dialogo nel buio milanoNon prendetemi per pazza o per volutamente provocatoria se intitolo così questo pezzo. Chi ha avuto modo di partecipare al Dialogo nel buio, può comprendere che ciò che ti rimane di questa meravigliosa esperienza è l’importantissimo insegnamento che ‘esiste un altro modo di vedere’.

Che va oltre gli occhi

Si tratta di una mostra/percorso,  allestita dalla fine del 2005 presso l’Istituto dei Ciechi di Via Vivaio, 7 a Milano, che prevede un ‘viaggio’ di circa un’ora e un quarto, caratterizzato dall’assenza totale di luce, ponendo quindi i visitatori nella condizione di  affidarsi esclusivamente ai sensi del tatto, dell’udito, dell’olfatto e del gusto per esplorare gli ambienti.

In gruppi di massimo 8 persone, accompagnati da una guida (vedente o ipovedente), si compie un percorso nel buio, attraversando situazione di vita quotidiana.

Si passa dal bosco alla barca, dalla casa alla strada per terminare al bar nella totale oscurità, imparando a riconoscere l’odore delle piante, il verso dei gabbiani, indovinando quale tipo di pianta aromatica è contenuta in un barattolo o quale aroma ha una candela. Si impara a destreggiarsi all’interno di una piccola cucina, individuandone oggetti di uso comune attraverso il tatto e l’olfatto. Si fa leva sul proprio udito per riconoscere i rumori che si sentono per strada, come ad esempio lo scattare del verde di un semaforo e ancora sul tatto per riconoscere quali tipologie di frutta e verdura si trovano sulle bancarelle del mercato.

Nella parte finale del percorso di Dialogo nel buio, quella appunto del bar, si vive la surreale esperienza di fare e consumare le proprie ordinazioni a baristi non vedenti, in un ambiente sempre totalmente privo di luce e di sentirli destreggiarsi tra caffè, succhi di frutta e snack di vario tipo, banconote e centesimi vari. Quello del bar è anche un momento di scambio tra gli appartenenti al gruppo e la guida, di commenti e di domande di approfondimento o di semplice curiosità.

Dialogo nel buio è un’esperienza di consapevolezza , che regala a chi la vive la possibilità di scoprire nuove dimensione, di riscoprire e vivere la realtà in modo diverso, accorgendosi dell’importanza che tutti i nostri cinque sensi hanno.

Ci si ritrova a sperimentare e a comprendere che la realtà e, in generale, la comunicazione possono essere molto più profonde e intense in assenza della luce.

Si entra con la convinzione e con il preconcetto del “poverine le persone non vedenti” e si esce consapevoli la vita, anche per chi non vede non è vuota né triste. È, per alcuni aspetti, soltanto diversa.

Ho partecipato a questa mostra con la mia bambina, di quasi 9 anni, con l’intenzione di trasmetterle qualcosa di formativo e solo in seguito ho saputo che un buon 60% dei visitatori della mostra è costituito infatti da studenti delle scuole di ogni ordine e grado.

Sarebbe bello se questa percentuale crescesse ancora di più; ai nostri bambini e ragazzi, bombardati da tecnologie di ogni tipo, è un’esperienza che lascia degli importantissimi contenuti educativi, in quanto li esorta a fare appello alle proprie risorse interiori, a chiedere aiuto e ad imparare a prestarlo e a scoprire (o ad imparare)i valori del rispetto e del riconoscimento reciproco.

Affidandosi a una guida non vedente, i ragazzi saranno indotti a mettere da parte i pregiudizi sulla disabilità e a utilizzare meglio i propri sensi. Sarà una sorpresa, per loro, scoprire che al buio nessuno riesce a vedere meglio di un non vedente.

Consiglio a tutti di visitare questa mostra/percorso, di grandissimo impatto emotivo e di fare tesoro delle sensazioni che ci regala!