Elquist Bariuvski recensioneDalla fantasia del nostro Roberto Teofani, collaboratore di Lifestylemadeinitaly.it fin dagli albori, nasce un intero romanzo dedicato a Elquist Bariuvski, professore di astrofisica mastro birraio, un personaggio cinico e delirante, dedito all’alcol e alle donne, sempre pronto a rivelare le nostre più nascoste perversioni, a denunciare il perbenismo falso, a coinvolgere i suoi interlocutori verso discorsi insensati e poco consoni, imbarazzanti e divertenti.

La storia inizia in California, fine anni novanta, dove Bariuvski insegna già da almeno vent’anni. Reduce da una festa studentesca, il professore si ritrova davanti alla sua abitazione in compagnia di uno studente, Michael, timido ed introverso, in piena notte. Il ragazzo ha accettato di fare compagnia al docente mentre alcuni suoi compagni sono tornati a cercare le chiavi di casa che non trova più.

L’attesa innervosisce il giovane e il professore ne approfitta per raccontargli la sua carriera universitaria, calcando la mano sulle sue più indecenti bravate, citando le sue famose lezioni.

“Potrei raccontarti la mia vita – disse illuminandosi – vorrai sapere tutto di me immagino!”

Ma il capitolo successivo ci svela il corpo del romanzo: una storia ambientata a Roma, ai giorni nostri, dove il brizzolato Bariuvski conosce una splendida ragazza, Anna, e decide di presentarle la città e i suoi usi e costumi. I capitoli si alternano regolarmente passando dalle leggendarie avventure e lezioni universitarie raccontate a Michael al tour per Roma in compagnia della dolce Anna, iniziando dal “fulcro della romanità: Torpignattara”.

Il difficile e impenetrabile mondo universitario è per Bariuvski l’occasione di una continua sfida per scardinare il vetusto e imbalsamato bigottismo dei suoi colleghi con la sua capacità di stupire:

“Per me si va nella valle dell’oblio!” dichiara ai suoi studenti il primo giorno da docente.

Il suo approccio ricorda quello del buon Keating, Robin Williams, ne “L’attimo fuggente” che viene citato quando a uno a uno gli studenti si alzano in piedi, sui banchi, urlando capitano oh mio capitano! per difenderlo dalle reprimende isteriche del preside, sbigottito nel vederlo in mutande sopra la cattedra inneggiare a Tolkjen, durante una delle sue più famose lezioni.

Saranno queste continue ed imbarazzanti memorie a sciogliere piano la timidezza del ragazzo, Michael, fino a quando il professore riuscirà a coinvolgerlo in una piccante avventura con una compagna di corso, in piena notte, esponendosi in prima persona quale moderno Cyrano:

“Oh mia diletta! Oh sole del mio oriente! Germoglio di un incanto pieno di stelle, firmamento e labirinto, sogno e mirabile visione, stella polare del mio incessante rigonfiamento pelvico, tu (…)

hai colpito il cuore del mio scudiero!”

 Il professore oggi vive a Roma, in pensione. La sua avventura con Anna dura una giornata ma gli basta per esibire le sue abilità, le sue intuizioni (forse con richiami a Ugo Tognazzi in “Amici Miei”) e bravate, il suo esasperato ed istrionico essere Bariuvski.

La povera Anna, compagnia di avventure, si diverte, lo ammira, ma al tempo stesso teme le pazze pensate di questo strano personaggio, galante e irriverente. Lo segue nei suoi annunci abusivi in metro o a bordo del camion del’arrotino, lo osserva quando prende il pulpito per declamare l’elogio funebre di un perfetto sconosciuto, lo asseconda il libreria, quando la costringe a prendere la parola per porre domande all’autore melenso di turno. Si lascia incantare ed istruire dal sapere del prof, pronto a tradurre in un linguaggio più comprensibile le inclinazioni dialettali dei romani:

laddove “scegli a culo che è meglio!” si trasforma in “Affidati al caso, o alla forza, mia giovane apprendista”.

Come da copione il romanzo ha due finali, paralleli, ed in entrambi in qualche modo lo spietato professore si dimostra romantico. Forse un sognatore, ma non diciamolo ad alta voce perché potrebbe offendersi.

Il testo è arricchito da continue citazioni impossibili.

Per la serie dicono di lui:

“Non ridevo così dai tempi di Silvia!” (G. Leopardi)

“La gente che scrive ‘ste cose la sbatterei al muro!” (M. Ghandi)

Altre compaiono all’inizio del capitoli:

“Un anello per domarli tutti” (Sposa anonima)

“Mi dipingevo le mani e la faccia di blu” (Puffo impostore).

Ancora sorprese nel finale con il capitolo, molto originale, dal titolo “Errori e scene tagliate”.

Sicuramente un romanzo che rispecchia nella forma l’anticonformismo e l’originalità del personaggio, ma non lasciatevi illudere dalle stravaganti trovate e citazioni: sarà la storia (anzi le storie!) a trascinarvi, a emozionarvi e a farvi ridere di cuore. Vi ritroverete ad amare questo personaggio, a fare il tifo per lui, perché forse, in fondo in fondo,

anche se non lo ammetteremo mai…

Siamo tutti un po’ Bariuvski.