“Nessi” di Alessandro Bergonzoni: dal palco e dietro le quinte

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È in scena al Teatro Vittoria dal 10 al 22 marzo il nuovo monologo scritto e interpretato dal comico bolognese con la collaborazione alla regia di Riccardo Rodolfi.

Buio in sala.

“Dove sei?!”

La voce di Bergonzoni ci catapulta in una scena da film catastrofico: l’uomo intrappolato dal black out, in un labirinto di quadri elettrici, vive un momento difficile, anche per le battute poco piacevoli cui è sottoposto dalla voce guida, che lo aggiorna della catastrofe che si è abbattuta su molti, non risparmiando la sua famiglia. Cinico informarlo in un momento così difficile :”sono pronto a morire!” si arrende alla fine. Si apre il sipario e tra il fumo, che invade anche la sala, esce lui, con le mani dentro un’incubatrice: non è questione di essere pronti a morire, il concetto è quello di essere pronti a nascere e a vivere.

Ci siamo già divertiti a raccontare le gesta di questo personaggio unico (Alessandro Bergonzoni: e il suo voto di “vastità”) ma ci ha sorpreso questa volta: la voglia di comunicare è tanta, l’esperienza e la padronanza cresciute, la genialità immensa come sempre. E’ riuscito a migliorarsi, non so come, ma c’è riuscito!

Non ci sono punti morti o momenti di relax: i giochi di parole, i concetti, i personaggi, le punzecchiature, insomma i Nessi scorrono inarrestabili come un fiume in piena.

Il figlio mette una bara in salotto e aspetta il padre preparandogli un funerale da vivo. Lo adagia adagio dentro, credo anche con qualche resistenza. Come si dice nei funerali: “Ah quanto tempo avremmo potuto passare insieme. Passiamolo! Sono vivo!!”. Al posto dei ceri ci sono i cisei!

I nessi non si fermano. La ragione, le etichette che ci diamo ci condannano ogniqualvolta ci illuminiamo per un’idea, prendiamo una decisione o esprimiamo un giudizio: la pazzia è confrontare l’età media di un cane in Honduras e quella di un ragno (con o senza ciabatte) in Australia o stare ad ascoltare le interviste ai calciatori?? Inarrestabile. Essere credenti, praticanti,  vedenti, non vedenti, studiare da periti o essere vigili. L’incidente d’auto con un cinghiale riccio che coinvolge un motociclista che deve sposarsi, col curato ma non necessariamente guarito che lo aspetta è il pretesto per ridicolizzare le classificazioni tra queste definizioni e di nuovo per dichiarare la propria libertà ad essere unici, a vedere con i propri occhi. E poi c’è il viale della psicanalisi,  la tragedia dell’uomo chiamato Invano o il cane da guarda.

bergonzoni.it

Il messaggio non scivola via tra tante risate liberatorie, perché l’idea di fare nesso senza precauzione, di essere parte della vita degli altri, di non dire “non mi riguarda” (“anche perché se lo guardi magari poi lui ti riguarda..”) sta penetrando la pelle e le menti di chi segue questo autore e attore da anni.

Leggiamo dei libri? si va bene, ma scriviamo noi altri capitoli: “basta con gli autori tarzan! cioè? l’autore che cita, cita sempre qualcun altro!”. Tutto ci riguarda, tutto fa parte di noi. La vita di chi è in carcere o le donne che subiscono violenze, gli scafisti o gli annegati.

Tutto.

Lo spettacolo finisce ma il pubblico non se ne va e costringe l’artista a tre bis tra cui una splendida descrizione di favolosi e incredibili uccelli e la riproduzione dei loro versi: lo storione, il permesso, il guai-a-te! Ma noi niente, ancora li ad applaudire! “Fa piacere vedere che siete ancora qui anche dopo la fine dello spettacolo…..perché è di questo che si tratta: la FI-NE- DEL-LO SPET-TA-CO-LO!” e ancora: “Quando i media dicevano che Bergonzoni sarà a teatro per 12 giorni…forse c’è stato un problema di interpretazione!”.

La nostra serata non finisce ancora perché decidiamo di stringergli la mano subito dopo lo spettacolo, quando incontra amici e pubblico con cortesia, braccia aperte e ironia. Vale la pena aspettare per la stima che proviamo e per osservare da vicino la sua vitalità, giusto il tempo di ascoltare come saluta una coppia di amici: “ma state ancora insieme!?!?! passerà…” oppure, quando nella confusione dello stretto corridoio dove ci accoglie, si ritrova tra un uomo e una donna ed esclama: “Ah ma voi non vi conoscete? Non siete amici. Volete diventarlo??”. Istigatore di Nessi, anche qui!! Lo spettacolo finisce perché cala il sipario, ma Bergonzoni continua a fare nesso ovunque, sempre, con chiunque e senza precauzione. Questa la missione! Anche l’ammissione!

Il contagio è cominciato è sarà inarrestabile. La cura?

Andate a teatro per capire, ma anche per non capire, l’importante è che non appena metterete un piede fuori di casa entrerete a contatto con le vite degli altri. Captate e non abbiate paura: tutto vi riguarda, senza limiti, almeno questa è la sensazione che regala questa ora e mezza passata a ridere e fantasticare.

Oltre a stringerci la mano, Alessandro Bergonzoni ci ha lasciato una fascia nera da un lato e bianca dall’altro, simbolo dell’iniziativa “La vita in fasce” che spiega in questo breve video e che potete approfondire sul sito www.alessandrobergonzoni.it richiamati da uno strano doppio conteggio : le vite che stanno nascendo e quelle che stanno morendo in questo momento, indicatori diversi e forse più importanti dei followers o dei like dei social network.

 

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