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Quando l’Italia (Milano, 25 aprile 1945) è stata liberata settant’anni fa, i grandi della terra stavano già combattendo la guerra fredda ed il nostro paese era tra le carte in mano di uno dei due schieramenti: una partita tra StalinRoosevelt, poi Truman.
Dopo tanta paura, miseria, terrore e privazioni, confusione e orgoglio, delusione e coraggio, quelle jeep con i soldati sorridenti e carichi di cioccolata, sigarette e gomme da masticare devono essere sembrate formazioni di angeli scesi dal cielo, anche se in realtà le formazioni alla testa dell’esercito alleato erano tutt’altro che angeli secondo le testimonianze  di alcuni sfortunati abitanti di paesini del centro Italia, fatti che il grande cinema e la letteratura italiana hanno raccontato (“La ciociara” di A. Moravia poi capolavoro cinematografico di V. De sica con Sofia Loren).
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Sofia Loren

Eppure la parola liberazione sta stretta ad un paese che poi, grazie agli aiuti del Piano Marshall, ha ricostruito la sua economia, si è lasciata alle spalle la guerra ed il fascismo così come si rimuove il ricordo di un fatto brutto da bambini, smettendo persino di nominarlo per qualche anno.
Inutile stare qui a discutere su questioni politiche e sulle ragioni di questa o di quell’altra fazione: la violenza non ha mai ragione, da qualsiasi parte la si veda.
Ma quando dopo settant’anni ti ritrovi a dover pagare un debito inaudito per tutto questo, quando capisci che gli aiuti sono arrivati a patto che le scelte politiche ed economiche del paese fossero in linea con quelle di chi donava gli aiuti e con il loro sistema di vita, capisci che la liberazione è stata si una fortuna ma che chi ti aiutato aveva anche i suoi interessi. Noi però siamo italiani e se parliamo di aiuti pensiamo alla solidarietà, se pronunciamo la parola libertà crediamo in quella assoluta. La nostra penisola ha subito dominazioni straniere dalla fine dell’impero romano, perché credere che una liberazione fosse per sempre?
La possibilità di poter dire tutto questo però nasce dalla libertà che la democrazia ci ha regalato. Non potrei analizzare la storia da un punto di vista personale se non ci fossero diritti sanciti dalla nostra Costituzione che scegliendo quella parte dello schieramento mondiale abbiamo potuto difendere sempre.
Autori come Philip Dick hanno teorizzato fantascientifici mondi dove l’Asse aveva vinto la guerra ed il sistema sociale lì presentato non si discosta molto dai mondi iper-controllati per annullare l’indole umana che film come “Divergent” dipingono: test attitudinali, caste, sieri per annullare la volontà, la caccia ai “diversi” come alle streghe. La fantascienza mostra spesso ciò che poteva essere e che in parte però può accadere o forse sta già accadendo.

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La mappa del mondo secondo “La svastica sul sole” di Philip Dick.

L’Italia ha ricostruito la sua vita, la sua economia, scegliendo un modello che l’avrebbe condannata a dipendere in assoluto da altri Paesi, da materie prime di cui è sprovvista, senza cercare di indirizzarsi verso i propri punti forti e puntare sulla creatività dei suoi abitanti, accettando una forte rinuncia alla propria sovranità che il popolo sovrano non ha votato. Sembra ormai che l’unica creatività italiana sia quella che esprimiamo nel campo dell’illegalità e ci facciamo anche le serie tv per sottolinearlo: Romanzo Criminale, Gomorra, e l’ultima 1992.

Però siamo liberi tutto sommato. Allora scrollandoci di dosso la paura di ciò che sarebbe potuto essere senza la liberazione, riflettendo sull’idea che ricostruire non vuol dire solo cementificare, ricordandoci che essere ironici ed inventori, artisti e scienziati può migliorarci la vita e che migliorarci la vita non significa avere più soldi. Godiamoci e facciamo fruttare questa tanto sofferta libertà dal nazifascismo, dal comunismo, e difendiamola anche dal consumismo sfrenato, dalla corruzione e dal cinismo.

Cogliere l’attimo, difendere ciò in cui crediamo, aiutare i più deboli o magari quelli che scappano su barconi sgangherati per sfuggire a incubi o per difendere la sopravvivenza della propria famiglia, semplicemente come faremmo per i nostri figli.

Facciamo in modo che questo sia il modo di pensare dei nostri figli e lasciamoli sognare un paese migliore. A volte pensare con la purezza e la semplicità di un bambino, di un ragazzo può aiutare i grandi ad avere un’immagine più limpida.

L’Italia liberata non basta: è ora che si liberi da sola.

http://https://www.youtube.com/watch?v=NqhQ4-DCFpQ