Un caffè con Bellavista

Un caffè con Bellavista

Bellavista, il giovane cantautore e polistrumentista napoletano, al secolo Enzo Fiorentino, è l’originalissimo e piacevole ospite del nostro caffè di oggi. Un caffè dall’aroma intrigante e fantasioso che ci ha condotto nel colorato e poliedrico mondo di questo artista dalle mille sfaccettature, che abbiamo provato a conoscere attraverso le “stanze” del suo Castello Putipù sulle trascinanti note di melodie prevalentemente pop, che via via assumono sfumature elettroniche, del valzer, dello swing, del folk e anche del rock&roll.

Vi abbiamo incuriosito? Allora non perdete tempo e staccate anche voi il biglietto per questa visita virtuale, fatta per lo più di suoni e parole, del Castello Putipù insieme a noi e a Bellavista!

“Tarantella Nel Castello Putipù” titolo del tuo album d’esordio sembra più un titolo da romanzo o da musical, com’è nata questa scelta? 

L’intero disco rappresenta un vero e proprio veicolo metaforico, dove attraverso dieci racconti di storie di persone comuni, si cela un unico messaggio di rivalsa sociale, il tutto condito da una sottile ironia che è il mio tratto distintivo. Il titolo dell’album ne è rappresentativo, il termine “Tarantella” prende il significato di aggregazione, di corteo, di riunione di uomini felici, in quanto consapevoli di possedere quella che è la vera bellezza nella semplicità delle cose, mentre il castello vuole essere un premio, una meritata ricompensa al popolo. Il Putipù, mi piaceva, è uno strumento della tradizione popolare partenopea e un giusto nonsense conclusivo per dare un po’ di vivacità.

A proposito di musical, il video de “L’italienne” è molto scenografico, hai mai pensato di farne uno?

A dire il vero non ci ho mai pensato, ma certo non mi dispiacerebbe!

Parlando sempre de “L’italienne” sembra un riassunto del nostro popolo attraverso la musica leggera… Ma chi è secondo te l’italiano e cos’è l’Italia?

L’italienne è un inno d’amore di un italiano medio di oggi verso la sua patria, conteso tra voglia di abbandonare la terra che tanto critica e il desiderio di restarne attaccato. In fondo, non so di preciso chi è l’italiano e cosa sia l’Italia, una domanda che mi mette in difficoltà. Ho conosciuto l’unione dei Francesi verso la lotta ai diritti, la determinazione dei tedeschi, il patriottismo Inglese, ma dell’Italia abbiamo un vuoto indescrivibile. Siamo troppo succubi, tendiamo ad “assomigliare” senza avere carattere e questo la storia lo insegna, sin dai tempi delle colonizzazioni, dei domini. Un popolo si caratterizza da vari fattori: come la storia, la lingua, la cultura, la religione e la politica. Abbiamo tante ricchezze e bellezze inestimabili, abbiamo un Made in Italy invidiato in tutto il mondo… ma nel contempo tanti sono i punti a sfavore, potremmo restare su questa domanda per giorni interi senza saper o poter rispondere.

Un caffè con Bellavista

Bellavista

A volte sembra di ritrovare Rino Gaetano nelle tue canzoni… ti ispiri a lui?

Il cantautorato italiano fa parte del mio background, è la mia “scuola” e Rino Gaetano è stato per me un punto di riferimento. Cerco però, di concentrarmi sempre su di me, lasciando fuori ogni tipo di influenza.

La musica ti accompagna per poterti esprimere con i testi. Che peso ha nel tuo lavoro?

Sono un cantastorie, un menestrello ed i miei testi li affido a melodie prevalentemente pop, che a loro volta incontrano l’elettronica, il valzer, lo swing, il folk, il rock&roll, sempre in via sperimentale. Ha un peso fondamentale, la musica serve a vestire le parole e viceversa… altrimenti si resterebbe nudi!

Progetti futuri?

Per ora cerco di portare tanta “Tarantella nel castello Putipù” e tanta allegria in giro per l’Italia. Ho già il secondo disco nella testa…

Come prendi il caffè?

Da buon napoletano non posso farne a meno. Posso dirvi però che nei giorni pari lo prendo amaro, in quelli dispari zuccherato.

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