Renzo Rubino: tra un pianoforte scassato, il pop e la melodia italiana

Renzo Rubino
Renzo Rubino

Il cantautore pugliese corre tra apparizioni da Fazio, videoclip divertenti e la voglia di suonare con i fidati collaboratori la sua musica, per continuare a vivere questa professione come una valvola di sfogocome una favola.

Ci sono incontri speciali, che rimarranno tali per tanto tempo nella tua memoria, anche se sono frutto della tua fantasia.
Un incontro prima di tutto ha bisogno di un luogo ed un motivo per andarci.

Facciamo che ci prendiamo un caffè al Pigneto; un quartiere romano fermo nel tempo, in bilico tra la forza culturale antifascista degli anni quaranta, la classica periferia romana del tempo di Pasolini e il pendolarismo della vicina via casilina, internazionale e caotica. Vicina sì ma non troppo,  perché fuori dalla nuvola che avvolge il quartiere, silenzioso all’ora della pennichella, protetto da queste piccole abitudini, fatte di silenzio e caffè.

Nella testa risuona “Pop” di Renzo Rubino, e si susseguono le immagini del suo assurdo colloquio con un austero discografico, che vorrebbe una canzone più pop, a cui il malcapitato artista risponde con uno sguardo disperato.

E mentre ti accorgi di battere il piede a ritmo di musica, vedi arrivare proprio lui, col passo lungo e la voglia condivisa di un buon caffè.
Come si fa a definire cantautore chi prima di tutto si sente artista, musicista e ama giocare, divertirsi con la musica, con i generi musicali, con la forza delle immagini e del teatro? Chi scrive canzoni anche con un pianoforte scassato, con quattro tasti funzionanti, ma sufficienti a ritmare e cantare, e poi, ti dichiara il suo amore per la melodia?

E te lo dimostra questo amore cantando Tenco da Fabio Fazio, presentando a Sanremo “Per sempre e poi basta“, una melodia non facile, eppure tanto apprezzata dal pubblico e dalla critica.

“Ciao, sono la fine del mondo”, ti potrebbe canticchiare, ritmando con un piano libero di correre ovunque tra i tasti, o rallentando, alla ricerca di una melodia inesplorata.
E così con le parole.

Teatrale. La voce calda di Modugno e la stessa voglia di esprimere senza limiti la sua arte; tanto da rendere splendida la sua esibizione de “Il postino”, quando il tema e il testo avrebbero potuto schiacciare la bellezza della canzone, solo perché un uomo cantava “amami uomo”, e a Sanremo la ricerca dello scandalo a volte supera la sete di buona musica.

Renzo Rubino

Perché porre dei confini alla musica, alle parole, e alla voglia di arrangiare i brani con strumenti e collaboratori fidati, facendosi guidare da un ragazzo di 70 anni chiamato affettuosamente “er Fiabe”, che risponde al nome di Marcello Faneschi?

Da Disney a Modugno, il violino e il pianoforte, il pop e le colonne sonore girano vorticosamente per lanciare schegge impazzite, prendono forma in canzoni che Rubino si diverte a presentare, con tanto lavoro musicale e teatrale dietro.

Ma non parlategli di lavoro, non lo svegliate, altrimenti si accorgerà di essere un professionista e perderà la “magia” che lo avvolge.

La stessa magia del teatro, che per tanto tempo è stato il suo presente e il più roseo dei futuri possibili. Fino alla doccia gelata, a quel “no!” che tutti coloro che credono nella propria unicità prima o poi incassano. Ma guai a fermarsi, a rinunciare.

Perché uniformarsi nella vita, mirare ad assomigliare ad uno stereotipo, può risultare più semplice, facile. Ma come si fa a vivere senza suonare la propria musica? La personalità di ognuno, ancora di più nell’artista, deve trovare la libertà di esprimersi.

Come quando si intona una melodia nel bel mezzo del silenzio di un bar, cantando con la stessa intensità di un vero concerto, tra gli sguardi sorpresi degli avventori. La stessa passione febbricitante che ti permette di scrivere una canzone in pochi minuti, e cantarla e ricantarla come se fossi davanti a centomila persone entusiaste, quando in realtà sei a casa tua e ti strillano perché suoni all’ora del coprifuoco pomeridiano, in quel di Martinafranca.

No. Non diteglielo che è già un lavoro il suo, lasciate che la sua vocazione non sia consapevole di se stessa mai, così ché rimanga la nuvola di magia e fantasia che lo circonda, perché possa passeggiare tra le note della sua canzone preferita.

E così come sei arrivato, paghi il caffé e te ne vai, lasciando nell’aria un canticchiare melodico, una canzone lontana:

“Cara” di Lucio Dalla che risuona tra i panni stesi del Pigneto,  intento a conservare il suo incanto e ad accogliere gli artisti e le loro vocazioni.

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