Zootropolis: raccontato dai suoi registi Moore e Howard

Zootropolis: il nuovo film Disney arriverà nelle sale italiane il 18 febbraio, nell’attesa ecco alcuni interessanti retroscena che i registi Rich Moore e Byron Howard e il produttore Clark Spencer hanno raccontato durante la conferenza stampa di presentazione del film.

Zootropolisi: Clark Spencer, Rich Moore e Byron Howard
Zootropolisi: Clark Spencer, Rich Moore e Byron Howard

Zootropolis (l’uscita negli USA è prevista il 4 marzo), è il 55° classico Disney, una divertente detective story formato cartoon, diretto da Rich Moore (Ralph Spaccatutto) e Byron Howard (Rapunzel) e prodotto da Clark Spencer (già produttore di Lilo & Stitch, Bolt e molti altri), che proprio loro tre hanno presentato alla stampa italiana, qualche giorno fa nell’elegante Sala Torlonia dell’Hotel De Russie di Roma.

Il film che arriverà il prossimo 18 febbraio nei cinema italiani anche in 3D, racconta di un mondo incredibile in cui animali diversi vivono in pace, un mondo si fantastico ma rispetto al quale tutti gli spettatori possono relazionarsi, che è proprio ciò che rende i film Disney diversi dagli altri e da cui sono partiti Rich Moore, Byron Howard e Clark Spencer, per realizzare questo nuovo gioiello di animazione, come hanno spiegato durante la conferenza stampa.

È un film dove si sente molto la tradizione Disney di fare film con animali parlanti, spiegateci, in che modo Zootropolis riesce a sposare tale tradizione con il momento storico che stiamo vivendo: la modernità.

Rich Moore: L’idea originale è di Byron ed avevamo in mente proprio di riprendere la tradizione di film con animali parlanti ma proporla in maniera nuova. L’intento è stato quello di creare qualcosa senza tempo ma che contenesse quegli elementi essenziali che hanno da sempre caratterizzato l’appeal, il gusto dei classici ma trasporli in qualcosa di moderno. Zootropolis è un po’ la fusione del classico con un argomento quanto mai attuale.

Byron Howard: Quello che abbiamo fatto è stato prendere il mondo di Zootropolis, che rappresenta una vera e propria analogia con il nostro mondo, e da li viene fuori la parte ancora più divertente perché il mondo animali ha molte similitudini con il nostro: gli animali hanno i cellulari, la macchina, vanno a lavoro, hanno alcune debolezze tipicamente umane, come la sete di potere. E l’umorismo scaturisce proprio da questa trasposizione di aspetti tipicamente umani ha cui è stato dato quel tocco animale. Ad esempio è molto bella la scena dei bradipi perché non so negli altri Paesi, ma negli Stati Uniti, la motorizzazione civile è molto molto lenta e così ci è venuta l’idea di mettere come impiegati della motorizzazione di Zootropolis i bradipi e a quel punto la scena si è scritta da solo. Ma dalle vostre risate mi sembra di capire che anche gli italiani quando si tratta di burocrazia sappiano di cosa stiamo parlando!

Il film è prima di tutto un poliziesco visto che vi è un mistero da risolvere ed evidente è la similitudine con 48 ore, film con Eddie Murphy e Nick Nolte. Vi siete ispirati a qualche film di genere?

Rich Moore: In effetti si, perché sia io che Byron amiamo molti i film polizieschi e abbiamo rivisto molto polizieschi e film noir classici da Chinatown a L.A. Confidential a Il terzo Uomo e così via. Abbiamo rivisto tutta una serie di film polizieschi degli anni ’80 in cui i protagonisti erano una coppia di poliziotti e infatti abbiamo rivisto anche Arma Letale, 48 ore, Beverly Hills Cop, cercando quelle che erano le convenzioni, i modi di raccontare le storie, per rivisitarle nella nostra pellicola. Perché questo doveva essere anche un film poliziesco, in un certo senso il primo della Disney, non considerando Basil l’investigatopo, o comunque il primo poliziesco dell’era moderna.

Inoltre, il responsabile delle storie della Disney, ci ha ricordato che questo film sarebbe stato il primo poliziesco in assoluto, che i bambini avrebbero visto e questo ci ha spinto ad impegnarci maggiormente per far si che fosse una buona e bella prima volta!

Raccontateci come sia cambiata la Disney con l’arrivo di John Lasseter?

Clark Spencer: John Lasseter è entrato in Disney circa dieci anni e il suo arrivo ha modificato completamente il modo di realizzare i film. È stata data una svolta completa. È stata creata quella che viene chiamata Story Trust, facendo si che il film tornasse in mano ai registi mentre prima venivano fatti praticamente dagli executive. C’è una continua collaborazione nel gruppo di realizzazione del film, in cui tutti quanti vedono cosa viene realizzato e esprimono la loro opinione su cosa funziona e cosa no. Questo ha spinto tutti ad impegnarsi ancora di più a dare il massimo proprio affinché quella che si realizza, sia la versione migliore possibile del film. Ad oggi ad Hollywood i nostri sono gli unici Studios in cui si è raggiunto questo livello di collaborazione e coinvolgimento,

Rich Moore: Vorrei aggiungere che ancor più che una squadra, siamo una vera e propria famiglia in cui c’è un supporto costante da parte di tutti. L’obbiettivo è realizzare il film migliore a livello collaborativo, piuttosto che concentrarsi sul singolo film e sul singolo regista.

