donne curvyCari lettori e lettrici, oggi vorrei parlare con voi di un tema che mi riguarda molto da vicino, il corpo femminile. Passeggiando per negozi mi sono imbattuta in una vetrina piuttosto accattivante, il cartellone pubblicitario ritraeva una splendida modella curvy in intimo. Mi son detta: “bella lei e bello il completino” e sono entrata.

Ma torniamo un po’ indietro nel tempo e ripercorriamo insieme i cambiamenti del corpo femminile dai primi anni del ‘900 ad oggi e l’impatto che i media e la moda hanno avuto su di esso.

Negli anni 20 la società fu pervasa da un nuovo senso di libertà e le nuove icone di bellezza, senza curve, magre e mascoline, simboleggiarono l’aspirazione all’uguaglianza e la parità tra i sessi.

A dettare i canoni della bellezza non furono più i pittori e gli scultori, ma le attrici del cinema emergenti.

Le forme femminili vennero nuovamente stravolte in modo evidente negli anni 50, improntati alla femminilità con un ritorno alle pericolosissime ed accattivanti curve e così via con ritmi altalenanti per i successivi decenni fino all’ideale di donna photoshoppata e perfetta dei nostri giorni.

Vittime di questo ideale: NOI TUTTE!

Partiamo da questa domanda: “Perché siamo ossessionate dalle icone che ci vengono somministrate dai media e perché mettiamo a rischio la nostra salute per assomigliarvi?”

Secondo il neuromarketing, che ha come oggetto di analisi appunto il comportamento del consumatore,  l’ambiente in cui viviamo ci sottopone a continui stimoli prodotti dalle immagini pubblicitarie dalle quali siamo circondati. L’identità oggi è un continuo processo di costruzione trainato dal desiderio di voler essere qualcos’altro, migliori, diversi e più adeguati, ma più adeguati rispetto a chi? A cosa?

Riprogettarsi migliorandosi, comporta un aumento della  sicurezza nel rapportarci agli altri e di conseguenza della nostra autostima. Il corpo è diventato il fulcro e il mezzo per le relazioni sociali, è modellabile, è modificabile ed è continuamente condizionato dalle immagini proposte dai media.

Fonte: D La Repubblica

Le teorie comportamentali hanno dimostrato in passato l’importanza dei processi di imitazione di azioni o comportamenti assunti come “ubi consistam”, punti fermi appunto, intorno ai quali costruire la propria identità.

Le modelle ad esempio, sono un esplicito riferimento con il quale noi tutti compariamo  la nostra immagine, purtroppo rimanendone fortemente influenzati e condizionati.

A soffrirne di più, sono soprattutto le adolescenti, sottoposte nell’interfacciarsi con il sociale ad una  continua e frustrante competizione, nella quale le  loro prestazioni non sono mai abbastanza, colpevoli spesso anche i genitori.

Nella nostra epoca più che in quelle passate, la magrezza è stata per lungo tempo considerata un fattore di bellezza essenziale, per fortuna, quando dopo ogni eccesso ci si trova davanti ad un baratro, è stato ritenuto indispensabile prendere importanti provvedimenti a tutela della salute delle modelle, ma anche di noi consumatori, puntualizzerei!

Le case di moda non hanno ancora tutte accettato di buon grado certe restrizioni ma si stanno adattando ad abbandonare finalmente la taglia zero sia nelle sfilate che nelle pubblicità. Devono ormai necessariamente  tener conto degli spostamenti dell’opinione pubblica e contenere il danno ormai fatto.

Quello che non bisogna mai dimenticare cari lettori, è che la moda è un business e questo business si basa unicamente sull’immagine di bellezza che riesce a vendere, di conseguenza le taglie che vanno dalla 44 in su, rappresentano oggi di fatto, potenziali clienti non ancora soddisfatti dall’offerta di mercato, e dunque, eccovi servita una nuova versione aspirazionale  della realtà, all’improvviso… Ben vengano le donne curvy su cartelloni, in passerella e sui magazine…

Cari lettori sognare di migliorarsi non è un errore, lo è farlo seguendo modelli solo apparentemente vantaggiosi.

Non dimenticate che le regole dovremmo essere noi a dettarle, non a subirle!

Parliamoci chiaro, nessuno di noi potrebbe indossare gli abiti che sfilano in passerella!

La sfida per una casa di moda a mio avviso,  è quello di creare abiti per tutti e far sfilare i nuovi colori e tessuti dell’anno su un gran bel culo che dia anima a quella creazione che altrimenti sarebbe soltanto stoffa, non trovate?

Basta giudicarsi! Basta essere giudicati per il proprio aspetto, usiamo i difetti come elemento di unicità e carisma e poniamo l’ attenzione soltanto su ciò che è salutare. Purtroppo nella nostra società questa problematica ha da sempre colpito più le donne che gli uomini, a causa di fattori socio-culturali e questo argomento meriterebbe approfondimenti, ma ad ogni modo anche per i nostri maschietti non mancano fardelli da sopportare.

“Le curve da sempre hanno fatto sbandare tutti sarà per quello che le hanno bandite per tanto tempo, che dite?”

E a proposito di curve, vi saluto e mi congedo con questa divertente citazione di Gabriele Cirilli: “Lo stadio mi fa lo stesso effetto di una donna: non riesco a resistere a una curva”.