Clizia Mangano bloggerOggi il nostro “Caffè con…” lo prendiamo con Clizia Mangano, blogger trentenne che ha dato vita al blog Coffee and Velluto ma che in realtà è anche e soprattutto una scrittrice che sta per esordire e il cui sogno nel cassetto è di pubblicare con un grande editore. Ecco che cosa ci ha raccontato della sua passione per la scrittura e per i libri.

Partiamo al contrario… Dopo parliamo del tuo blog Coffee and Velluto ma adesso mi premeva sapere del romanzo che so che stai scrivendo… Come è nato e di che cosa parla?

“Il mio romanzo in realtà nasce come un racconto che si è poi sviluppato in un romanzo. Il tema centrale è la confessione di un’attrice a un giornalista, ecco perché è scritto sotto forma di intervista.

Lei è sposata con uno speaker radiofonico; i due sono una coppia fondamentalmente “malata” perché entrambi hanno un po’ il mito del superego: lui non sopporta la fama di lei perché quando è sul palco è osannata, e lo riversa sul sesso. È una coppia che si sodomizza a vicenda, c’è tantissimo sesso malato. Però mentre all’inizio della storia sembra che sia lei a predominare, nel corso del racconto si capisce che lei è nel suo pugno perché è la parte debole, quella più innamorata e quindi subisce tutto. Lei è molto più piccola di lui: 26 anni e lui 47.

Dato che mi rendo conto che in un romanzo occorre bilanciare un po’ le parti ora sto sviluppando la storia anche dal punto di vista psicologico: quindi una coppia che è talmente in competizione che arriva ad avere un odio nei confronti dell’altro. Lui subisce molto la cosa del successo della moglie”.

Come è nata l’idea di Coffee and Velluto blog e di questo nome? A me ha incuriosito molto…

“Non è nato da una mia idea ma da un’idea di una mia amica che disse che dato che scrivevo tanto avrei dovuto aprire un blog per parlare di tutte le mie cose. Per alcuni mesi abbiamo pensato a quali argomenti poter trattare e a un certo punto ci è venuta l’idea. Coffee and Velluto era nato come un blog che avrebbe dovuto parlare degli eventi milanesi a 360 gradi, ma poi con questa mia amica abbiamo avuto degli screzi e lei si è tirata fuori.

A gennaio di quest’anno ho ricevuto il primo invito da un ufficio stampa per andare a una conferenza e da lì è partito tutto e il blog poi si è incanalato nel settore editoria e letteratura.

Il nome è venuto d’impeto, volevo un nome che fosse forte, chic in un certo senso e anche lì all’inizio la mia amica era un po’ scettica perché diceva che sarebbe stato meglio un nome più breve, che restasse molto in mente, perché con il blog è un attimo… Tu sei su Facebook, scorri e se ti fermi è una fortuna e invece poi in realtà il nome è rimasto quello e mi piace. Sicuramente può considerarsi un nome evocativo”.

Quindi la vita reale del blog è di neanche un anno…

“Sì, è così. Farò un anno a gennaio anche se il blog in sé è nato a marzo del 2016”.

Per la piattaforma del blog ti sei fatta aiutare da qualcuno?

“No, me lo aveva aperto la mia amica e poi io ho cambiato solo alcune cose, il layout e la dicitura in Volti, voci, vortici di parole.

 Adesso per tutti i tuoi interventi non hai bisogno di appoggiarti a qualcuno, come un webmaster?

“Ci sto pensando, più che altro vorrei che fosse una pagina web a tutti gli effetti non un blog e su questo ci sto lavorando. Sicuramente mi servirà un web designer”.

Quindi la prospettiva è di un’evoluzione, perciò il blog sta funzionando… Hai un riscontro delle visite?

“Sì sta funzionando, sì il riscontro c’è ma va detto che va molto a periodi. È vero anche che purtroppo il mio è un po’ un argomento di nicchia e quindi è un po’ più difficile la vita di noi bookblogger rispetto, per esempio, a una fashion blogger. Però non mi posso lamentare.

Ho avuto tanti complimenti per le recensioni, mi invitano a eventi…”

Insomma ora hai una tua identità da blogger…

“Sì. Per esempio è capitato che pubblicassi un articolo e poi mi scrivesse un’autrice per la quale avevo già scritto dicendomi se mi andava di farle un’altra recensione. E quindi pian piano vuol dire che il blog sta crescendo…”

Quindi vorresti che diventasse il tuo lavoro… Come immagini il tuo futuro?

“Mi piacerebbe moltissimo. Il mio futuro lo immagino in un contesto puramente editoriale: mi piacerebbe essere blogger e scrittrice e poi magari fare qualche corso”.

Ma le due cose vanno d’accordo, intendo blogger e romanziera? Ovvero: svesti i panni e diventi romanziera?

“Se mi chiedi se mi sento più blogger o più autrice ti risponderò sempre più autrice perché a me basta una persona che mi dica una frase e io ci costruisco subito una storia”.

Sei sempre stata così, cioè hai sempre avuto fantasia e creatività?

“Sì, mia mamma dice che scrivo da quando ho imparato a scrivere. Da quando avevo 8 anni sicuramente. Mia mamma ha tenuto dei quaderni su cui scrivevo storie. Poi secondo me se c’è una cosa che è puramente passione è l’arte in generale, l’arte non te la puoi imporre: o nasce con te o niente. O ce l’hai o non ce l’hai. Poi è chiaro che puoi sempre migliorare con corsi di scrittura creativa, però di base la scrittura, la pittura, saper stare su un palcoscenico o ci nasci oppure non è una cosa che ti imponi secondo me. La lettura, poi, mi aiuta a migliorare lo stile perché sono nella fase in cui sono arrivata ad affinare la mia tecnica di scrittura. Ed è un esercizio molto difficile perché io sono una persona che esige molto da se stessa, pretendo sempre di più perché so che posso sempre migliorare. Sono sempre molto attiva, studio sempre molto, anche da autodidatta, lavoro molto su me stessa”.

Il livello di stanchezza qual è? O sei talmente contenta di quello che fai che la stanchezza non la senti?

“Dipende. Ci sono delle settimane che arrivo alla domenica sera e mi dico: ‘Sì ma a me chi me lo fa fare?’. Sono pochissime volte e comunque mi passa subito, ma perché io sono una persona così, che ha proprio bisogno di fare, di sapere, di imparare”.

Il sogno nel cassetto qual è? Una pubblicazione con un editore importante, per esempio, o scrivere una storia particolare che ancora non hai scritto? C’è qualcosa che ti ispira e che vorresti fare e che ti poni come obiettivo da qui a qualche anno?

“Sicuramente pubblicare con una casa editrice grande è proprio il sogno della vita. Se mi chiedi in merito a sviluppare la storia della vita ti rispondo ‘sì’ perché in realtà non è mai troppo tardi. So che non è un ambito facile perché comunque il settore dell’editoria è molto particolare, molto in crisi, molto di nicchia, almeno in Italia, rispetto all’America o all’Olanda dove ho saputo che, invece, è fortissima sentendo l’intervento del poeta Rodaan Al Galidi. So anche che ci vuole tanta gavetta, è proprio uno di quei settori dove devi fare una gavetta allucinante”.

Come bevi il caffè?

“Io il caffè lo prendo solo macchiato caldo con mezza bustina di zucchero bianco perché il sapore assoluto del caffè non mi piace”.