Addio alla grande regista Lina Wertmuller, che si è spenta nella notte a Roma. Prima donna candida agli Oscar per la migliore regia, ha segnato profondamente la storia della commedia italiana

Addio Lina Wertmuller: se ne va un'altra pietra miliare del cinema italianoIl cinema italiano piange oggi un’altra colonna portante della sua storia: la grandissima regista Lina Wertmuller. Una donna straordinaria con un carattere forte e deciso, impegnata anche dal punto di vista civile come per la rivendicazione dei diritti della donna nel mondo del cinema. La sua lunga carriera costellata di successi ci ha regalato vere e proprie pietre miliari della storia della commedia italiana come “Mimì metallurgico“, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto” e “Pasqualino settebellezze“, segnando la storia della commedia italiana.

E proprio “Pasqualino settebellezze” le valse la nomination agli Oscar come migliore regista, prima donna nella storia degli Academy Awards. È stata anche la prima donna ad avere successo in tv con il “Giornalino di Giamburrasca” (1964-65) e ha avuto anche uno spazio nella premiata ditta Garinei&Giovannini.

Iscritta all’accademia teatrale di Pietro Sharoff all’età di 17 anni, debutta come regista di burattini con la guida di Maria Signorelli, scrive per radio e TV, va a scuola di cinema da Fellini sui set di “La dolce vita” e “8 ½”, collabora alla prima Canzonissima della Rai. Il debutto con i lungometraggi arriva nel 1963 con “I basilischi” che le vale la Vela d’oro del Festival di Locarno. Mentre l’anno dopo grazie a “Il giornalino di Giamburrasca” inizia a essere una regista ricercata dai produttori. In questo periodo incontra quello che diventerà il suo compagno di vita, l’apprezzato scenografo teatrale Enrico Job e adotterà la figlia Maria Zulima.

Il suo primo, grande successo cinematografico arriva nel 1972 con “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, con Giancarlo Giannini, che gli vale l’invito al Festival di Cannes. E da allora i titoli lunghissimi con cui battezza i suoi film diventano il suo marchio di fabbrica: “Film d’amore e d’anarchia”, “Tutto a posto e niente in ordine”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, “Pasqualino settebellezze”.

Negli anni ’90 arriva il sodalizio con Sophia Loren con la quale porta in tv un ottimo adattamento di “Sabato, domenica e lunedì ” da Eduardo e quello con Paolo Villaggio per “Io speriamo che me la cavo” dall’omonimo romanzo-verita’ di Marcello D’Orta.

In questi anni il suo interesse per la cultura partenopea cresce al punto da guadagnarsi la cittadinanza onoraria di Napoli e da farla debuttare al Teatro San Carlo con una fortunata regia della “Carmen” di Bizet. Si diverte anche in veste di doppiatrice per “Mulan” o come esponente dei “poteri forti” in “Benvenuto Presidente” di Riccardo Milani.

Un’artista di grandissimo stile e talento che senza dubbio ci mancherà, ma che in qualche modo continuerà a vivere nelle sue opere immortali e nei suoi straordinari personaggi.

Per chi volesse darle l’ultimo saluto la camera ardente sarà allestita in Campidoglio, notizia data dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri che in un tweet l’ha ricordata come “una grande regista che ha realizzato film densi di ironia e intelligenza, la prima donna candidata all’Oscar per la miglior regia”.