un caffè con claudio foti

Prosegue la nostra rubrica un “Caffè con…” stavolta in compagnia di Claudio Foti. Scrittore, romano, ispirato da storie provenienti da mondi inquietanti. Come il suo ultimo libro “Romagick” edito da Arpeggio Libero, una raccolta di storie ambientate in una Roma misteriosa.

Ritroveremo Claudio tra pochi giorni alla fiera “Più libri più liberi” che si terrà dal 4 all’8 Dicembre al Palazzo dei Congressi dell’EUR a Roma, ma intanto abbiamo voluto intervistarlo in anteprima, facendoci raccontare della sua ultima opera, del mondo dell’editoria e delle difficoltà per uno scrittore, confrontandoci anche sui  nuovi talent letterari che il tubo catodico propone.

Claudio, svelaci qualcosa  sul tuo ultimo libro, cosa ti ha ispirato nella sua stesura?

«Il suo titolo è “Romagick”, si tratta di racconti fantastici su Roma, genere wierd-horror. Di Roma si conoscono tante cose, ma questa città ha anche una faccia più magica e misteriosa, ed è questa che mi ha ispirato a scrivere. Romagick è in uscita in questi giorni, pubblicato dalla casa editrice Arpeggio Libero. Una raccolta che presenterò alla fiera “Più libri più liberi” che si terrà dal 4 all’ 8 Dicembre a Roma».

Si dice che il settore dell’editoria sia in crisi, quali sono le difficoltà che riscontra uno scrittore oggi?

«In Italia il  settore dell’editoria sicuramente è in crisi perché si legge poco. Ci sono dei grandi lettori che leggono anche 150 libri all’anno, ma sono pochissimi rispetto alla maggioranza degli italiani; secondo me perché non siamo abituati a farlo. La cosa è strana perché da piccoli, fino ai 10-12 anni si legge, poi l’interesse verso la lettura scema. Il problema, a mio avviso, nasce a scuola. È probabile che la maggior parte dei dodicenni, che poi abbandonano la lettura, vorrebbero leggere altre cose rispetto a quelle proposte dagli insegnanti. A mio avviso il lettore va allevato, cresciuto, se un bambino a 11 anni vuole leggere “Harry Potter” invece dei “Malavoglia” va bene così, perché magari i “Malavoglia” lo leggerà più avanti.

Insomma questo è un problema tutto italiano, all’estero ci sono tantissimi assidui lettori, abituati fin da piccoli; vai in metropolitana o sulle spiagge, e vedi tutti con un libro in mano, cosa che non succede in Italia.

Quindi la vera difficoltà di uno scrittore oggi è la mancanza di domanda, perché ci sono molte case editrici, di conseguenza lo spazio per essere pubblicati c’è, ma il fatto che sia diventato più facile farsi pubblicare ha fatto sì che sul mercato ci siano molti prodotti. Perché il lettore fra tutti quei libri dovrebbe scegliere proprio il tuo?

E’ più probabile che il tuo libro venga scelto tra tanti se sei una persona più o meno nota e quindi con un certo seguito, oppure sei stato protagonista di un evento che ha avuto una certa risonanza mediatica; questo ti permette di vendere di più anche se magari non sei il migliore sul mercato. Quindi pubblicare oggi non è difficile, il difficile è emergere tra i tanti quando non sei già noto; questo potrebbe succedere, ad esempio, avendo la fortuna di essere scelto da qualcuno che vuole trasformare il tuo libro in un film o in una serie TV, oppure avendo un favorevole passaparola su internet».

Quali sono le nuove opportunità date dalla tecnologia, come per esempio per gli e-book?

«Sicuramente le nuove tecnologie, quali gli e-book, ti offrono maggiori possibilità. Il problema è che quando fai auto-produzione, devi curare tutto; devi fare lo scrittore, l’editor, il marketing, diventando non più solo uno scrittore, ma una macchina produttrice di libri.

Ci sono anche strumenti validi al giorno d’oggi che ti permettono di fare ciò, come ad esempio Amazon che consente a chiunque sappia scrivere di prodursi un e-book e tramite quell’e-book di ottenere degli ottimi risultati in classifica.”

Spiegaci meglio come funziona, magari siamo d’aiuto a chi ha, da troppo tempo, un libro chiuso nel cassetto…

«La pubblicazione è gratuita, l’autore del libro stabilisce il prezzo di vendita e incassa circa il 35% del ricavato, quando poi decide di chiudere il rapporto commerciale con Amazon può farlo da un giorno all’altro senza tutti i vincoli che invece incontrerebbe in un contratto con una tradizionale casa editrice. In più Amazon a differenza di alcuni editori, ti dice il numero reale di copie vendute dal tuo libro, perché se il tuo libro vende scala la classifica altrimenti no e, cosa non secondaria e scontata, ti paga ogni mese le royalties.».

Sarai all’evento “Più Libri Più Liberi” insieme a molti altri scrittori noti: con chi ti piacerebbe scambiare nuove idee e fare due chiacchiere?

«Mi piacerebbe farlo con uno scrittore che sicuramente non ci sarà: Umberto Eco, perché penso che avere l’opportunità di parlargli sia una sfida ma soprattutto l’occasione per migliorare non solo dal punto di vista narrativo».

Masterpiece: il talent letterario andato in onda su Raitre, l’hai seguito e cosa ne pensi? E’ possibile secondo te, scrivere bene in quel tipo di contesto fatto di tempi e prove prestabilite?

«Non ho seguito Masterpiece, ma so di cosa si tratta. Non condivido questo tipo di talent sulla scrittura. Per me scrivere significa isolarsi; spesso si scrive quello che si prova e di conseguenza non può avvenire a comando. D’altro canto, penso invece che per una casa editrice sia un esperimento positivo, perché chi partecipa a programmi di questo genere ottiene una certa notorietà, quindi molte persone ne compreranno il libro e la casa editrice riuscirà a coprire il rischio d’impresa che corre nel pubblicare un esordiente.

Per la casa editrice è molto utile, mentre per l’autore lo è solo se si è disposti ad accettare determinate regole e in grado di scrivere non solo spinto dall’estro creativo ma in qualche modo a “comando”».

Un libro della tua infanzia che ti ha segnato e in qualche modo formato?

«”L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson, un po’ per come era scritto, un po’ per lo spirito d’avventura, che mi permetteva di spaziare, perché per me leggere come scrivere, vuol dire uscire dalla quotidianità. Penso che scrivere è inventare mondi, cosmogonie, pantheon di dei, ma allo stesso tempo trasporli nella realtà dando una sfaccettatura inaspettata alle cose comuni. Un po’ come faceva H.P. Lovecraft».

C’è uno scrittore dello scenario italiano che ami leggere in particolare e perché?

«Lasciami fare tre nomi. Il primo è sicuramente Umberto Eco e non solo perché è un grande narratore, le sue storie hanno più livelli e chiavi di lettura e questo per me è una sfida che trovo molto stimolante; poi Alan D. Altieri un ottimo scrittore forse poco conosciuto qui in Italia, padre di una splendida trilogia storica. Infine Massimo Lugli, giornalista di cronaca del quotidiano La Repubblica, che ha scritto vari gialli ambientati in Italia, i suoi libri sono molto piacevoli da leggere».

Claudio, siamo giunti alla fine della nostra chiacchierata “letteraria”, ma non prima della consueta domanda: come prendi il caffè?

«Al vetro, dolce, decaffeinato e con lo zucchero di canna».