Terza e ultima parte del diario di viaggio dell’emozionante Educational tour alla scoperta del Salento nascosto. Vi facciamo fare ancora un bel giro tra tradizioni e angoli nascosti di questa terra così ricca di storia e di sapori genuini da San Cassiano a Vaste. E poi le api di Sciglio, l’olio di Tenuta Tresca e la pasta fatta in casa

salento nascostoDifficile procedere con ordine quando si tratta di Salento, perché non esiste un modo per “vederlo” a senso unico. A distanza di più di un mese e mezzo da quando siamo partiti posso provare a “guardarlo” da un altro punto di vista e quello che scopro dentro di me è un’emozione sempre nuova, diversa. No, il Salento non lo si può proprio guardare con quel distacco e quella freddezza che sarebbero necessari a un narratore esterno, soprattutto se lo si è vissuto sulla propria pelle. Il Salento, già lo abbiamo detto – forse (o forse ce lo siamo ripetuti tra noi compagni di viaggio) -, non è solo lu sule, lu mare e lu ientu (il sole, il mare, il vento), che comunque sono tre tipicità salentine, è molto altro. È in quello che si vede, è nella gente, nelle tradizioni culinarie, nella semplicità e nell’autenticità di ogni cosa. È nell’amore di quello che viene fatto da mani sapienti. Ma è anche in quello che non si trova sotto i riflettori: un meraviglioso Salento nascosto.

Ecco perché, per questa ultima tappa del diario di viaggio del nostro Educational tour, procederò un po’ in maniera random senza seguire pedissequamente la sequenza dei giorni, di ciò che abbiamo fatto e visitato.

San Cassiano e la cripta dove il sacro incontra il profano nelle “facce da blog tour”

Salto quindi subito un momento all’indietro e vi “porto” (o riporto) a San Cassiano che avrebbe sicuramente meritato una visita più approfondita ma che, sempre – ahinoi – a causa del tempaccio, abbiamo visto in tutta velocità.

Dopo la visita al frantoio ipogeo, che affaccia (anche se in realtà è sotto il livello della strada) sulla piazza dove si trova il Palazzo Ducale (ora sede della caffetteria all’interno della quale per una scala si scende all’ex frantoio), ci siamo diretti alla cripta della Madonna della Consolazione (IX-X secolo), scavata nel terreno di tufo, appena restaurata, e che, nella penombra piovosa della sera, ci ha svelato degli splendidi affreschi bizantini. Sulla parete di destra, quelli meglio conservati: un’Annunciazione, la Vergine a destra e l’Arcangelo inginocchiato a sinistra. Invece, nell’altare barocco, sulla parete di destra, si osserva il volto ovale di una Vergine con occhi allungati e il Bambino con l’aureola – più volte ritoccato – nell’atto di benedire che inclina il capo sulla spalla della madre.

Si potrebbero descrivere altri particolari della cripta, ma la luce era poca e fuori pioveva forte. Da raccontarvi però, sicuramente, la sensazione quasi misteriosa nel trovarsi in un luogo di culto così raccolto e lontano dagli sguardi superficiali. Un senso del sacro inevitabilmente mescolato al profano, come spesso accade in questi luoghi.

Noi lo abbiamo percepito, credo: ci siamo riunite tutte in cerchio e abbiamo fatto una foto davvero particolare che ci ha coinvolte una alla volta. L’idea è nata da una nostra compagna di tour – “facciamo le facce da blog tour”. Così abbiamo preparato il “set” fotografico, deciso come usare la luce e in che posa riprenderci. Uno scatto per ciascuna di noi. Stessa illuminazione e stessa “azione” per tutte: un urlo. Il volto trasfigurato dalla luce e dall’urlo, le nostre facce a comporre un puzzle: una foto creativa, un gioco, che nessun altro luogo avrebbe potuto ispirarci allo stesso modo.

