cinema italianoChe il cinema italiano viva di intuizioni, film confezionati per far ridere, exploit di attori e perda di vista a volte il solco tra intreccio narrativo e somma algebrica di gag, lo abbiamo sempre saputo.

Siamo andati a goderci, allora, in questo gennaio 2019, il cinema nostrano senza timore di rimanere delusi, con questa premessa, e contando sulla personalissima affezione verso alcuni degli interpreti in mostra.

Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno con la banda (è proprio il caso di dirlo) composta dallo scintillante Marco Giallini, il sorprendente Gianmarco Tognazzi, Alessandro Gasmann e Ilenia Pastorelli. Un tuffo nella “saccheggiatissima” Roma della Banda della Magliana del boss Renatino (Edoardo Leo).

E

Moschettieri del Re – La penultima missione” di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino (D’Artagnan), Rocco Papaleo (Athos), Sergio Rubini (Aramis), Valerio Mastandrea (Porthos) e Margherita Buy (la Regina Anna) neanche a dirlo a cavallo e in calzamaglia per difendere i più deboli nella Francia del crudele cardinale Mazzarino (Alessandro Haber).

Neanche a farlo apposta c’è un impedimento temporale in entrambi i casi! Eh sì perché se i nostri squattrinati amici si ritrovano a combattere con la Roma malavitosa in un’età già da divano e partite in tv, ancora peggio va ai Moschettieri in pensione da anni e richiamati al dovere per una “penultima” missione.

Giallini e company faticano molto a tener testa a Renatino e alla banda, in un mondo che hanno solo immaginato e sognato, e che improvvisamente si ritrovano a vivere, con l’asso nella manica del futuro che hanno già visto e che li porterà a legarsi al boss. Un tunnel spazio-temporale, un’idea non originale ma ben strutturata per riportarli al 1982, proprio loro che cercavano di fare i soldi “Con la pala” organizzando tour (o tur!) sui passi della Banda della Magliana. Inadeguati ma pronti a tutto, soprattutto Giuseppe, Tognazzi, improvvisamente braccio destro di Renatino e spietato delinquente. Qualche richiamo a “Ritorno al futuro” inevitabile perché interferire col passato può creare grandi sconvolgimenti: ad esempio quando Renatino uccide per gelosia “Er sorcio” che anni dopo sarà l’artefice della fine della banda, costituendosi.

Le gag e i personaggi faticano un po’ a sciogliersi nell’intreccio che comunque parte da una gran bella idea.
Intanto in Francia il “maialaro” D’Artagnan ha il suo bel da fare per portare a compimento la richiesta della Regina di radunare i Moschettieri per una missione, visti gli anni passati a fare altro. Anche qui il tempo ha segnato gli eroi che però non tarderanno a mostrare il proprio valore.

Una strana sensazione però la proverete durante la visione di entrambe le pellicole ascoltando il linguaggio.
Partiamo proprio da Favino, un moschettiere donnaiolo abilissimo, che si esprime in una sorta di italo-francese sgrammaticato, un difficilissimo gramelot non digeribile da subito, ma legato anche alla stupidità del personaggio a confronto con la cultura dei sui colleghi. Una strana sensazione di anacronismo la proverete ascoltando Rubino, Papaleo e Mastandrea, esprimersi nelle loro inflessioni dialettali: lo “e Sti cazzi!” di Porthos ubriaco davanti al Re da parte di Valerio (sempre divertentissimo!) ne è un esempio.

Il rischio è quello di scambiare il film per un’accozzaglia di scene comiche. In effetti la nostra personalissima stima per gli attori de “Moschettieri del Re” ci ha concesso due ore di risate liberatorie e la voglia di rivederlo per ricordare le battute e ripeterle, stile Febbre da Cavallo.

Anche le espressioni di Giallini e Leo su tutti non sono da meno! Il filone Banda della Magliana è però molto inflazionato: siamo abituati a espressioni romane stile “Pijamose Roma” o “Io stavo co’ Renatino!”. Qui le gag esilaranti sono molto meno, in numero e per intensità, ma la struttura del film aiuta a non perdersi, o più che altro l’interesse già sperimentato del pubblico per gli anni ’80.

Scene mitiche non mancano in entrambe le pellicole:

  • I Kiss che rapinano una banca (Tognazzi è meraviglioso così conciato!)
  • Gasmann che canta “Tre parole” e contagia tutti
  • La sigla che richiama quella della serie tv “Romanzo Criminale”

Mentre per i Moschettieri:

  • La camminata per il corridoio del palazzo reale dei Moschettieri al ritmo di “Presencolinensiainciusol” Adriano Celentano
  • La gag della parola d’ordine segreta
  • L’incontro con Dio di Rubini e il “dove?” di Favino

Quale dei due film diventerà un cult?

Difficile a dirsi, possiamo solo sperare che le intuizioni linguistiche, le idee narrative, la scelta del cast e la ricerca di una comicità che si basi sulle caratteristiche degli attori, consentano al cinema italiano di aprire un nuovo filone, una diversa volontà narrativa che si allontani velocemente dalla riproduzione cinematografica da programma comico televisivo, e conservi l’umorismo linguistico dialettale tanto caro in questo periodo alle serie tv, che Veronesi e Baldoni hanno spinto oltre con la collaborazione del sempre più sorprendente Favino, che Massimiliano Bruno ha riproposto con la consapevolezza di vincere facile visto il richiamo anni ’80.

Ci piacerebbe:

  • Ridere come a teatro
  • Spalancare gli occhi come al cinema
  • Perdersi come tra le pagine di un romanzo

Per ora ci accontentiamo di lasciarci intrattenere! Bravi gli attori, buon lavoro ai registi!