A trent’anni dall’uscita torna nelle sale solo per un giorno, il 18 aprile, Akira per la prima volta al cinema con il nuovo doppiaggio italiano. Recensione

Akira recensioneIl 18 aprile  nelle sale italiane si festeggiano i trent’anni dall’uscita di AKIRA, uno dei lungometraggi di animazione più famosi di tutti i tempi, un’opera che ha fatto la storia del fumetto e delle anime giapponesi e che ora torna sul grande schermo con un nuovo doppiaggio italiano.

Tratto dall’omonimo manga di OtomoAkira fu realizzato con il supporto dell’autore, che ne curò la regia senza mai staccarsi dalla sua postazione di lavoro e creando un’opera che rappresenta un pezzo di storia della fantascienza.

Il progetto coinvolse 1.300 animatori provenienti da 50 diversi studi di animazione e uscì in sala il 16 luglio 1988, quando ormai la popolarità del manga aveva raggiunto il suo apice.

Akira conquistò milioni di fan in tutto il mondo e sbancò letteralmente il botteghino con oltre 50 milioni di dollari incassati.

Sedersi in sala credendo di vedere un film di animazione potrebbe essere fuorviante in quanto quello che ci si aspetta non corrisponde assolutamente a quello a cui si assiste, questo è quello che è accaduto a me.

Le scene, il ritmo, le emozioni dei personaggi mi hanno lasciata senza fiato, la tensione è costante, le scene crude e realistiche. Akira è l’insieme di molteplici elementi che fanno di un film un capolavoro.

Anche la trama è fortemente coinvolgente e le storie dei personaggi sono raccontate in modo molto introspettivo, rendendo semplice per lo spettatore immedesimarsi in ognuno di loro.

Il film è ambientato a Tokio, alla fine della terza guerra mondiale,  dopo la quale il paese non ha più avuto un governo stabile e duraturo. E quello in carica deve far fronte alla gravissima crisi economica, politica e sociale del paese, il rischio di una rivolta è imminente e sempre più numerosi i gruppi di fanatici che fomentano l’arrivo del salvatore (AKIRA) che ripulirà la terra dagli indegni.

All’interno di questo scenario collettivo, viviamo nel piccolo, le emozioni e le reazioni dei giovani che vengono coinvolti e travolti dal loro stesso Paese e nel loro cuore il desiderio di fuggire da quella realtà che li aveva forgiati e temprati rendendoli duri e sanguinosi.

Mi piacerebbe raccontarvi il seguito, raccontarvi se AKIRA esiste e se cambierà il futuro del paese o magari saranno proprio i giovani con la loro speranza a farlo, ma se lo facessi vi ruberei il meglio e il meglio.