Francesco De Gregori in “Vivavoce”: una raccolta di canzoni con “istruzioni per l’uso”

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Vivavoce: una raccolta di alcune canzoni di Francesco De Gregori suonate e arrangiate, da studio. Realizzata con collaborazioni importanti: Ligabue, Nicola Piovani e qualche omaggio. Un disco personale con tanto di  istruzioni per l’uso, per un ascolto diffuso discontinuo.

Sono passati più di vent’anni dal primo concerto di Francesco De Gregori al quale ho assistito.
Eravamo in quattro, emozionati, come se avessimo dovuto incontrarlo per un caffè al bar ed esprimere in pochi minuti quello che le sue canzoni significavano per noi .Odore di panini casarecci, zaini colmi di bevande e registratori nascosti per rubare qualche bootleg preziosissimo. Avrei voluto portare anche la chitarra!

Avevamo preparato anche uno striscione che in quegli anni, primi ’90, voleva rispondere con un senso di pace, semplice come i concetti di 4 diciottenni, alla guerra, alle bombe e ad un’Italia scossa da tangentopoli, e per questo divisa tra noi e loro, agli occhi di quattro studenti del liceo, perlomeno.
Recitava: “forse un giorno canteremo tutti la stessa canzone”.
“pensa che noia, speriamo di no!” rispose lui. Lo aveva letto, e ci aveva risposto alla sua maniera.

Tante generazioni si ritrovano.  Le canzoni più famose risuonano e celebrano un artista unico, un cantautore profondo e sognatore, un musicista leggero e spesso inconsueto.
Allora l’ennesima raccolta, “Vivavoce” stavolta da studio, per suonarle ancora. E per ascoltarle di nuovo e visto che le conosciamo già, senza troppo impegno e senza cuffie, ma in Vivavoce, condividendo le emozioni:

Madri e figli, nipoti e nonni, fratelli e amici, in un ascolto diffuso, per lasciare che ci incuriosiscano quando meno te lo aspetti, che ci trasportino nel mondo straniero o immaginario che raccontano: sul Titanic, in nave, in Messico, in miniera o in giro per l’Italia dei nomi propri e delle città, tra mestieri e storia, tra guerre e feste di paese.

E come si fa a non lasciarsi trasportare?

Perché caro Francesco tu racconti storie con la musica, e la musica fa sognare ad occhi aperti, e un “canestro di parole nuove” cattura l’anima, la sconvolge e la catapulta in un mondo diverso. E quelle storie riempiono e scaldano, come il fuoco di un camino ed incantano, perché ogni canzone vive nei ricordi, nelle emozioni che suscita dentro di noi.
Lo dici tu che la storia siamo noi.

La storia di questo paese rivive in tante canzoni, con immagini e sensazioni, odori e urla, dolore e sgomento, “Sangue su sangue”.
E io non riesco a non riviverla quando ascolto Viva l’Italia, ma anche quando canto “Quattro cani”, come facevo vent’anni fa, quando litigavo con i miei amici per chi dovesse essere “la cagna”.
E pensare ai “Matti” che fumano centinaia di sigarette, davanti all’altare o “L’abbigliamento di un fuochista” con quella chitarra che non mi stancherei mai di pizzicare.
No, mi dispiace, l’ascolto discontinuo non fa per me..
La gente, “perché è la gente che fa la storia”, le tue canzoni le ha prese senza chiederti il permesso, e non solo le più famose, ma tutte.

Le ha scelte per dare il nome ad un figlio, per descrivere come me un gruppo di amici, per ricordare un Natale, per innamorarsi o per emozionarsi al ricordo della storia italiana, di quella più cupa, tuo malgrado, quando alla fine di una trasmissione sulla Rai partivano le note di un pianoforte e la tua voce.

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Tu le canti ancora, le arrangi e soprattutto le suoni per mantenerle vive, per continuare ad essere un cantautore.
Così Ligabue ti accompagna a riscoprire Alice. Nicola Piovani firma senza stravolgerla “La Donna cannone“, un fischiettare cerca di far passare inosservata Niente da Capire e un’altro saluta Lucio Dalla in “Santa Lucia”, mentre tu ti diverti; e chi ti ha seguito negli anni, dal vivo, sa quanto ti piace tutto ciò.

De Gregori e Ligabue in "Vivavoce"
De Gregori e Ligabue in “Vivavoce”

E lo sa apprezzare. Anche se qualche volta ha storto il naso per un’interpretazione diversa, magari più da parte del De Gregori cantante. Ma non qui, non in ” Vivavoce”.

Tu concedici di ascoltare quest’album come vogliamo, con intensità, persino con le cuffie, anche in queste nuove versioni che con tanto orgoglio rivendichi in un album per te, che ti dovevi, come musicista.
Perché ognuno deve fare il suo mestiere.
Tu sei il musicista. E un musicista suona.

Noi ti ascoltiamo, “, “madri e figli” ,” tra le stelle e la stanza” in Vivavoce, come vorresti tu, o con le cuffie, in un mondo intimo, adolescente, ma sempre con emozione, con attenzione e con passione.

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