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Da grande appassionata di moda e stile quale sono, non potevo resistere al richiamo della Doll più famosa del Mondo e così sono salita sul primo aereo per Milano, per andare a scoprire tutti i segreti della mostra Barbie The Icon, organizzata al Mudec, il Museo delle Culture di Milano dal 28 Ottobre al 13 Marzo 2016 e curata da Massimiliano Capella.

Un progetto estremamente interessante che ripercorre la storia e l’evoluzione della prima bambola adulta con tanto di nome, cognome, Barbara Millicent Roberts e segno zodiacale e soprattutto la prima ad essere alla moda nella storia del giocattolo. Infatti dal suo debutto, il 9 marzo 1959, alla Fiera del Giocattolo di New York, Barbie ha rispecchiato nel suo look il fascino sofisticato delle dive degli anni Cinquanta, interpretando negli anni tutti i diktat e i canoni di bellezza più in voga. Non a caso per il make up della prima Barbie del 1959, la sua creatrice si ispira a quello proposto dalla rivista Vogue per la sua copertina del 1950.

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La mostra è organizzata in cinque sezioni che conducono per mano il visitatore nel fantastico mondo di Barbie, come in uno splendido libro illustrato in cui ci si trova tra le pagine colorate di uno splendido rosa intenso a ripercorrere, tra l’altro, oltre mezzo secolo di storia del costume.

Una volta entrata sono stata letteralmente sopraffatta da bellissimi ricordi e sensazioni che mi hanno fatto rivivere la spensieratezza dell’infanzia, la bellezza dell’adolescenza e la creatività dell’età del lavoro, sempre in qualche modo segnate dalla presenza di Barbie.

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Incredibile infatti come il mondo dorato della iconica Doll abbia accompagnato la mia crescita e quella di tante di noi. Proprio all’entrata della Mostra trovo didascalie che danno informazioni precise su numeri e sulla storia di Barbie, dati proiettati con modalità spot riferiti anche a definizioni di Barbie espresse da autorevoli personaggi: dalle cifre relative alla produzione, al prezzo iniziale della prima Barbie del 1959 (Barbie #1 Teen-Age Fashion Doll Ponytail), pensate era solo di 3 dollari, passando per i prezzi dei vestitini che variavano da 1 a 3 dollari.

M’incanto davanti alle 5 sezioni espositive, ai dettagli di tutte le Barbie in mostra, le acconciature, il Make up e lo stile dei fantastici abiti per la maggior parte espressione di famosissimi Fashion Designer, che raccontano la magia sintetizzata in 13 cm di ‘Bambola’. A completamento del tutto, le leggendarie scarpe dal tacco vertiginoso rigorosamente rosa!

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Abbiamo tentato di emularla, di catapultarci nella sua realtà fatta di moda e lifestyle, in continua evoluzione nel tempo, che Barbie, così bella e inarrivabile, ma allo stesso tempo così vicina alle bambine di tutto il mondo, ha trasformato in gioco.

Incarnando nel tempo un modello di Donna indipendente ed evoluta, che può fare tutto ciò che vuole, come dimostrano le sue interpretazioni di Regine, Principesse, Premier mondiali e fascinose Dive del cinema, ma anche donne comuni, come testimoniano i 150 mestieri in cui Barbie si è cimentata e che sono esposti in teche verticali, proprio come la sua svettante carriera.

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È stata ed è riferimento per almeno tre generazioni di bambine, ragazze e donne di tutto il mondo, che ha incoraggiato e fatto sognare, interpretando costumi Nazionali di molte latitudini e testimoniando diverse epoche storiche raccontate attraverso la sua immagine. Ma Barbie non è solo bella, ha anche un grande cuore che le ha fatto sostenere cause ed iniziative importanti, come quella di Save the children.

La consiglio vivamente a chi per qualche ora vuole rivivere il suo sogno di bambina, magari insieme ad amiche, figlie, nipoti o a chi è semplicemente curioso e vuole scoprire cos’è che ha reso così famosa tredici centimetri di bambola, ma soprattutto in vista del Natale, non perdete l’occasione di regalare e regalarvi il fantastico Libro raccolta, Barbie the icon, in vendita presso il book shop del museo.

Intanto godetevi le oltre cento foto che ho scattato, più alcune chicche dalla mia collezione privata (sono quelle in fondo alla foto-gallery) e vi do appuntamento al prossimo reportage,

Francesca