Que viva Cangaceiro! Piero Pelù: 53 anni di rock italiano

pelu

Il ribelle, il frontman rock dallo Spirito Libero che coinvolge con le sue esibizioni e con la voce e i versi di un vero animale da palco: la storia del rock italiano deve tanto ai Litfiba ed al suo cantante, unico.

Piero Pelù con il suo look da pirata: capelli lunghi, pizzetto e basette infinite, gilet di pelle su petto virile e peloso. Chi ha assistito ai suoi concerti ricorda agli inizi tanta energia, come oggi, ma anche un’animosità verso le prime file che creava disagio. Contro tutto e tutti, da vero ribelle, come il personaggio imponeva.
Spesso le sue invettive dal microfono, tra una canzone e l’altra, dalla tournè o dal palco di San Giovanni, lo hanno reso celebre e gli sono costate aspre critiche.
Difficilmente però mi è capitato di sentire qualche altro cantante dire la cosa giusta e scomoda al momento giusto e davanti a chi di dovere, come ho sentito fare a lui.
Parlare del Papa e di Andreotti dal concerto del Primo Maggio; dei primi indagati di tangentopoli; di Renzi ultimamente o di Mafia.
Un vero Pirata: scollegato a volte, ironico e profondo, magari troppo artefatto e truccato come il copione impone, ma anche impegnato e pronto a dare una mano, anche quando non conveniente. Lottando, parlando, urlando e cantando delle mine antiuomo e delle bombe intelligenti, come in Bombaboomerang, scritta a quattro mani con un tipo come Alessandro Bergonzoni.

“Cosa resta di noi, autobombe, cosa resta di noi, la dignità, la voglia di restare uniti e stasera glielo dimostriamo!!” urlò ad un pubblico impaurito e carico al tempo stesso nel periodo degli attentati mafiosi a Roma e Firenze dei primi anni novanta.

Le prime canzoni di successo le ricordo tutte su temi sociali, politici e religiosi. Con Ghigo si sono divertiti a canzonare il matrimonio (Gioconda), sempre pronti a dissacrare il buon costume e il bigottismo religioso. I video di “Proibito” o “Bambino” hanno lasciato il segno e consacrato la sua immagine al mondo della televisione. La faccia ce l’ha messa sempre, in prima fila con Ghigo a stravolgere gli schemi ed a raccontare il mondo del dinosauro politico di Tangentopoli.

pelù e ghigo

Non solo rock contro: Spirito e gli album a completare la tetralogia degli elementi iniziata da Terremoto, spingono i Litfiba verso un mondo di fantasia e un disegno costruttivo nuovo. Dopo aver toccato temi politici legati alle rivoluzioni e alle dittature sudamericane e alle politiche economiche del mondo petrolifero, si riprende il filo della poesia e dell’uomo di fronte a se stesso e all’universo, come era già avvenuto agli albori, con canzoni come Ballata Pierrot e la luna.

La credibilità di quel viso, di quella voce e di quel corpo esplosivo come i grandi mostri sacri del rock mondiale hanno permesso a Piero di esprimersi ovunque, anche da solista, permettendosi di duettare con Angun o di esibirsi in cover come “Il pescatore” di De Andrè, di partecipare a talent show o urlare al concerto “Italia loves Emilia” il suo odio per le mafie.

Libero. Questo mi viene da dire. Dalla politica dei partiti, dei colori e delle parole incatenate dalle ideologie.

“Io sono Brado vado al contrario, sto bene fuori senza padroni”

Allora non ti fermare e non vi fermate, Non smettere finché la voce ci sarà, il coraggio pure e finché resterai in piedi:

Què viva el bandido Litfiba!

Cangaceiro.

 

 

 

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