Trama, trailer e recensione del nuovo film di Paolo Sorrentino: l’autobiografico “È stata la mano di Dio” in concorso alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia. Dal 15 dicembre 2021 su Netflix e dal 24 novembre in cinema selezionati

È stata la mano di Dio trailer e recensioneDal regista e sceneggiatore Premio Oscar® Paolo Sorrentino (Il Divo, La grande bellezza, The Young Pope) arriva il più intenso e intimo film della sua carriera: “È stata la mano di Dio“. La storia di un ragazzo nella tumultuosa Napoli degli anni Ottanta. Una vicenda costellata da gioie inattese, come l’arrivo della leggenda del calcio Diego Maradona, e una tragedia altrettanto inattesa. Ma il destino trama dietro le quinte e gioia e tragedia s’intrecciano, indicando la strada per il futuro di Fabietto.

Sorrentino torna nella sua città natale per raccontare la sua storia più personale, un racconto di destino e famiglia, sport e cinema, amore e perdita, un racconto di formazione. Di cui ha parlato anche durante la presentazione della pellicola a Venezia 78 visibile cliccando QUI.

Sin dalle prime scene, ci si immerge in una memoria viva, in un bellissimo mondo imperfetto che genera l’impulso di andare avanti, di creare, di cogliere qualunque occasione si presenti, anche se dolorosa e di venire a patti con lo strano gioco del destino.

La figura di Maradona come forza salvifica, come distrazione all’angoscia, rappresenta il miracolo tanto atteso. Negli anni ‘80 la città di Napoli, sorrideva al futuro.

 

Il regista Paolo Sorrentino, riesce a evocare l’essenza di un periodo della vita in cui tutto è immerso in un limbo, ed ogni elemento entra in gioco sullo sfondo della palpabile bellezza di Napoli. L’ordinario e lo spettacolare occupano lo stesso spazio. I dettagli umani dei personaggi brillano della loro stessa vitalità. Si percepisce il senso di come il tempo perduto possa in sé diventare stimolo per l’arte e la creazione.

Il film offre un commovente spaccato di vita nella forma di una serie di momenti, come, un pranzo di famiglia illuminato dal sole, una avventata vittoria a calcio, le insensate parole di un dottore, un giro notturno in motoscafo, un treno che sfreccia verso una nuova città. Tutto scivola tra le nostre dita e tuttavia ci rende quello che siamo. Il riso alleggerisce costantemente il dolore, risoluta forma di ribellione contro di esso.

“È stata la mano di Dio”, è un racconto così intenso, così apparentemente semplice e tuttavia così complesso, un inno al cambiamento assimilabile a un salto nel buio, grazie al quale impariamo la pratica del vivere.

Le figure femminili, sono disegnate dal regista con tratti quasi fiabeschi in tutto il loro folclore napoletano e spirito malizioso sia benevolo che dispettoso. Un evidente omaggio felliniano e alle donne.

In questo capolavoro l’uso dei simbolismi è forte e come la cultura partenopea stessa suggerisce, l’attenzione al divino equipara quello per lo sport e per la figura femminile e li accomuna sotto un’unica mano, quella di Dio.

Il fenomeno di Maradona nasce proprio da un rapporto stretto e unico con il divino. Maradona non è arrivato a Napoli a bordo di un aeroplano, è addirittura apparso dal nulla come un dio. Ha offerto redenzione alla gente, come una figura religiosa, invitandola ad amarlo per i suoi peccati. Creando un rapporto con il calcio che va oltre la semplice tifoseria, poiché rasenta una gioia sconfinata.

La mano di Dio viene associata per la prima volta a Maradona durante i (quarti di finale dei) Mondiali del 1986 in Messico, quando segnò le due reti vincenti dell’Argentina contro l’Inghilterra.

Il giovane Fabietto, il regista Paolo Sorrentino, Napoli tutta e Maradona , sono piccoli speciali miracoli umani, che con la mano di Dio…

“Ho fatto quello che ho potuto, non credo di essere andato così male.” – Diego Maradona