separazioneL’amore è bello finché dura, recita un vecchio detto racchiudendo l’amara verità che, il sentimento più osannato, può anche finire. Il questi casi, il matrimonio viene avvertito come un fallimento personale e si inizia a prendere in considerazione la possibilità di una separazione dal coniuge. Questo momento di analisi personale è il più complesso, proprio perché richiede una certa capacità di indagine su sé stessi e sul compagno/a, energie psicologiche, per non parlare delle attenzioni verso i figli, e della loro sensibilità dinnanzi a cambiamenti così radicali.

Separarsi implica un percorso giuridico, almeno fino al raggiungimento del divorzio. Affidarsi ad un avvocato capace di ascoltare e mettere a servizio la propria esperienza è una scelta molto importante.

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La separazione non pone fine al rapporto matrimoniale, bensì ne sospende gli effetti, quindi è una situazione temporanea destinata a volgere in due modi: un’eventuale riconciliazione o nel divorzio. Durante la separazione gli sposi mantengono la qualità di coniugi, ma cessano i doveri di coabitazione e di fedeltà.

Si differenzia in separazione giudiziale, consensuale e di fatto.

La prima è quella in cui uno dei coniugi ottiene una sentenza di separazione. La seconda, consensuale, è la situazione in cui i due coniugi esprimono il consenso sulla spartizione dei loro beni in comunione e sull’affidamento dei figli, e di tutte quelle questioni che inevitabilmente sono connesse ad una separazione.

La terza, di fatto, non ha alcun effetto legale sul matrimonio, pur potendo essere uno dei presupposti per la richiesta di separazione legale. L’esempio più comune è l’abbandono del tetto coniugale da parte di uno dei coniugi.