Edipo Re – Una favola nera al Teatro dell'Elfo di MilanoAssistere allo spettacolo Edipo Re, una favola nera messo in scena al Teatro dell’Elfo di Milano è davvero come respirare pura bellezza.

La rilettura contemporanea che Ferdinando Bruni e Francesco Frongia effettuano del classico sofocleo rapisce lo spettatore e lo avvince fino alla fine lasciandolo veramente entusiasta.

Bruni e Frongia sono al contempo curatori della traduzione del testo, ricavato da una commistione di scritti che vanno dall’antichità fino agli anni ’70, che curatori della messa in scena, impreziosita dai magici costumi di Antonio Marras e dalle suggestive maschere di Elena Rossi.

Edipo rappresenta l’archetipo di tutte le dissoluzioni, della lacerante dicotomia tra dei e destino, tra colpa e conoscenza.

Egli sceglie di sottrarsi alla funesta predizione dell’oracolo della Sfinge che lo vede assassino di suo padre e marito di sua madre, abbracciando in tal modo la propria sorte.

Il conflitto inalienabile che suscitano le condizioni immutabili della propria condizione di essere umano, nonostante una condotta retta e la buona volontà, sono al centro dell’opera e rappresentano il senso più profondo della tragedia, sviscerando le sofferenze del protagonista, incarnazione di tutte le nostre fragilità.

Edipo rappresenta, da sempre, il topos della psicanalisi freudiana, ma in questo spettacolo è come se cercasse di prendere le distanze dalla figura distruttiva descritta da Sofocle e conseguentemente da Freud, cercando di razionalizzare ciò che è di per sé inconcepibile, scardinando i meccanismi psicanalitici della rimozione e del transfert per ricondurli a una visione più illuminista, ma non per questo immune dalla coltre oscura che obnubila onestà e consapevolezza.

I protagonisti, Edipo (Valentino Mannias), Creonte e Manto (Edoardo Barbone), Laio, la Sfinge, Tiresia, il Pastore (Ferdinando Bruni), Giocasta (Mauro Lamantia), si animano su una scena grigia, fumosa e polverosa, che sembra prendere spunto dall’arte povera, in particolare dal grande artista greco naturalizzato italiano, Jannis Kounnellis, con funi, polvere, pietre. Ciò da origine a un senso di straniamento spazio-temporale, dove attori e spettatori paiono confondersi e rimescolarsi.

Su questo sfondo si staglia la dualità tra Edipo, in perpetua ricerca della luce e della verità, e gli altri personaggi, abitanti del mondo oscuro delle ombre. A tal proposito, è da rimarcare la scelta stilistica dei curatori dello spettacolo, di far interpretare a Mannias il solo ruolo di Edipo, mentre per ciò che riguarda gli altri attori, di frammentare la loro recitazione in vari ruoli.

I costumi di Antonio Marras e le maschere di Elena Rossi contribuiscono nella valorizzazione della recitazione, tanto da assurgere a personaggi essi stessi, rendendosi indispensabili e insostituibili.

La scelta dello stilista di rielaborare costumi già esistenti dandogli consistenza materica, fondendo elementi barocchi con elementi naturali, quali rami e cespugli, donano allo spettacolo un’aura fiabesca e misteriosa, grazie anche alle luci e penombre del meraviglioso Light designer Nando Frigerio, e alla musica distopica e dark di Giuseppe Marzoli.

Edipo Re, una favola nera è un lavoro estremamente elegante e raffinato, sia dal punto di vista visivo che per ciò che concerne le sonorità, in grado di raggiungere le più alte vette dell’arte teatrale.

L’insieme di recitazione, costumi, luci e musiche, è riuscito a creare un’emozionante e preziosa opera, una meravigliosa opera rock,  capace di rendere fruibile il testo di Sofocle anche  alle nuove generazioni e di far alzare in piedi lo spettatore, estasiato e incapace di smettere di applaudire.

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Ph_credits: Lorenzo_Palmieri