Tarantella nel castello di putipù: il primo album di Bellavista (recensione)

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Tarantella nel castello putipù è l’album che segna l’esordio del cantautore polistrumentista Bellavista, al secolo Enzo Fiorentino. Un album in cui, mosso da una fervida fantasia e da musiche che tentano di contenere (con difficoltà!) le parole, Bellavista utilizza la sua arte per raccontare e riflettere (Come il professore del famoso film forse?!) intorno ad un mondo reale ma molto, molto più ricco come solo chi nasce a Napoli può testimoniare.

Il titolo richiama alla tarantella come segno di aggregazione, al castello come premio per il popolo e al pitipù come…? “Non l’ho mai capito!” risponde l’autore stesso.

Un menestrello che adagia i ritmi delle sue canzoni, delle tradizioni popolari e della musica leggera italiana, divertendosi a suonare tanti strumenti, come tante sono le storie che dipinge:

L’italienne (di cui è disponibile anche il video) racconta da lontano, forse con nostalgia, il nostro paese con le parole delle più famose canzoni italiane, sempre però con questo ritmo incalzante e danzante da vero buffone di corte. Critiche alla società alta non mancano – “Ma quanto siete brutti!?” – (“La vera bellezza” e “Sei in lista (il tipo alternativo)”) e metafore da medioevo, per amplificare una società ancora troppo distante non solo per divario economico o culturale, ma per la visione della vita stessa e di ciò che più conta. La rivalsa di diventare Re in barba a tutti.

Alcuni testi autobiografici (“Il pilota coi baffi” e “Dalla stessa prospettiva di una stella”) assecondano un cambiamento di stile musicale, variando lo schema brillante e ritmico stile Rino Gaetano a volte (ma anche Stefano Palatresi e perché no! Sfiorando l’avanspettacolo) che pervade il disco.

Teatrale sempre e comunque l’interpretazione. Da vedere dal vivo presto, prestissimo!!

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