Trama, trailer e recensione di Assandira, diretto da Salvatore Mereu, con Gavino Ledda e Anna König. Dal 9 settembre al cinema distribuito da Lucky Red

Assandira il thriller psicologico diretto da Salvatore Mereu (recensione)È uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 9 settembre Assandira, il nuovo film di Salvatore Mereu, con Gavino Ledda, Anna König, Marco Zucca, Corrado Giannetti e Samuele Mei presentato, nei giorni scorsi, Fuori Concorso alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte di Venezia.

Il lungometraggio è liberamente tratto dall’omonimo libro di Giulio Angioni edito da Sellerio, ed è prodotto da Elisabetta Soddu e Salvatore Mereu per Viacolvento e Rai Cinema e distribuito da Lucky Red.

TRAMA

Il film si apre con Costantino (Gavino Ledda), un pastore dai modi bruschi ma dotato di un temperamento molto mite, zuppo e disperato sotto una pioggia torrenziale che ha appena finito di spegnere il fuoco che ha distrutto nella notte l’agriturismo di famiglia in mezzo al bosco, Assandira, e ucciso suo figlio Mario (Marco Zucca).

Arrivano sul posto, all’alba i carabinieri, che coadiuvati dal magistrato Pestis (Corrado Giannetti), iniziano le indagini e interrogano Costantino. L’uomo racconta ai tutori delle forze dell’ordine, tramite continui flashback, la storia dell’agriturismo, da quando la tedesca Grete (Anna König), la giunonica e sensuale nuora, lo ha riavvicinato al figlio portando una ventata di innovazione nelle campagne sarde coinvolgendo tutta la famiglia in una attività turistica di sicuro guadagno. Grete ha trasformato, così, Assandira in una sorta di fattoria didattica per adulti, dove turisti provenienti dal Nord Europa, si potevano divertire guardando e praticando le attività svolte dai pastori.

Non tutto, però, è come sembra. Le antiche mura di Assandira, nascondono torbidi segreti e profondi misteri.

TRAILER UFFICIALE

 

La voce narrante del film è appunto il personaggio di Costantino, magistralmente interpretato da Gavino Ledda, l’attore e scrittore che fino all’età di vent’anni ha svolto l’attività di pastore. Dopo essersi emancipato dal padre padrone che non lo voleva far studiare, si arruola nell’esercito dove consegue la licenza media, si diploma poi al liceo classico e si iscrive all’Università La Sapienza di Roma dove si laurea in Glottologia. Nel 1975 scrive “Padre Padrone”, romanzo autobiografico che verrà pubblicato Feltrinelli, tradotto in quaranta lingue, ottenendo il premio Viareggio. Due anni dopo i fratelli Taviani ne realizzano un film che verrà premiato con la Palma d’Oro a Cannes.

Assandira rappresenta il quinto lungometraggio di Salvatore Mereu, già vincitore nel 2003 di un David di Donatello e del Ciak d’Oro come migliore regista emergente e candidato a tre Nastri d’Argento tra cui quello per la miglior sceneggiatura per “Ballo a tre passi”, e come gli altri suoi lavori si ripropone di esplorare i sentimenti più reconditi, silenti, che finiscono per muovere le cose e gli uomini nonostante la volontà di tenerli a bada.

La motivazione che ha mosso il regista nel volerci raccontare questa storia è il sentimento di indignazione e frustrazione, rispetto alla rappresentazione della Sardegna rurale, che viene massacrata dall’industria turistica in nome di un facile guadagno, rischiando di passare sopra anche alla dignità delle persone, esplorando, inoltre, il rapporto tra tradizione e modernità.

In questo film di mescolano molti generi, dal thriller puro, a quello psicologico fino ad arrivare al documentario sociologico sapientemente mescolati al fine di indagare sul senso di colpa per non essere riusciti a sopprimere o almeno dominare la propria natura, dove l’elemento del fuoco rappresenta la purificazione di tutte le incongruenze dell’essere umano.