Anthony Peth

Sorseggiamo il nostro consueto caffè in compagnia di Anthony Peth. Se dovessimo definirlo in una sola parola? Un vulcano. Un vulcano di idee, voglia di fare, sperimentare. Ripercorrendo il suo curriculum, vedendo i molti premi vinti e i 2 David si stenta a credere che questo ragazzo dinnanzi a noi abbia soli 30 anni. Ci racconta del suo ultimo progetto, che lo vede impegnato nel “Made in Italy”, ma anche dei suoi grandi maestri, come Maurizio Costanzo e dei suoi successi.  Una ragazzo con i piedi saldati a terra e le idee che scorrono come fiumi in piena, uno da non perdere di vista!

Anthony con il progetto “Made in Italy”, sei diventato il più giovane ambasciatore del made in Italy, ci parli un po’ di come hai ricevuto la proposta e di come si articola il progetto?

“Ho ricevuto la proposta lo scorso Luglio dopo la realizzazione di un videoclip con Pitbull all’estero, una delle aziende con cui avevo lavorato e coinvolta nel progetto “Made in Italy” mi fece i complimenti per la mia professionalità e per la vittoria del secondo David e mi parlò del progetto “Made in Italy” in tour per il mondo.

Un progetto di internazionalizzazione che vuole dare un messaggio di speranza alle medie e grandi aziende e che ha l’obiettivo di valorizzare e promuovere il Made in Italy attraverso l’arte culinaria, ma soprattutto di creare reti di commercializzazione dei prodotti simbolo di tutte le regioni d’Italia in tutto il mondo, che coinvolge sia fondi dell’Unione Europea che fondi privati di aziende italiane.

Il progetto si articola in 12 tappe, la prima delle quali è stata a San Paolo in Brasile, dove vi posso assicurare che i prodotti presentati sono già in vendita nelle catene di supermercati, poi ci sarà Dubai con partenza fra pochi giorni, Cina, Australia, Europa, Giappone, Stati Uniti,Venezuela e Colombia; paesi scelti in base ad una ricerca fatta sul campo dal General Manager Raffaele Maggiorelli, coordinatore del progetto e dal suo team che viaggiano in tutto il mondo creando già delle reti di commercio con importatori.

Ogni tappa prevede 3 appuntamenti importanti: il primo è l’incontro con l’ambasciatore ed il console italiano del Paese ospite, il secondo si svolge nella Tv nazionale in cui vado a spiegare la campagna e a dare valore alle nostre eccellenze culinarie, il terzo ed ultimo appuntamento è il cooking show, nel quale gli chef stellati del posto cucinano i prodotti protagonisti della tappa, facendoli degustare a personaggi dello show business ma soprattutto ai dirigenti delle catene alimentari del Paese, nella speranza di chiudere contratti di vendita per le aziende produttrici italiane.

A parte essere l’ambasciatore del Made in Italy, visto che faccio il conduttore televisivo ho cercato di unire l’utile al dilettevole, creando una rubrica in cui vengo seguito con le telecamere in ogni tappa per mostrarne i momenti più salienti e cercare di far vedere anche le bellezze del posto in cui ci troviamo.

E’ così nato un format che si chiama “Made in Italy in the World” che va in onda ogni giovedì su Canale Italia 83 del digitale terrestre alle 20:30 e su Sky, format che mi vide in ogni tappa impegnato in una prova che consiste nell’andare in giro a cercare di far assaggiare in un’ora a 3 persone il prodotto protagonista della tappa; ad esempio fra i protagonisti della prossima tappa di Dubai sarà l’Aceto Balsamico di Modena e io dovrò cercare di far assaggiare le bruschette a 3 persone, questo lo sto rivelando in esclusiva ai vostri lettori!

Inoltre la campagna “Made in Italy” viene pubblicizzata al meglio soprattutto sulle reti Rai, in quanto fortemente legato alle nostre eccellenze alimentari e in vista dell’EXPO 2015 di Milano, dove il grande protagonista sarà proprio il cibo.”

Qual’è stata la tua reazione dinnanzi a questa proposta?

“Inizialmente pensavo fosse una campagna pubblicitaria come quelle che faccio per i brand che sponsorizzo, e invece poi ho capito che l’azienda che mi ha contatto aveva bisogno di un portavoce giovane che rappresentasse questo progetto importante ma soprattutto che fosse l’icona delle nostre eccellenze in giro per il mondo. Sono stato quasi incredulo ma allo stesso tempo felicissimo, perché noi italiani abbiamo un vanto, la nostra cucina che è amata in tutto il mondo e quando negli altri paesi, si sente parlare di cucina italiana ci aprono le braccia, ci vengono ad ascoltare, vogliono assaggiare, degustare e quindi quello che dico sempre io con lo slogan che ho coniato “Italia da gustare…Italia più bella”.

