Fabio-Calvari

Un caffè con… Fabio Calvari

Nella splendida cornice romana di Italian Chef Academy, incontriamo Fabio Calvari, speaker radiofonico, doppiatore, conduttore tv. Al timone della nuova radio omonima, dedicata al food a 360°, parola di Fabio. Una radio “che mette fame” come lo stesso ci dice durante la nostra intervista dedicata a questa novità. Sì perché se le trasmissioni televisive sul cibo pullulano a destra e a manca, on air mancava proprio una radio interamente dedicata alle eccellenze enogastronomiche made in Italy.

Per sintonizzarvi con Radio Italian Chef Academy e la simpatia di Fabio Calvari basterà un click su: www.radioitalianchefacademy.it e scaricare le app gratuite per i dispositivi mobile.

Fabio, Radio Italian Chef Academy è la prima radio in Italia dedicata alla cucina, quali ingredienti dobbiamo aspettarci?

F.C.: “Gli stessi ingredienti che troviamo nel cibo, divertimento, aggregazione, allegria, e anche approfondimento, perché il cibo non può essere trattato in modo troppo serioso, sicuramente serio ma non serioso.

Dalla musica che mettiamo in radio fino agli argomenti trattati, cerchiamo di trasmettere un’idea di dinamismo, non disdegnando anche una punta di divertimento, senza mai tralasciare l’ufficialità delle notizie che diamo, non a caso l’idea della radio, nasce proprio dal fatto che il cibo è aggregazione.

Il fatto poi di non essere soggetti alla spettacolarizzazione, richiesta alla televisione, riusciamo anche a trattare il food da ogni punto di vista: le eccellenze italiane e mondiali, le cucine del mondo, i grandi chef, e poi abbiamo ospiti illustri in materia, come nutrizionisti e biologi, giornalisti enogastronomici, che intervengono anche in trasmissione, e non da ultimo trattiamo il cibo anche dal punto di vista salutistico. Insomma trattiamo l’argomento food a 360° e ci divertiamo a farlo.”

Qual’è il target di ascoltatori a cui la radio fa riferimento?

F.C.:  “Quando abbiamo ideato il progetto, abbiamo pensato principalmente a due fasce di ascoltatori: gli addetti ai lavori, che per la natura stessa del lavoro che fanno, stanno molte ore chiusi nelle loro cucine, e quindi l’unico modo per avere notizie anche fresche, perché il food è in continua evoluzione, è quello di ascoltare la radio; spesso alcuni di loro intervengono oltre ad ascoltarci, e ad ascoltare altri chef per conoscere nuove realtà; l’altra fascia è rappresentata dai non addetti ai lavori, dall’ascoltatore casuale, richiamato da questo denominatore comune che è il cibo, in fondo mangiamo tutti, e siccome c’è molta più consapevolezza sul cibo, le persone vogliono saperne sempre di più.

Questo è quello che è emerso dalle testimonianze delle persone che interagiscono con noi, e testimoniano così la loro presenza; sempre grazie a questi riscontri abbiamo potuto vedere che il pubblico che ci segue ha un’età compresa tra i diciotto e i cinquant’anni.”

Quali sono le principali differenze tra la vostra radio e i tanti programmi televisivi che parlano di food?

F.C.:  “La televisione e i giornali, hanno senz’altro il merito di aver aperto una porta sul mondo del food: prima chi era in cucina era semplicemente un cuoco, poi è diventato uno chef, ultimamente con delle estremizzazioni a volte un po’ grottesche.

Ma la televisione ha anche un limite, deve far vedere uno spettacolo, quindi quello che ci fa vedere è solo la punta dell’iceberg, la parte spettacolare del food, il giudizio dello chef rispetto al concorrente, che se ha fatto bene va avanti e vince un premio, mentre lavorare in cucina è tutt’altra cosa, è un lavoro molto faticoso.

La radio invece si differenzia soprattutto nel fatto di non dover fare spettacolo e quindi si può permettere di trattare l’argomento da tutte le angolazioni; e poi l’altra grossa differenza è che mentre di programmi televisivi che parlano di cucina, ormai ce ne sono moltissimi, noi siamo la prima radio in Italia, monotematica sul food. Chi vede un programma televisivo e poi ascolta la radio si accorge che quello che vede in televisione, è solo la parte finale, quella spettacolare del food, ma che non è reale, o meglio no fino in fondo. Noi cerchiamo di far vedere tutto il resto, ovvero tutto ciò che per ragioni di spettacolo non si vede in televisione.”

Food blogger: cosa ne pensi di questo fenomeno fatto di passione e ricette fai da te?

F.C.:  “Io parto da un presupposto generale: se in Italia le persone iniziassero a fare rete e soprattutto i blogger, le televisioni, le radio, i giornali, creando tra loro delle sinergie, riusciremmo senza dubbio a conquistarci dal punto di vista del food, quel posto nel mondo che ci meritiamo. Sicuramente l’Italia è dal punto di vista enogastronomico un’eccellenza, ma spesso i nostri chef per veder riconosciuta la loro bravura, devono passare dall’estero, dimostrando di aver lavorato in importanti ristoranti nel mondo.

I blogger secondo me sono essenziali in questo processo di presa di coscienza, perché sono un veicolo di comunicazione talmente immediato che scavalca qualsiasi cosa. Faccio radio da 35 anni ma in altri contesti e per me il food nasce radiofonicamente da un anno a questa parte; ho scoperto un mondo vivo, che pulsa e ha passione, cosa che la radio tradizionale ha perso un po’; mentre il food grazie anche alla collaborazione dei blogger che, per usare un termine da chef, “sono il fondo di cucina che lega il piatto”, dando un senso al tutto, la crema giusta alla pietanza che mangiamo.”

Che musica ascolteremo?

F.C.:  “I grandi successi, dagli anni ’90 fino ad oggi; quindi c’è un po’ di revival, un po’ di sentimentalismo rispetto alla musica del decennio 1990-2000 e i successi di adesso per dare maggior dinamismo, canzoni che ritroviamo in tutte le hit radio. La musica deve essere il giusto condimento, perché se diventa triste, veniamo meno a quello che abbiamo detto: il cibo è aggregazione e allegria.”

Che colonna sonora vedresti come sottofondo del pranzo domenicale degli italiani, scandito dalla classica lasagna?

F.C.:  “Vista così, una musica un po’ triste…ma secondo me questo quadro del fidanzato della figlia, che arriva la domenica a casa a pranzo con le pastarelle e trova la lasagna con questo ambiente un po’ cupo, sta via via andando a sparire. In giro c’è molto dinamismo e voglia di sperimentare, anche grazie ai mezzi di comunicazione che hanno portato la cucina a livello un po’ di tutti.

Ho visto gente fare i fondi di cucina, gente che non sapeva neanche cosa fossero prima, me compreso, quindi vedo sempre meno la lasagna classica, sulla tavola degli italiani e di questo sono contento!”

Come prendi il caffè?

F.C.: “Come lo prendo o quanti ne prendo? Perché ne prendo davvero molti, soprattutto a causa delle capsule, perché mentre prima c’era solo la moka e fare il caffè portava via un po’ di tempo, ora con le capsule è immediato.

Il primo che prendo la mattina, lo devo prendere in assoluto silenzio, perché anche se mi parlassero non capirei (dice sorridendo), lo prendo proprio per cercare di tornare al mondo, e comunque sia, lo bevo dolce.”