allattamento al senoDurante le mie 41 (+ 3) settimane di gravidanza, confesso di non essermi mai domandata se, una volta nata la mia bambina, avrei potuto fare l’allattamento al seno o meno. Lo davo per scontato. Non per niente provengo da una famiglia nella quale tutte le donne (mamma, nonna, zie, cugine) hanno allattato. Non ci sarebbe stato nessun valido motivo per interrompere la tradizione.

E invece è stato così.

Sono stata una vera e propria pioniera del biberon, della ricerca della marca di latte in polvere che più si adattava alle esigenze di mia figlia (con grande fortuna mi è andata bene al primo tentativo!), del quantitativo di latte da aggiungere in base alla crescita e soprattutto di quello che viene considerato una specie di sacrilegio, ovvero l’interruzione forzata del sonno del proprio bebè perché “deve mangiare ogni tre ore”.

Non fare l’allattamento al seno non è stata una mia scelta, sia chiaro. Ma a causa di quello che mi hanno portata a considerare come un vergognoso difetto fisico: dotti ostruiti, dai quali non usciva latte necessario a sfamare una neonata, fosse stata anche la neonata più inappetente dell’intero pianeta!

Esiste quella che ho scoperto essere una vera e propria “fobia dell’allattamento al seno”, che contempla stuoli di ostetriche preposte a farti il lavaggio del cervello affinché TU DEBBA PER FORZA ALLATTARE. Facendoti sentire la madre più inadeguata, più fuori posto, più inutile che possa esistere, perché non sei in grado di nutrire la tua creatura in modo naturale. Ed esiste purtroppo anche un “sottobosco di adepti” di questa (arcaica) cultura di pensiero, composto dalle persone che dovrebbero esserci più care, parenti e amiche, che, forti della loro esperienza di mammeperfettechehannoallattato, fanno la gara a chi ti fa sentire più diversa.

Mi sono sentita cucire addosso questa etichetta di madre strana, perché dal mio seno non usciva nemmeno una goccia di latte, dalle persone a me più vicine.  I commenti andavano da: “Non allatti?????? E perché???????” a: “Non hai latte???? Ma è impossibile! Tutte le donne ce l’hanno! Devi solo avere pazienza e arriverà!”. Piovevano, non richiesti, consigli su qualsiasi tipo di procedura o tempistica dovessi seguire o sugli innumerevoli tentativi da provare sulla pelle di mia figlia, attaccandola al seno finché il latte non fosse arrivato ed evitando (nemmeno fosse veleno) di darle latte artificiale. Se no poi si abitua e non si attacca più, mi ripetevano come un mantra.

In tutto questo a farne le spese era lei, perennemente affamata e insoddisfatta di quel poco che potevo darle e con un peso che continuava a diminuire. E anche io, sempre più frustrata dalla mia incapacità di essere una madre normale.

Devo dire grazie a pochissime persone per avermi aiutata a non impazzire in quello che, chi è mamma lo sa, è il periodo più difficile per chi ha appena partorito. E devo dire grazie al pediatra di mia figlia, uomo burbero e apparentemente molto all’antica, ma che si è dimostrato in quei giorni straordinariamente “moderno” nel farmi capire con semplicissime parole, che la bambina doveva crescere e che se non potevo fare l’allattamento al seno, bastava darle quello artificiale. E poco per volta, tutti i pezzi di un puzzle che pensavo non si sarebbe mai risolto, si sono uniti, facendomi capire come quella famosa etichetta che mi avevano cucito addosso, era in realtà una specie di vestito di due misure più piccolo, che non mi ero comprata da sola, ma che mi era stato “regalato” e che dovevo buttare e in fretta!

Citerei il buon caro, vecchio detto ‘l’ignoranza è una brutta bestia’, perché penso che il non sapere, il non capire, il non pensare o semplicemente il non avere voglia di farlo, può provocare davvero dei grossi danni, soprattutto se “applicato” ad una neo mamma.  E vorrei dire alle mamme che come me non hanno fatto l’allattamento al seno, che di diverso da chi invece lo ha fatto, lo fa o lo farà, non abbiamo nulla e che i bambini crescono lo stesso.

Ma che, soprattutto, nessuno ha il diritto di farci o di farvi sentire inadeguate. Inadeguato è chi giudica mettendosi su di un piedistallo nel quale il più delle volte ci si è messo da solo.

Consiglierei a moltissime persone di dare un’occhiata a questo link, all’interno del quale si può trovare un interessante spunto di riflessione a cura di Suzanne Barston, autrice americana di un libro sull’argomento, la quale ha stilato un elenco delle ‘6 cose da non dire alle mamme che non allattano’, contenuto in un articolo apparso sull’Huffington Post.

Credetemi, c’è molto da imparare…!!!!!