credits Maria De Santo

Le api e il miele dell’azienda agricola Sciglio

In Salento la scelta dei prodotti tipici da provare è davvero ampia. E al contempo la cosa bella è che sono tutti cibi semplici e genuini che raccontano la storia di chi li ha fatti. Come il miele dell’azienda agricola Sciglio, situata al centro degli oltre 5.000 ettari di uliveti secolari del Parco Agricolo dei Paduli. L’azienda nasce quasi da una casualità quando nel 2012 Adriano decide di far ritorno da Milano a Botrugno e si imbatte in delle vecchie arnie ormai in disuso. Insieme ai genitori decidono di ricominciare a fare gli apicoltori, mestiere che già faceva il nonno di Adriano. Adriano si batte affinché sia rispettata la legge che vieta l’uso di prodotti chimici nel periodo della fioritura, diventa parte attiva dell’Associazione Abitare i Paduli e fa in modo che le sue api bottinino – termine tecnico che significa volare per raccogliere nettare e polline – i fiori delle specie endemiche del territorio. Il tentativo dell’azienda Sciglio è anche quello di ripopolare gli sciami selvatici che un tempo abitavano questi luoghi e che ora, causa l’aumento dell’inquinamento li hanno abbandonati.

I mieli prodotti da questa cura e rispetto del territorio – più a Km zero di così è forse impossibile – sono due millefiori: uno primaverile, dal gusto molto delicato e dal colore chiaro e uno estivo, di color ambrato e dal gusto più intenso. I nomi? ITO ed ERT, per omaggiare i nonni: Vito dal carattere chiuso e mite, Umberto, sognatore ed esuberante.

Perché il miele è passione e le passioni così grandi, come l’amore per l’agricoltura e per la terra, si trasmettono da una generazione all’altra.

L’olio extravergine di oliva biologico della Tenuta Tresca

Quando arrivi alla Tenuta Tresca ti domandi se, in quel bosco incantato di oliveti secolari dove il vento può frusciare lento o scuotere gli alberi fino farne sentire tutta la loro possenza, si celino anche dame di corte e cavalieri pronti a darci il benvenuto. L’eleganza e la maestosità della natura e al contempo della struttura, perfettamente integrata nel parco naturale che la ospita, lascia abbastanza a bocca aperta o, se preferite, toglie facilmente il fiato.

Eccoci a Tenuta Tresca, un angolo salentino di verde dove si degusta un olio davvero notevole. Il dottor Domenico Cito, ci introduce la sua azienda, giunta alla quinta generazione, che produce olio sin dal 1820. Chi assaggia il suo olio non può che esserne entusiasta, perché il metodo di raccolta in anticipo delle olive, direttamente dall’albero, e la lavorazione a freddo entro le 6 ore, sono i primi passaggi per ottenere un olio non filtrato ma lasciato lentamente decantare. E sono garanzia di un prodotto in cui profumi e aromi rimangono intatti così come le proprietà nutrizionali delle olive.

Nel rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori, gli oliveti sono assoggettati alle regole severe dell’agricoltura biologica. In più, l’azienda garantisce la provenienza sottoponendosi ai necessari controlli per la DOP rispettando i dettami del disciplinare DOP “Terra d’Otranto”.

Castro: tra storia e leggenda, un gioiello dell’Adriatico

Il nostro educational tour sulle “Identità salentine tra Botrugno e dintorni” non prevedeva una tappa al mare, ma molti di noi hanno manifestato il desiderio di fare almeno un saluto a una delle coste più belle che abbiamo in Italia. Sarà che volevamo trovare una sorta di porto sicuro da tutta la pioggia che avevamo preso e che ci siamo lasciati entusiasmare da un po’ di sole… Insomma, siamo stati accontentati dalla nostra splendida organizzazione: qualche ora pomeridiana a Castro. Ma si sa, difficilmente se “si puntano i piedi” le cose vanno come vorremmo e così, come se non avesse mai accennato a smettere, la pioggia ha ripreso a battere inesorabile, forte, sempre più forte.

Eppure a Castro ci siamo andati e lo devo dire: l’ho trovata davvero suggestiva con la pioggia, un punto di vista diverso sul mare, perché Castro, come il resto del Salento, non è solo mare. Questo ormai era chiaro a tutti. Meraviglioso l’effetto dei riflessi che venivano a formarsi sulla pavimentazione di marmo resa ancor più lucida dall’acqua, cupo e affascinante il meraviglioso affaccio sul mare con il vento che tirava forte. Sicuramente giungendo al borgo medievale di Castro con un tempo abbastanza simile a una tempesta, è più facile percepire quella che per molti è leggenda e per molti altri è storia. Si narra che per molti fosse proprio questo l’approdo di Enea di cui Virgilio parla nell’Eneide. Una dimostrazione la si troverebbe nella statuetta di Minerva che si trova nel castello. Virgilio stesso citerebbe un tempio alla dea Minerva. Insomma, oggi si è abbastanza certi che Enea o comunque chi fece quel viaggio, sbarcò a Castrum Minervae, un borgo medievale soprelevato di 100 metri e che domina con una vista spettacolare la Castro marina e un bellissimo tratto di costa salentina che qui si presenta molto frastagliata.

