È uscito all’inizio di questo giugno il romanzo di esordio della giornalista scientifica di “Panorama” Daniela Mattalia “La perfezione non è di questo mondo”.

Noi di Lifestylemadeinitaly.it abbiamo avuto il piacere di essere tra gli invitati a Milano alla presentazione del libro il giorno 19 giugno scorso alle 18 presso la libreria La Scatola Lilla di Cristina Di Canio a Milano insieme ad altri giornalisti e blogger. Un “momento” raccolto, solo per la stampa, prima che Daniela Mattalia incontrasse i lettori alle 19, dove abbiamo potuto conoscere più da vicino l’autrice che ha raccontato la storia del suo romanzo e ci ha parlato un po’ di sé. Il tutto con un entusiasmo così forte e una sapiente leggerezza nel trattare anche i grandi temi universali, che ci è risultato impossibile sottrarci al contagio.

Ecco che allora un gustoso caffè ci ha permesso di entrare un po’ in punta di piedi nel mondo di un’autrice che ha tanto da dire con il suo sorprendente peso specifico di levità.

Come si concilia il fatto di essere una giornalista scientifica con la scelta di inserire nel tuo romanzo d’esordio due fantasmi tra i protagonisti?

“Sono una giornalista scientifica e al 90% sono un’atea serena e non credo nei fantasmi, negli extraterrestri, nell’omeopatia… sono molto razionale, insomma. Ma per il 10% credo ai fantasmi, credo in un’aldilà autogestito, credo che tutto può succedere. Ed è da quel 10% lì che è venuta fuori una storia ambientata a Torino, dove sono nata, anche se poi me ne sono andata a 8 anni. Però Torino è rimasto il luogo della mia infanzia. Nell’infanzia tutto è possibile, tutto può succedere: si vedono i mostri, i draghi e i fantasmi ed è con naturalezza che ci crediamo. Torino, per me, è un luogo magico, dove tutto può succedere… è una città discreta, un po’ sommersa, un po’ nascosta dove i fantasmi possono convivere con i miei personaggi. Sono nati così quattro personaggi in carne e ossa e due “diversamente visibili”, più un tassista che scoprirete chi è e un cane, un bracco italiano”.

E proprio a proposito del titolo del romanzo: cosa pensi davvero della frase “la perfezione non è di questo mondo”?

“La perfezione non è di questo mondo: lo sappiamo tutti, ce lo diciamo tutti, credo sia anche una frase biblica, un luogo comune. Infatti nel romanzo è una frase che uno dei personaggi, Adriano, a un certo momento dice al tassista Angelo, che lo porta di qua e di là: ‘Eh sì, si sa, la perfezione non è di questo mondo’. E il tassista gli risponde: ‘Se è per questo neanche dell’altro’. La perfezione non è di nessun mondo – almeno questa è la mia idea – essere imperfetti è davvero l’unico modo, il migliore che abbiamo, di essere vivi, di divertirci, di sbagliare, di riprovarci, di sentirci unici perché i miei difetti non sono i tuoi e me li tengo io… poi magari mi piace anche vedere i tuoi. Essere imperfetti – e qui faccio un po’ la giornalista scientifica – l’imperfezione è l’unico modo che ha avuto la natura per evolversi. Il primo organismo che si è evoluto è perché era imperfetto rispetto allo standard, perché aveva una mutazione, un’anomalia che selezionata dall’ambiente in quel momento le si è agganciata e quell’essere vivente è emerso, si è riprodotto. Gli altri, i perfetti, no.

Adriano è dimezzato, incompleto, perché ha perso la sua identità; Gemma è imperfetta perché è sola, insoddisfatta e si sente inadeguata; Fausto è imperfetto perché non sa bene cosa vuole: ha una fidanzata perfetta ed è proprio questo il problema. Gemma ha una mamma imperfetta: pasticciona, ingombrante, chiacchierona ed è proprio lì il suo bello.

Saranno proprio le imperfezioni dei personaggi a farli unire, come se fossero delle tessere di un puzzle a cui manca qualcosa. Se si incontra quel qualcosa si riempie quello spazio vuoto. Se fossimo tutti perfettamente quadrati, perfettamente rotondi non avremmo neanche bisogno di cercarci, di salvarci la vita a vicenda. E quindi la perfezione non è di questo mondo, non è di quell’altro e anche i miei fantasmi lo sanno ed è proprio per questo che lo desiderano, che tornano lì, perché loro della perfezione non sanno che farsene. Sanno che lì dietro – probabilmente – c’è un paradiso perfetto, luccicante, patinato, tutti con l’abito lungo, tutti contenti, tutti felici, tutti che vanno d’accordo, ma a loro non interessa. Vogliono l’imperfezione, restare in mezzo ai vivi, in maniera affettuosa, essere lì. Perché, a pensarci bene, cos’è perfetto, inalterato, impeccabile? La morte. E allora no: l’imperfezione è la vita”.

Visto il risultato di questo tuo esordio letterario, così piacevole e scorrevole, stai già pensando a un secondo romanzo o a un saggio scientifico?

“No a un altro romanzo no. Anche se in passato ero convinta che come tutti gli altri miei colleghi giustamente fanno, avrei scritto un bel saggio sul bosone di x che ha avuto un momento di notorietà due anni fa, o sui mitocondri, che sono entità affascinanti, ma no, non mi è venuta fuori quella cosa lì ma una cosa antiscientifica e non credo scriverò mai un saggio scientifico se non forse una cosa del tipo ‘il mondo visto da un neutrino’, che è un’altra cosa invisibile. In questo momento i neutrini ci attraversano tutti ma noi non ce ne accorgiamo!”

E infine, come preferisci bere il caffè?

“Con una quantità impresentabile di zucchero. Di canna perché mi illudo che faccia meglio, ma non credo”.