Urban eyes: la urban art in mostra al Margutta

La mostra Urban eyes sarà inaugurata stasera 28 settembre alle 19 e sarà visitabile tutti i giorni sino a fine novembre negli spazi de Il Margutta Veggy Food & Art, in via Margutta a Roma.

urban eyes -il-margutta-mostra-daff3Parte stasera, mercoledì 28 settembre, alle 19 la stagione espositiva de Il Margutta Veggy Food & Art, con il vernissage della mostra Urban eyes, voluta dalla titolare Tina Vannini con la cura e l’organizzazione di D.d’ARTE e Profilexpo. Una trentina le opere in mostra degli artisti Giorgio Bartocci, DAFF, EFY, Luca Font e NEO visitabili tutti i giorni sino a fine novembre.

L’Aperitif-Art del vernissage si arricchirà della performance del dj e MC Papaceccio e della popping animation della UDA urban dance academy.

Urban Eyes, ossia occhi urbani, dove il termine urban, assume un doppio significato diventando l’obiettivo e lo strumento di una mostra che raccoglie le opere di cinque nomi noti nell’urban art, che hanno in comune l’uso dello spray e la forte identità di un percorso condiviso ma allo stesso tempo individuale.

Nelle opere di Giorgio Bartocci, viene sviluppato un linguaggio creativo istintivo e fluido da cui emergono figure congiunte da un movimento armonico, continuo e atavico, a ricordare l’elemento palpitante e vitale che lega il mondo.

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Giorgio Bartocci

DAFF, invece nasce come writer, ma oltre ai marker, acrilici e spray, per il suo universo artistico utilizza stickers, vecchie lire, carte, francobolli, pezzi di metallo tutti originali e vintage.

DAFF
DAFF

I lavori di Luca Font vanno da treni e muri fino ai tatuaggi passando per i lavori su carta e il minimo comune denominatore che li lega è l’interesse dell’artista per grafica e sintesi visiva.

Luca Font
Luca Font

Le creazioni di NEO, sono squarci visionari di luce ed energia che vanno a ricomporre in geometrie reticolari una dialettica tra gli opposti, passando dallo spray al colore liquido, attraverso la gestualità e il dripping.

EFY, infine, reinterpreta l’antica tecnica di stampa della xilografia utilizzando catrame e spray al posto dell’inchiostro, per ottenere ogni volta pezzi unici pur utilizzando la stessa matrice.

Il fenomeno urban nasce negli USA, in particolare a New York, negli anni Settanta e Ottanta, da un bisogno di creatività libera, fuori dalle logiche del mercato dell’arte, appropriandosi di un territorio dimenticato: le aree a margine dei contesti urbani trascurati o abbandonati, come muri e capannoni, strade e palazzi dissestati. Un’arte che si esprime con tecniche inusuali, provocazioni sociali e idee surreali dando vita ad un mix di colori e luci, di strategie e sinergie che si fondono per creare qualcosa di nuovo, una voce di rottura, sull’onda estesa della cultura hip-hop.

E l’onda di energia è talmente forte che questo nuovo modo di fare arte, conquista ben presto appassionati del settore, amministrazioni cittadine e media passando dall’essere considerato illegale a trendy. Energia che non poteva non contaminare i ricettivi spazi espositivi de Il Margutta sempre alla ricerca di idee creative originali e nuovi talenti da scoprire.

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