Torniamo un momento alla piazza principale dove si arriva e ci si può affacciare sul mare. Dicevamo il marmo lucido e quindi il bianco, assolutamente caratteristico del Salento – come quello delle casette nei vicoli stretti – ma questa piazza mostra anche splendidi colori pastello. E poi c’è il Castello di età angioina che si erge imponente e la passeggiata lungo la cinta muraria che gira intorno alla cittadina e svela scorci marini di sorprendente bellezza. Assolutamente da fare nelle belle giornate.

Percorrendo la via principale, dopo pochi passi, si giunge nella bellissima piazza Dante dove si affaccia la Chiesa madre dell’Annunziata costruita nel 1171 probabilmente sulle rovine di un tempio greco. Ha una base a croce latina ed è composta da una sola navata con tre absidi centrali. Le pareti sono arricchite con tele raffiguranti la Madonna Annunziata, protettrice della città e scene di vita dell’Immacolata Concezione e dipinti di alcuni santi. 

Vaste con la pioggia o con il sole ti lascia a bocca aperta

A Vaste ci sono stata due volte: sfidando la pioggia la prima volta, con un sole e un venticello splendido il giorno della partenza. Bella entrambe le volte, sorprendente nella sua immensa piazza, emozionante da qualunque punto la si guardi. Una delle più antiche cittadine del Salento, sorge sul luogo dell’antica Bastae, una delle più importanti città della Japigia (l’attuale Puglia), citata sia da Plinio sia da Tolomeo. Come vuole la tradizione i Messapi – antica popolazione illirica stanziatasi nella Messapia, un territorio corrispondente alla Murgia meridionale e al Salento – amavano costruire i propri villaggi su alture e così fu per Vaste.

L’area della città era delimitata dalle mura megalitiche di cui ancora ve ne è traccia. Una parte dei blocchi della cinta muraria è stata utilizzata dai contadini per costruire i chirupi, ovvero i muri di confine e i casolari. Dopo le violente invasioni di Goti, Longobardi e Saraceni la città fu completamente rasa al suolo nel 1147 da Guglielmo Il Malo nel 1147. Successivamente ricostruita, nel XII secolo Tancredi d’Altavilla l’assegnò in feudo ad Alessandro dei Goti. Gli ultimi feudatari furono i Guarini fino a che non avvenne la soppressione del regime feudale.

Imponente ed elegante la struttura del Palazzo Baronale che ospita al suo interno un Museo archeologico – purtroppo attualmente in ristrutturazione. Degna di nota la Chiesa Madre di Vaste degli inizi del 500 e dedicata a Santa Maria delle Grazie. Dopo essere andata in rovina venne riedificata nel 1761 in stile tardo barocco. Presenta una sobria facciata in pietra leccese e un interno a navata unica con copertura a stella dove sono ospitate diverse statue di santi.

Fuori dal nucleo urbano si trova una cripta bizantina del XII secolo al cui interno si trovano i resti di antichi affreschi che una volta ricoprivano interamente le pareti.

Poggiardo: B&B il Borgo e l’arte di fare la pasta come una volta e ballare la pizzica

Poggiardo è l’antico borgo che ci ha ospitati ed è veramente una chicca dell’entroterra salentino. Se non ci siete state andateci. Vi sorprenderà. Girate per le sue viuzze senza stabilire una meta precisa: le strade posizionate a corte e gli stretti vicoli vi ricondurranno sempre alla strada principale.

L’origine è trecentesca, ma forse anche più antica, perché la leggenda narra che sia stato un bue a “scoprirla” dopo la distruzione di Vaste. È stato dominato da diverse casate, ma il periodo di maggior splendore fu sotto Giovanna I D’Angiò. La costruzione delle mura e del castello a difesa dagli attacchi saraceni risale alla fine del XIV secolo.

Dalla metà del 400 il territorio fu affidato ai Guarini che lo fortificarono fino al 1806. Con il trasferimento della sede vescovile nel 1573, il borgo fiorì anche da un punto di vista architettonico e artistico.

Percorrete corso Matteotti, via elegante, e arriverete nella piazza Umberto I, caratterizzata dalle palme, dove si trova una torre con l’orologio che ospita l’ufficio turistico. Se si prosegue lungo il muro fortificato si arriva nella piazzetta dove si trovala Chiesa madre di San Salvatore.

Assolutamente degna di nota e da visitare, la cripta bizantina di Santa Maria degli Angeli, dotto i giardini pubblici di piazza Episcopio. Chiamate il numero che si trova sul cancello e prenotate la visita con Pasquale che vi racconterà l’origine degli affreschi, l’iconografia delle raffigurazioni e molti aneddoti.

Il B&B Il Borgo: un angolo incantevole dove sentirsi a casa

E ora veniamo al B&B il Borgo che ci ha ospitati ricavato in un palazzo del 700 e fino al Dopoguerra abitato da famiglie diverse. Una volta le famiglie si riunivano nella sala comune intorno al fuoco del camino in inverno o nella corte interna in estate. Da qualche anno il borgo è diventato un bed and breakfast che, grazie all’eccezionale proprietaria Valeria, ha mantenuto il più possibile l’antica struttura. E si sente non appena si varca la soglia di casa. Sì, casa perché non appena entri ti senti accolto, sei a casa, una casa diversa dalla tua, ma solo apparentemente, perché in pochissimo tempo la sentirai tua. Chi deciderà di andarci capirà perché. L’attenzione ai dettagli è incredibile: oggetti recuperati e restaurati che ci raccontano un Salento del passato ma che appare vivissimo e vicino. Come nelle tradizionali maioliche recuperate e posizionate sopra il camino a formare un quadro.

E poi c’è l’enorme tavolo conviviale dove abbiamo ricevuto tutta la cura e l’amore della cucina delle mani sapienti di Rosanna, salentina doc. Abbiamo assaggiato piatti poveri e genuini, carichi di storia e di gusto. Rosanna cucina una quantità infinita di verdure in tutti i modi. Verdure che raccoglie nel suo orto e che presenta ogni sera in piatti dal sapore antico come antipasti. E poi ci sono la pasta con i ceci e i ceci cotti con mille aromi nel coccio e nel camino, il purè di fave con la cicoria, le immancabili orecchiette con le cime di rapa, le sagne al sugo. A ogni assaggio un sapore nuovo, “condito” dal racconto e dai proverbi della “nostra” Rosanna.

Rosanna ci ha insegnato a fare la pasta: sagne, maccheroni e orecchiette

E poi c’è stata la nostra “lezione dedicata” di come si fa la pasta fatta in casa: una mattinata che credo noi tutti ricorderemo per sempre. Rosanna ci ha messo al lavoro e ha avuto una pazienza che ha dell’incredibile. Noi siamo state soddisfattissime perché nel giro di poche ore siamo riuscite a produrre un buon quantitativo di orecchiette, sagne e maccheroni.

Chi l’avrebbe mai detto? Con molta fatica e testardaggine, alla fine ce l’ho fatta anch’io… Certo le mie orecchiette non erano perfette, ma che fa? Ci siamo divertite come delle bambine. Abbiamo davvero messo le mani in pasta, ci siamo sentiti parte di una tradizione antica. Abbiamo scoperto che con quest’arte sapiente le donne, come insegnano i proverbi salentini, riescono a salvare i matrimoni.

La pizzica per il gran finale carico di passione e un pizzico di malinconia

E così giungiamo al gran finale che ha lasciato nei nostri cuori gioia, emozione e un po’ di malinconia all’idea di dovercene staccare. L’ultima sera, poi, l’omaggio alla pizzica salentina, con Alessandro, un suonatore di tamburello esperto di pizzica che ci ha trasportati in un mondo meraviglioso fatto di canti e di balli che descrivono passioni travolgenti, folklore e tradizioni.

Bello, bellissimo: tutti noi abbiamo ballato e cantato senza sosta trascinati da un senso di appartenenza e di condivisione che solo una terra come il Salento ti può dare.

E io voglio ringraziare questa terra per avermi accolta come una figlia, per avermi fatto sentire una cittadina del mondo, per avermi fatto scoprire un’altra volta che la felicità è fatta di persone, gesti e sapori semplici e autentici.