introduce in un mondo che oscilla tra il fantastico ed il sogno, tra i ricordi d’infanzia ed i film di Tim Barton, usando anche l’animazione, per raccontarci la storia di un libro incompiuto, magico e forse maledetto. Il titolo si rifà all’opera incompiuta di Jean-Jacques Rousseau.

Se c’è un libro ci sarà un autore, dei protagonisti ed uno o più lettori ed è proprio su questi tre livelli che si scompone il film. Theo (Lorenzo Monaco) viene misteriosamente in possesso di questo ricettario, “Fantasticherie di un passeggiatore solitario“, e con la complicità di Cloe, parte alla ricerca del mistero che nasconde e soprattutto del magico mondo di Vacuitas, descritto nella Fantasticheria n.23. Ciò che accomuna i due ragazzi è una evidente asocialità figlia di traumi infantili, vissuta con la consapevolezza di essere differenti ed il coraggio di vivere con spavalderia questa condizione.

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Un’ evento tragico sta alla base anche della vita dello scrittore, Renou (Luca Lionello), chiuso in uno scantinato buio e lercio, in compagnia delle sue fantasticherie, di un necromante chiuso in una scatola e dell’assenzio, che gli consente di perdersi nelle sue visioni. Il demone è la chiave per rendere vivo Vacuitas, il luogo dove sono diretti i due personaggi del libro, un anziano ed un ragazzo, la parte animata del film, e che forse permetterà alla mente malata dell’autore di rimediare ai propri errori. Pensiero di speranza che spingerà Theo a seguire la ricetta della Fantasticheria n.23 e di perdersi nel bosco. La magia, il suo inevitabile prezzo di pazzia, il disperato bisogno di credere che tornare indietro sia possibile o che vivere in un mondo dove quello che c’è stato qui non ci sarà, coglie impreparato chi segue la storia, scoprendo nessi e verità.

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Storia fantastica, abilmente raccontata dal regista con giovani interpreti imprigionati in una recitazione sognante, forse non eccelsa, ma funzionale alla non conformità dell’opera. Tante citazioni, una tecnica innovativa e la accattivante passione per le storie incompiute vi lasceranno a bocca aperta. In fondo avrete la sensazione di leggere uno strano libro e di immaginare i suoi personaggi ed i luoghi secondo la vostra sognante fantasia, persi nei meandri delle vostre paure.

Un continuo viaggio, anche se immobili, dove ogni arrivo è già una partenza, spinti da forze nascoste, verso luoghi diversi per natura a quelli fino ad ora immaginati, sognati, vissuti.

Fantasticando e leggendo, passeggiando in compagnia della solitudine e di tutto il suo meraviglioso mondo, delle sue paure, delle domande, scoprendosi nudi, ma ripetendosi, passo dopo passo, che forse è solo un viaggio, che forse è solo un sogno, che non serve trovare una soluzione, un addio o un finale.

La vita stessa altro non è che un’opera incompiuta, come tutto, come questa recensione, del resto, che spero vi abbia incuriosito, stimolato, tanto da condurvi ad assistere alla proiezione di questo esordio.