Tradizione, carri allegorico-grotteschi realizzati in cartapesta, carri infiorati e  la parata medievale “Tre re a corte di re Carnevale” dei Rioni di Motta Sant’Anastasia nel “Carnevale più bello della Sicilia”: il Carnevale di Acireale 2015!

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Il Carnevale di Acireale, noto come il “Carnevale più bello della Sicilia”, si svolge ogni anno nella splendida cornice barocca del centro storico di Acireale in provincia di Catania, ed è caratterizzato dalla sfilata di carri allegorici di cartapesta le 2 domeniche che precedono il giovedì grasso, il giovedì grasso, la domenica ed il martedì grasso e da quella di carri infiorati che sfilano tutti i giorni. La conclusione del Carnevale di Acireale si ha il martedì grasso con le premiazioni, i fuochi d’artificio e il rogo di Re Carnevale.

Gemellato con altri importanti carnevali italiani quale il Carnevale di Viareggio, il Carnevale di Acireale, ha ospitato nelle sue sfilate anche alcune maschere del Carnevale di Venezia e del Carnevale di Putignano ed ha origini antichissime che risalgono addirittura alla fine del ‘500.

Infatti è del 1594 il primo documento ufficiale in cui si parla del Carnevale di Acireale, che aveva un carattere spontaneo e popolare, in cui la gente libera dai rigidi vincoli dell’epoca, poteva sbeffeggiare i potenti del tempo, dando luogo a saturnali in maschera; inoltre vigeva l’usanza di duellare con uova marce e agrumi per le strade in maniera così cruenta, che  il 3 marzo del 1612 la Corte Criminale fu costretta a bandirla.

Alle fine del XVII secolo, a causa del terremoto che colpì la Val di Noto, il tradizionale carnevale fu sospeso per diversi anni, per rinascere i primi del XVIII secolo, sul grande fermento e l’atmosfera di speranza della ricostruzione post-sisma, con l’introduzione della “cassariata”, sfilata di “lando”, carrozze trainate da cavalli riservati ai nobili della città che lanciavano raffiche di confetti agli spettatorie.

Da allora la storia del Carnevale di Acireale fu tutta in crescendo, nel 1880 iniziarono le sfilate dei carri allegorici in cartapesta realizzati dai molti artigiani presenti in città; nel 1930 vennero introdotte macchine infiorate, ovvero auto addobbate di fiori, tradizione arrivata ai giorni nostri, ma con allestimenti su carri molto più grandi; nel 1934 venne realizzata la prima edizione del Numero Unico, una pubblicazione a cura del locale Circolo Universitario e destinata ad accompagnare tutte le edizioni del Carnevale di Acireale; nel secondo dopoguerra furono introdotti l’altra peculiarità del Carnevale acese, i minicarri (detti Lilliput) nei quali c’era un bambino, usanza che durò solo fino alla fine degli anni ’60; nel 1996, 1997, 2001, 2006 e 2010 la fama del Carnevale di Acireale era tale che fece parte della lotteria di Carnevale, del Monopolio di Stato e nel 2006 gli fu assegnato il premio europeo Alberto Sargentini dall’omonima fondazione di Viareggio.

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Una delle prime maschere del Carnevale di Acireale fu l’Abbatazzu, detto anche Pueta Minutizzu perché recitavano poesie grottesche e maliziose; la maschera dell’Abbatazzu, fu introdotta nel 1667 e ironizzava sulla classe clericale del tempo, in particolare sull’Abate-Vescovo di Catania, nella cui diocesi ricadeva Acireale; era caratterizzata da grandi parrucche bianche, abiti di Damasco ricchi di fronzoli, un grande tovagliolo appeso al collo, che era un antico segno dato alle persone infette e grossi libri.

Poi venne introdotta la maschera dei Baruni, satira della nobiltà e caratterizzata da una grossa cappa, un cappellone a cilindro, nastrini sgargianti, grossi colletti, grosse catene, con portamento grossolano e bifolco; quindi fu la volta dei Manti, coperti da grossi mantelli di seta nera, che servivano a nascondere l’identità, paragonati ai Bautta veneziani, furono poi sostituiti dalla figura del Domino, una maschera completamente nera che nascondeva l’identità, e indossava vesti meno ricche, poi bandita nei primi anni del  XX secolo per motivi di pubblica sicurezza, in quanto alcuni malviventi si travestivano così per confondersi nella folla intenta a festeggiare il carnevale dopo aver compiuto delitti.

Altre maschere tipiche molto popolari negli anni ’50 furono Cola Taddazzu, Quadaredda e Nunziu Setti Cappeddi e infine nel decennio successivo fu introdotto Salvatore Grasso detto Ciccitto, che animò il Carnevale di Acireale fino agli anni settanta.

Ma la maschera siciliana per antonomasia è sicuramente Peppe Nappa, che rappresenta il servo sciocco, nata tra il XVII e il XVIII secolo da un’altra maschera, lo “Zani Pedrolino” servo cortese e semplice, sempre innamorato che si contrapponeva al bergamasco Brighella, servo astuto ed imbroglione.

Oltre alle sfilate dei carri allegorici e infiorati che ogni anno diventano sempre più spettacolari grazie all’estro artistico dei maestri cartapestai acesi, ci sono anche la parata medievale dei Rioni di Motta Sant’Anastasia, denominata “Tre re a corte di re Carnevale” e sfilate di gruppi folkloristici e majorettes, e tutto questo rende da più di 70 anni, il Carnevale di Acireale il “più bello della Sicilia“.

Peppe-Nappa