Trama, trailer e recensione di Dolor y Gloria, il film con cui Pedro Almodóvar ci mostra la sua parte più intima, scegliendo di ripercorrere la sua vita fatta di cinema e dolore, raccontandoci quella di Salvador Mallo, un regista giunto ormai sul viale del tramonto

dolor y gloria recensioneDolor y Gloria, nuovo capolavoro del grande Pedro Almódovar, ne segna il ritorno al cinema con una fortissima potenza emotiva, che ha travolto sia pubblico che addetti ai lavori che ieri 17 maggio l’hanno visto al Festival di Cannes.

Il film ci porta a ripercorrere insieme a Salvador Mallo, regista cinematografico giunto alla fine della sua carriera, i momenti più significativi della sua vita da sempre indissolubilmente legata alla sua arte. Attraverso ricordi, suoni, colori, odori e sapori Almodóvar ci fa seguire l’evoluzione del suo corpo e della sua anima. Lo vediamo bambino, negli anni ’60, emigrare con i suoi genitori a Paterna, un comune della provincia di Valencia, in cerca di fortuna; quindi adulto alle prese con il primo desiderio e il suo primo amore in una Madrid degli anni ‘80.

Per poi ritrovarlo alle prese con il dolore della rottura di questo amore quando era ancora vivo e palpitante e il rifugio nella scrittura come unica terapia per dimenticare l’indimenticabile. Per arrivare alla precoce scoperta del cinema ed il senso del vuoto causato dall’impossibilità di continuare a girare film. Insomma una vita votata all’arte e alla creazione artistica, quella di Salvador, e segnata dall’incapacità di separarla dalla propria vita e dalle passioni che le danno significato e speranza. La speranza di trovare salvezza proprio nel raccontarla, recuperando così il suo passato e le esperienze più significative che hanno influenzato tutto il suo lavoro.

Dolor y Gloria è un film che definirei un dipinto su pellicola, in quanto colori e immagini scorrono come pennellate sulla tela di un pittore, imprigionandone anima e cuore. L’anima e il cuore di Pedro Almodóvar, che apre senza timore allo spettatore svelando il suo lato più privato, tenendolo appeso dal primo all’ultimo minuto alla storia che solo sul finale prende una svolta chiara, svelando così tutto il pensiero e l’essenza dell’autore e regista. A Banderas, l’arduo compito di rappresentarlo celato dietro il personaggio di Salvador Mallo. Compito assolto meravigliosamente con una commovente interpretazione in cui ha messo tutta la sua umanità, mostrandosi forte e fragile allo stesso tempo, per raccontarci la rinascita di chi ha vissuto tanto, perso tanto, spinto da un’anima alla continua ricerca dell’emozione e della ripresa perfetta. Reale così reale da dare l’impressione di vedere un vero ricordo e non una finzione cinematografica. Una storia di amore, libertà, famiglia e crescita, in cui il protagonista è combattuto tra fede, libertà sessuali e arte. Nulla di esplicito o volgare, ma molto limpido. Il raccontarsi drammaticamente e intensamente con il rimpianto di non essere stato, ma la fierezza per ciò che invece è stato fatto. Una drammaticità esaltata anche dallo splendido brano di Mina, “Come sinfonia”, che racchiude in sé tutta la potenza emotiva di Dolor y Gloria.

Devo ammettere di non essere mai stato un grande amante del cinema di Almodóvar, che ho sempre trovato un po’ fuori dalle righe… ma ho amato e mi sono commosso per questa sua nuova opera impressa come un sorprendente acquarello su un pezzo di carta trovato in un cantiere, il cantiere di una vita…

By Mauro Caputi