Recensione di un ascoltatore onesto per ascoltatori dell’album 2020, quindicesimo lavoro in studio dei Bon Jovi per Island Records

Bon Jovi 2020 recensione Ho deciso con questo articolo di inaugurare la rubrica “Ascoltatore onesto – recensiti da un ascoltatore per ascoltatori”. Ho chiamato così la mia rubrica perché in realtà io la musica l’ho ascoltata più che studiata e quando scrivo lo faccio con quello che mi dicono le orecchie e il cuore più che il cervello, perché è come spero che ascolti la musica chi legge quello che scrivo. Per questa inaugurazione vi parlo di un artista che conosco molto poco e di cui ho ascoltato per la prima volta un album intero per scrivere questo pezzo. Lui è Bon Jovi e oggi vi racconto ciò che mi ha trasmesso l’ascolto del suo ultimo lavoro: 2020.

Parlare di questi mostri sacri è sempre difficile perché solitamente il mondo si divide in adoratori ed haters, bene di Bon Jovi ho ascoltato e amato solo due brani: Livin on a Prayer e Its my life. Facile così direte voi ma questa totale assenza di conoscenza artistica di questo big della musica statunitense mi permette di parlare del suo album senza che il mio ascolto venga influenzato da un’opinione che inevitabilmente avrei se avessi un ascolto pregresso dell’artista.

ASPETTATIVE SU 2020 DEI BON JOVI

Non prendiamoci in giro, tutti ci creiamo delle aspettative prima di sentire un album o di vedere un film o di provare qualsiasi cosa nella vita. Io onestamente mi aspettavo un album fortemente rock e distorto dalle tonalità molto radiofoniche e come spesso accade con le aspettative, erano sbagliate.

SENSAZIONI DURANTE L’ASCOLTO

Un ascolto spesso e volentieri non basta per ascoltare un album ma è comunque determinante. Il mio primo ascolto di 2020 è avvenuto in macchina guidando verso casa sotto la pioggia. Sarà stata l’atmosfera, ma mi ha trasmesso subito un forte senso di maturità.

LE TRACCE DI 2020

Ok, quando ho detto che mi sbagliavo nell’aspettarmi un album dalle sonorità radiofoniche ho detto una verità parziale. L’album apre con Limitless che è fortemente radiofonica ma subito dalla seconda traccia Do what you can (una bella “pezza” di speranza contro questa pandemia) già prende una sonorità più country/ballad. Il pezzo per quanto mi riguarda potrebbe tranquillamente appartenere al Boss.

Ora vi rivelo la verità: l’album è diviso in due. Da un lato la già citata Limitless affiancata da Beautiful Drug, Let it rain e Brother in arms (che ha un riff veramente troppo simile a Rebel Rebel del Duca Bianco) costituiscono la componente radiofonica dell’album. Dall’altra parte Story of Love, American Reckoning, Lower the flag e Blood in the water con la succitata Do what you can rappresentano l’anima intensa dell’album. Un lavoro ben bilanciato che chiude con Unbroken che è il perfetto mix tra i due stili dell’album. Un pezzo dalle sonorità epiche che sembra come un testamento di speranza dell’artista.

LA VALUTAZIONE DELL’ASCOLTATORE

Io che oltre ad ascoltare la musica mi diletto a crearla, devo dire che sono rimasto colpito. La capacità di Bon Jovi dopo tanti anni di raccontarsi ancora e di avere ancora qualcosa di importante da dire mi ha stupito. 2020 secondo me è un ottimo ascolto e personalmente penso che alcuni di questi brani potrebbero entrare nella mia routine musicale 😉