Spesso le persone o i giornalisti mi chiedono come ci si sente ad essere l’ambasciatore più giovane della storia, quello che rispondo sempre  è che non bisogna “tirarsela” perché si ha un ruolo istituzionale o di spicco nella società, ma anzi si ha una responsabilità nei confronti della propria nazione.

In questo progetto rappresento l’Italia nel mondo e a maggior ragione devo essere professionale in quello che faccio e metterci tanta positività, per poter aiutare nel mio piccolo l’Italia ad uscire da questo momento difficile, ma soprattutto visto che sono giovane, voglio che siano i giovani il motore trainante per uscire dalla crisi! Largo ai giovani!”

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Hai iniziato a lavorare da giovanissimo, dietro le quinte e con i riflettori puntati: quale ruolo ti si addice di più, in quale ti diverti maggiormente?

“Ho iniziato a 20 anni e in quel periodo facevo la statua davanti ad un grande pubblico, quello della strada, per esercitarmi per i miei studi all’accademia di teatro, in quanto mimo e statua sono la prima forma del teatro, e durante una delle mie “esibizioni” sono stato notato da un regista che mi propose di interpretare il ruolo di folletto che facevo in Piazza, al Teatro Tordinona nella commedia di Shakespeare “Sogno d’una notte di mezza estate”. La fortuna volle che quello spettacolo fu diretto da uno dei collaboratori stretti di Maurizio Costanzo, e di li a poco un provino per una nuova trasmissione di Italia 1 “Voglia”; passai il provino, forse perché ero l’unico sardo, e cominciò la mia esperienza a Mediaset con la conduzione di “Voglia” insieme ad altri 9 ragazzi.

L’altra mia grande passione è la regia televisiva, ma rispetto alla conduzione mi mette un po’ di ansia perché devi gestire tutto, hai una responsabilità, hai delle cose da preparare in anticipo prima di registrare la puntata.

Quindi sicuramente il ruolo che più mi si addice è quello di conduttore, perché posso essere me stesso, con il mio accento sardo, divertirmi, perché come mi diceva il mio grande maestro di vita “ognuno è personaggio di se stesso, è inutile costruirsi o fingere, perché la TV oggi vuole spontaneità e leggerezza“.

E’ proprio questo forse il segreto del mio successo la spontaneità e naturalmente la mia squadra che ogni giorno contribuisce a costruire il personaggio “Anthony Peth” e squadra vincente non si cambia!

Anche la grande Fioretta Mari, davanti alla mia frizzante personalità ha dovuto capitolare con le sue lezioni di dizione, dicendomi che nella sua vita aveva avuto 3 casi fallimentari ed uno ero io, ma per come sono, potevo lavorare in TV anche mantenendo il mio accento sardo, che è quello che ormai mi ha fatto ribattezzare da stampa e pubblico il Geppi Cucciari in versione maschile.

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Ripercorrendo le tue tappe professionali in cosa ciascun ruolo, ti ha arricchito professionalmente e umanamente?

“L’esperienza in Mediaset mi ha dato tanto perché ho avuto molti insegnamenti da un grande maestro come Maurizio Costanzo, ma soprattutto ho avuto la possibilità di interfacciarmi con altre realtà, con le vere maestranze, quelli che fanno il duro lavoro e che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei privilegiati a stare davanti alla telecamera. Qui ho avuto molta visibilità a livello nazionale, e la possibilità di crescere anche dal punto di vista della regia, l’altra mia passione; affiancando autori e redazioni, ho imparato a redige un progetto, come si scrive una trasmissione e infatti 6 anni fa ho scritto un format chiamato “Waka show” che andava in onda su Sky e che prevedeva solo 6 puntate, ma lo share andò così bene che la trasmissione andò avanti per un anno intero e da li è ripartita la mia carriera come conduttore, perché mi venne offerta anche la conduzione del format.

Nella rete Sky ho fatto per molti anni anche l’inviato in giro per il mondo per intervistare i grandi attori e poi tutta una serie di trasmissioni con profili differenti, fino ad arrivare quest’anno ad una nuova esperienza radiofonica, tutti i mercoledì alle 19:30 su TRS 102,3 in co-conduzione con Fabio Massenzi faccio la trasmissione “Attenti a quei due” in cui prendiamo in giro tutti i personaggi noti che ci vengono a trovare in radio, con delle prove da affrontare molto divertenti.

Ora sto terminando un format molto brillante, il primo talent show legato agli aspiranti pizzaioli che si girerà a Roma, dove ci saranno 12 aspiranti provenienti da tutta Italia, che di sfideranno e verrà decretato il pizzaiolo televisivo più bravo dell’anno, che andrà in onda se tutto va bene da fine Maggio, ma capita spesso che si tarda la messa in onda per ordine di palinsesto…staremo a vedere.

Quindi come potete vedere ho fatto tante esperienze diverse e in ognuna ho avuto la fortuna di incontrare qualcuno che ha creduto in me e che mi ha dato degli insegnamenti importanti sia sotto il profilo umano che professionale; in particolare sono 3 persone che maggiormente hanno indirizzato e caratterizzato la mia carriera, Maurizio Costanzo che è stato il primo e gli devo tanto, l’editore televisivo Franco Lattanzi che ha creduto in me e con il quale si è instaurata una bellissima amicizia, e ancora oggi ci vediamo e il regista di Sky Paolo Tito.”