Visto che nel film Big Hero 6 era abbastanza palese che San Fransokyo la città in cui si svolgeva la storia, fosse formata dal mix di San Francisco e Tokyo, quali città ci sono in Zootropolis?

Byron Howard: Quello che abbiamo cercato di fare è cercare di non far apparire Zootropolis come una città tipicamente americana. È vero siamo cineasti americani ma lo studio è composto da circa 800 persone provenienti da tutte le parti del mondo. Quindi abbiamo ritenuto che fosse nostra responsabilità far si che questa fosse una città del Mondo, che contenesse elementi di varie città del Mondo. Ci siamo quindi ispirati a città come Shanghai, Hong Kong, Tokyo, Barcellona, Roma, Parigi, New York. Ci sono quartieri che possono sembrare distretti cittadini americani come il Bronxs o Brooklyn. In ogni caso il nostro obbiettivo era conferire alle varie zone della città caratteristiche che permettesse ad ogni spettatore di identificarsi con questa città, con cui relazionarsi anche se si tratta di un mondo folle abitato da animali.

Zootropolis ci apopare inizialmente come una città ideale in cui ognuno ha il suo spazio in cui specie diverse riescono a convivere tranquillamente le une accanto alle altre, ma essendo un film molto realistico, ad un certo punto, ci si accorge che in fondo non è così ideale, perché anche qui c’è una pecora nera, che per giunta è bianca. Qual’è quindi il messaggio che il film vuole trasmettere, visto che non ha un lieto fine in senso stretto?

Rich Moore: Quello che volevamo fare era caratterizzare la città di Zootropolis come un città reale, in cui non fosse tutto buono o tutto cattivo, che trasmettesse la sensazione che può trasmettere qualsiasi città del Mondo, con i suoi lati positivi e negativi.

La prima volta che vediamo questa città, lo facciamo attraverso gli occhi di Judy, un’ottimista che pensa che a Zootropolis tutto sia fantastico e ognuno può essere ciò che vuole. Una visione in qualche modo un po’ fanciullesca della vita, che ad un certo punto si scontra con la realtà dei fatti provocando una maturazione del personaggio. Judy, cambia scoprendo che la città e in genere il Mondo non sono perfetti hanno i loro problemi, diventando migliore e matura. Perché capisce che come cittadina del Mondo, questo non si cambia cercando di modificare le cose ma migliorando in primis sé stessi. Questo in un certo senso è il messaggio che questo film vuol fare arrivare.

Clark Spencer: Volevo aggiungere alle parole di Rich che quando sono stato coinvolto nel progetto quattro anni fa, ciò che mi ha colpito da subito del mondo creato da Rich e Byron, è che fosse un mondo così bello e grande in cui gli animali intelligentemente si erano resi conto di come si potesse convivere, la minuzia dei particolari e il dettaglio della scala con era stato realizzato, il bellissimo rapporto che si instaura tra i due protagonisti anche se sono in contrasto tra di loro e le personalità che avevano dato alle varie specie animali presenti nel film. In questo modo siamo riusciti a mantenere il retaggio dei classici Disney trasportandolo in un mondo moderno che avesse il giusto equilibrio, tra finzione e realtà, in modo da rendere la storia autentica non con il classico lieto fine da favola e vissero tutti felici e contenti!

Alla conferenza stampa sono intervenuti anche: Massimo Lopez (Lionheart, sindaco di Zootropolis), Frank Matano (Duke, una piccola faina truffaldina), Teresa Mannino (Fru Fru, la figlia di Mr Big, il più pericoloso boss criminale di Tundratown doppiato da Leo Gullotta), Paolo Ruffini (Yax, il bue muschiato più illuminato e pacifico di tutta Zootropolis) e Diego Abatantuono (Finnick, la volpe fennec complice di Nick Wilde), i talent italiani che hanno prestato la loro voce ad alcuni personaggi nella versione italiana del film, che hanno raccontato le loro impressioni su questa straordinaria esperienza di doppiaggio.

Zootropolis: Massimo Lopez, Frank Matano, Teresa Mannino, Paolo Ruffini, Diego Abatantuono
Zootropolis: Massimo Lopez, Frank Matano, Teresa Mannino, Paolo Ruffini, Diego Abatantuono

Diego Abatantuono, che non aveva mai avuto esperienze di doppiaggio, ha sottolineato che la difficoltà più grande sta nel riuscire a far riconoscere la propria impronta al pubblico, senza snaturare le caratteristiche del personaggio a cui si sta dando la voce e senza distogliere da lui l’attenzione dello spettatore. Impressione molto simile quella di Teresa Mannino che dà la voce al toporagno femmina, Fru Fru, un personaggio con un carattere molto diverso dal suo quindi temeva di non riuscire ad essere solo con la voce nelle corde dell’interpretazione, ha invece imparato che nel doppiaggio quello che conta è, sopra ogni altra cosa, il tono della voce e la su effettivamente si adatta perfettamente alla topina che le è stata affidata.

Tutti sono stati comunque, da grandi fan dei film Disney, sono stati concordi nel dire che è stata un’esperienza pazzesca, che sarebbero felici di ripetere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *