I Pinguini Tattici Nucleari hanno presentato lo scorso mercoledì, in una conferenza stampa in streaming, il nuovo EP AHIA! (Sony Music), uscito oggi 4 dicembre e di cui vi parlo nella mia nuova recensione da ascoltatore

AHIA!: recensione del nuovo EP dei Pinguini Tattici NucleariDopo avervi parlato di Scooby Doo, singolo che ha anticipato l’uscita di AHIA!, nuovo EP dei Pinguini Tattici Nucleari e del primo romanzo di Riccardo Zanotti, da cui l’EP prende il nome, uscito lo scorso 3 novembre con Mondadori, eccomi finalmente a parlarvi dell’album. Non ne posso parlare male, perché obiettivamente è bello, ma non posso neanche parlarne bene perché, forse a causa delle grandissime aspettative che vi avevo riposto, non mi ha emozionato come sarei aspettato. Quindi ne parlerò e basta, come sempre, da ascoltatore, come sempre, per ascoltatori!

A.D. 2014

Uno studentello di Ingegneria informatica squattrinato consegna volantini per Corso Trieste a Roma. Ero io. Una mia collega di teatro il giorno precedente mi aveva suggerito di ascoltarmi “Vecchi di merda” di Giancane. “Ti piacerà” mi disse. Al tempo Spotify premium era un lusso che non potevo permettermi… diciamocela tutta non è che potessi permettermi molte cose, altrimenti non mi sarei ritrovato a consegnare volantini di una palestra di sabato mattina. La mia situazione precaria mi aveva portato a scaricare la versione gratuita di Deezer (vi ricordate Deezer?). Versione che prevedeva l’impossibilità di scegliere la traccia successiva, fu così che nelle mie cuffie partì casualmente “Cancelleria” dei Pinguini Tattici Nucleari. Fu amore a prima nota.

3 DICEMBRE 2020

Sempre Roma. Sempre io. Camera mia. Mezzanotte è giunta e mi appresto ad ascoltare AHIA! con l’emozione di chi ha visto crescere e ha creduto nei Pinguini fin da quel primo momento. Uno per cui vederli a Sanremo è stato una rivincita su tutti gli amici che gli dicevano “Ma chi sono questi con questo nome” e che rispondeva secco “ascoltali e poi mi dici”.

Inizia Scooby doo (singolo che ha preceduto l’album e di cui ho già parlato sempre in questa rubrica), inizia il viaggio.

Non amo parlare degli album pezzo per pezzo ma per sensazioni. Prima sensazione: l’album è bello. Un punto di forza di Zanotti e compagni è che sanno suonare, vengono dal prog, sanno musicalmente cosa funziona e cosa no, fanno la loro musica e si sente, sono dei professionisti in questo.

Come sa bene chi li segue dagli albori, ma anche chi li ha conosciuti con “Irene”, brano che li ha fatti emergere e ha preparato il terreno per il successo di “Fuori dall’hype“, i Pinguini sono come le scale di Harry Potter, a loro piace cambiare.

Questo album è fatto di nuove sonorità, una continua ricerca di un sound differente come hanno confermato in conferenza stampa loro stessi. Questa ricerca include l’ascolto e quindi l’influenza di nuove realtà emergenti della musica italiana, Zanotti stesso ha parlato in conferenza di “Tha Supreme” e della Trap (molto evidenti i riferimenti musicali in Scooby Doo). Tutto questo però mantenendo sempre la loro identità, quel marchio di fabbrica che indipendentemente dal genere ti fa dire “ah questi sono loro”.

Personalmente ritengo questo un loro punto di forza e uno dei motivi per cui li ho sempre apprezzati. Anch’io che non sono un amante del genere Trap cerco di ascoltarlo con orecchio attento perché è un dato di fatto che rappresenta il nuovo modo di parlare di molti giovani, musicalmente parlando.

Leggendo l’inizio dell’articolo e l’evoluzione penserete che mi sono contraddetto, che alla fine sto parlando bene dell’album. Se fate attenzione io ho parlato per ora più che altro del gruppo in sé. Ho voluto scrivere questo articolo dopo aver ascoltato più volte l’album durante la mattinata per non cadere nel tranello delle prime sensazioni.

Ascoltando un gruppo come i Pinguini Tattici Nucleari che cambia sound da una canzone all’altra, oltre che da un album all’altro, bisogna dare il tempo all’orecchio di abituarsi a questo “trattamento”. Nonostante questo dopo diversi ascolti posso solo dire che manca qualcosa.

Ho avuto la netta sensazione ascoltandolo che il gruppo si sia adagiato su una poetica di amore urbano contraddittorio, denso di citazioni pop (assolutamente apprezzate in alcuni punti ma forse eccessive nel complesso), appoggiandosi su un sound, il loro, che come già espresso è oggettivamente ben costruito e piacevole all’ascolto.

Nel complesso comunque un EP diverso e di qualità in cui ognuno può ritrovare sé stesso ed essere preso dai ritmi di “La storia infinita” o dalle parole più dolci della title track “Ahia!” o “Pastello Bianco“. Quest’ultimo pezzo personalmente mi è piaciuto di più a livello testuale rispetto alle altre tracce, perché meno denso di citazioni pop. Tuttavia evidenzia forse l’unico problema dell’album: l’approccio vocale.

Molto spesso ho sentito criticare i Pinguini per la particolare voce di Riccardo Zanotti e spesso mi sono schierato in difesa del gruppo nelle discussioni, vista la sua capacità di sfruttare la particolarità della propria voce nei brani rendendoli qualcosa di unico nel panorama musicale italiano. In questo album, tuttavia, dove le melodie cambiano, con la forte presenza di un piano pulito come “Scrivile scemo” (che a tratti sembra un pezzo degli Zen Circus) o le stesse “Ahia!” e “Pastello Bianco”, richiedono una cura vocale che a me sembra mancare al frontman del gruppo.

Spero di non avervi tediato troppo con le mie percezione da ascoltatore quindi essendo anche voi ascoltatori come me, ascoltate questo album e fateci sapere!