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Tre consigli per i tanti che vorrebbero intraprendere questo lavoro?

“Primo consiglio che do è di studiare e conseguire un titolo di studio, bisogna leggere tanto, informarsi su tutto ciò che succede; ogni mattina, io per esempio leggo tanti quotidiani anche per acquisire una dialettica spigliata ed articolata, fondamentale per chi vuole fare il conduttore televisivo, in modo tale da non trovarsi impreparati davanti ad un’occasione lavorativa, perché soprattutto in quest’ambito ne vengono date davvero poche, e se non te la giochi bene con la comunicazione è finita.

Secondo consiglio, è quello di non sentirsi al settimo cielo quando si riceve una proposta, ma aspettare per gioire di arrivare realmente sul set, perché lo dico per esperienza alcune volte ti ritrovi a firmare dei contratti per progetti che poi per vari motivi indipendenti da te non vengono realizzati; quindi onde evitare brutte delusioni, meglio essere felici quando il lavoro si è terminato e si è soddisfatti di come lo si è fatto avendo dato il meglio di se stessi.

Il terzo consiglio, che secondo me è il più importante, di rimanere umili e trovare sempre il tempo per rispondere alle persone che ti seguono e ti sostengono, perché il pubblico è sicuramente la chiave che ci permette di fare questo lavoro; noi esistiamo grazie a loro, perché arriviamo a loro in un determinato modo, e dobbiamo continuare ad essere così, rispondendo a tutti anche a chi non conosci e che magari arriva a noi attraverso Facebook o fermandoci per strada, bisogna essere sempre disponibili con tutti. Io preferisco la parola sostenitore a fan perché rende meglio l’importanza del ruolo delle persone che ti seguono, che in qualche modo ti “sorreggono” in quello che fai, quindi seguitemi! (dice ridendo)

Tra i format televisivi che vediamo in Italia quanto c’è di made in Italy e quanti, invece, “importati” dall’estero per non rischiare di incorrere in un flop?

“Personalmente una volta l’anno vado in America o a Londra da solo e cerco di prendere ispirazione per qualche nuovo format da lanciare, perché soprattutto in America sono molto più avanti rispetto a noi per quanto riguarda il linguaggio dei media, quindi quello che scrivo per la televisione italiana è un po’ ispirato a quello che trovo nelle TV americane ma ovviamente riadattato ed elaborato per il pubblico italiano.

Secondo me Sky da questo punto di vista ha una marcia in più rispetto a Mediaset e Rai, perché cerca di portare delle idee americane qui in Italia e dall’indice di share si vede che questi format funzionano.”

Il tuo rapporto con la televisione: c’è un programma televisivo che ammiri, cerchi di seguire sempre o ti piacerebbe condurre?

“Mi piacerebbe partecipare come concorrente ad un talent show tipo “Ballando con le stelle” oppure un reality come “Pechino express” per mettermi alla prova, mentre se dovessi scegliere un programma da condurre, ma la vedo una cosa molto lontana da quello che sto facendo in questo momento, è presentare “Sanremo” magari fra 30 anni, perché ora c’è Carlo Conti che secondo me è perfetto, è il modello a cui tutti noi giovani conduttori dovremmo ispirarci; un altro personaggio con cui mi piacerebbe lavorare è Alessia Marcuzzi perché è spontanea, vera e per questo molto simile a me, gaffe comprese.”

Progetti futuri?

“Come vi dicevo a fine Maggio dovrebbe partire questo nuovo talent show che si chiama “Pizza Accademy”, poi inizierò un progetto internazionale che mi vedrà protagonista di un nuovo videoclip con un bravissimo cantante insieme ad un’icona della musica degli anni ’80 e ’90 che tornerà nuovamente nel panorama musicale ma non posso dirvi di più perché è una cosa davvero recentissima, e poi sto preparando la nuova edizione del “Sorridendo Film Festival” dove invito voi e tutti i vostri lettori a Cinecittà studios, “Cinecittà si mostra” aprirà le porte per la terza edizione del “Sorridendo Film Festival”, promosso dalla Sorridendo onlus dove l’obiettivo è la valorizzazione di tutte le diversità a 360° viste non come una nota di demerito ma come una risorsa.

Ogni anno si sceglie una causa benefica da portare avanti con questa onlus molto prestigiosa che vanta circa 500 volti noti dello spettacolo tra i suoi sostenitori che ogni anno sono presenti nel parterre del Festival come premiati e non.

E poi si prosegue tutto l’anno con il diario di viaggio “Made in Italy in the World”.

Come prendi il caffè?

“Il caffè mi piace prenderlo macchiato e dolce con due bustine di zucchero, perché sono una persona molto molto golosa.”