ITALIANS: anatomia di un popolo con le idee decise al bar (solo al bar)

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Una scena dal film “Tre uomini e una gamba”

“Un latte macchiato tiepido senza schiuma e con poco caffé. Tiepido eh! Non freddo…poi chiedi le cose…”

“Ecco: freddo!”

(da “Tre uomini e una gamba”, di Aldo Giovanni e Giacomo).

Ascoltiamoci ogni tanto, fa bene. Quando entriamo in un bar, per esempio.

Siamo esigenti e decisi. Sappiamo esattamente cosa vogliamo e attendiamo sicuri l’incontro tra la bevanda scelta ed il nostro palato. Il risultato deve essere quello atteso, altrimenti ci cambia la giornata e per i più arditi ne nasce una questione col barista.

Nell’era del distributore automatico e dell’acquisto on line, di Starbucks e Amazon, delle chat e di facebook, noi abbiamo ancora bisogno del barista.

Insostituibile. Fondamentale.

Il contatto umano più imprescindibile del nostro vivere quotidiano. Le nostre richieste sono fantasiose ed uniche perché non ci accontentiamo del contenuto, ma anche il contenitore conta: al vetro o in tazza fredda?

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In Europa siamo unici per questo. La nostra fantasia si manifesta poi anche nella fila: non ci riusciamo proprio a metterci uno dietro l’altro! Forse perché oltre al fatto che accetteremmo di buon grado di superare tutti, viviamo con la cultura del sospetto. “La legge é uguale per tutti”. Ma non solo pensiamo che non sia così! Ormai per la nostra cultura é giusto che non lo sia.

Lo abbiamo accettato.

La cosiddetta Norma salva-Berlusconi é solo la punta dell’iceberg. Il fatto che un politico con pubbliche funzioni non pensi minimamente a dimettersi se coinvolto in uno scandalo di tangenti e che l’opinione pubblica non batta ciglio lo dimostra. Ma anche la semplicità con cui si ammette di ottenere l’appuntamento per una visita specialistica “perché conosco il primario” in tempi utili, senza doversi rivolgere al privato, lo conferma.

Viviamo di espedienti, senza futuro, forse perché non crediamo che avremo una pensione. Ma quando dico senza futuro non penso al singolo o alla famiglia, perché da quel punto di vista ci sentiamo immortali: mutui trentennali e case carissime, tutto cemento, indistruttibili fino al primo terremoto. Rate per tutto, pensioni integrative. Tutto per il futuro.

Senza futuro però, perché una volta appurato che le cose non funzionano e che quindi non funzioneranno per nessuno, nel pubblico almeno, la questione ci coinvolge ma solo per la durata del nostro calvario.

E poi? Nulla: il problema passa al prossimo in lista.

Ma non dovremmo continuare a preoccuparcene? Del resto siamo cittadini italiani e i diritti e i doveri dovrebbero essere sanciti dalla Costituzione. Non é così? Allora non siamo cittadini perché questa non é una Nazione, né una Repubblica.

Siamo nel Medioevo.

Comandano i più forti e guai ad alzare la testa, altrimenti rischiamo di perdere quei pochi diritti che ancora abbiamo. Come quel superiore che minaccia di licenziarti ogni giorno e piano piano ti annichilisce e tu hai troppa paura di perdere il lavoro e dimentichi di essere una persona e non un numero.La nostra cultura é medievale. Il nostro coraggio che fine ha fatto?

Se la tazzina é troppo calda o il gol é in fuorigioco?

L'allenatore_nel_pallone_-_Vai_Aristoteles!

Se il sindaco é di Forza Italia o del PD,  se era un immigrato o un italiano oppure se abbiamo pagato il riscatto oppure no? Di questo discutiamo?

A proposito, avrei una domanda da porvi: ma stiamo pagando un debito o gli interessi del debito?

Seconda domanda: chi sono i creditori? Vista la nostra pressione fiscale credo siano domande legittime.

Qualcuno mi risponde? Un dibattito magari…

Niente? Ecco qualcuno che si avvicina!!!

Scusi, non ho capito!!

Ah…era in fuorigioco, di rientro.

Di poco, però, dice lei.

Si, certo.

A vederlo da qui si, ha ragione.

Di poco.

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