Enrica Antonioni: una vita con il grande Maestro Michelangelo Antonioni

Enrica Antonioni - moglie del regista Michelangelo Antonioni
Enrica Antonioni – moglie del regista Michelangelo Antonioni

Il nostro caffè di oggi ha un gusto particolarmente ricco e solenne, perché abbiamo avuto il piacere di berlo con Enrica Antonioni, moglie del grande Maestro, Michelangelo Antonioni, eccezionale testimone del Made in Italy nel Mondo, con le sue opere cinematografiche.

Abbiamo incontrato la signora Antonioni, alla galleria d’arte “28 Piazza di Pietra – Fine Art Gallery“, per l’inaugurazione della mostra personale “Michelangelo Antonioni pittore”, visitabile dal 31 Ottobre 2015 al 29 Febbraio 2016, splendidamente curata da lei e da Francesca Anfosso, direttrice della galleria.

Enrica ci ha così gentilmente condotto nell’affascinante mondo del Maestro Antonioni, facendoci scoprire sorprendenti lati della sua complessa personalità, permettendoci così di apprezzarlo ancora di più non solo come regista e artista a trecentosessanta gradi, ma soprattutto come Uomo.

Conosciamo tutti il genio del Maestro Antonioni attraverso i suoi capolavori cinematografici, dai quali emerge una personalità molto complessa, ci può raccontare lei che ha passato trentasei anni della sua vita con lui, com’era come uomo?

“Era un uomo difficile, un marito difficile (sorride), ma come regista era straordinario, molto esigente, sapeva esattamente ciò che voleva, quindi aiutarlo non era difficile, perché faceva sapere a ognuno quello che doveva fare, dagli scenografi al direttore della fotografia agli attori. Aveva anche modi molto particolari di chiedere. Ad esempio, agli attori non chiedeva mai qualcosa di preciso, perché voleva vedere ciò che potevano offrire.

Un provino ideale per Michelangelo, consisteva prima di tutto, nel vedere l’attore che camminava in uno spazio vuoto, per vedere come lo riempiva, possibilmente con eleganza. Poi naturalmente c’era il senso della voce, dell’espressione, dell’espressività, ma prima di tutto Michelangelo cercava di costruire l’inquadratura.

Quindi, come dicevo, regista molto esigente, ma semplice perché sapeva ciò che voleva; come pittore, una meraviglia, perché era seduto tutti i giorni al suo tavolo di lavoro, in silenzio, senza chiedere nulla, solo comprare tele e colori; come marito…un “inferno”! (ride)

No, non un inferno, però un marito molto difficile, perché ha passato tutta la sua vita, da quando è nato a quando è morto, a cercare di capire sé stesso, prima di tutto, per poi riuscire a capire tutti i personaggi che voleva raccontare!

Perché in fondo anche se intuiamo come siamo fatti, il senso della vita, l’amore, rimane sempre un mistero! Quindi stargli dietro era difficile, malgrado le nostre nature si prendessero bene ed avessero un’alta compatibilità; finché non ho capito che potevo stargli accanto solamente se, invece di concentrarmi solo su di lui, anch’io avessi inseguito il mistero della mia natura.

Così le cose sono andate davvero bene nel momento in cui ho cominciato a rispettare il mistero della sua natura, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, andando per la mia strada che era parallela alla sua, spostando l’attenzione da lui a me con lui.”

Qual’è stato l’insegnamento più grande che ha ricevuto da Michelangelo Antonioni?

“Ne ho ricevuti tanti, ma forse il più grande è stato quello di imparare a non avere paura. Anche se di base non sono paurosa, in quanto ho una natura gioiosa, semplice, pur avendo molte sfaccettature, ho avuto molte paure nella mia vita, soprattutto ereditate dalla mia mamma e quando ho conosciuto Michelangelo, ho avuto la fortuna di conoscere un uomo veramente coraggioso. Ovvio che essendo un essere umano, anche lui aveva dei timori, come ad esempio quando faceva un film, però aveva un tale coraggio nell’affrontare la vita, le cose, aveva proprio il gusto del vivere la vita e di affrontare le sfide, che per me è stato un grandissimo insegnamento.”

Nei ventidue anni di silenzio di Michelangelo Antonioni, dovuti alla malattia, c’è stato mai un momento di scoramento, sia suo che del Maestro?

“Tantissimi! Michelangelo, ha pianto tanto, proprio di disperazione. Ma anch’io ho pianto tanto, poi io sono una persona che piange anche di gioia! Ci sono stati molti momenti in cui Michelangelo, addirittura, urlava per la disperazione, però era un uomo estremamente rispettoso della vita, che si voleva molto bene ed era straordinariamente intelligente, che ha usato quell’incidente, quella sorta di trasformazione nella sua coscienza, per migliorarsi e per migliorare la qualità della vita.

In quel momento lì ho imparato cos’è l’amore! Perché era facile amare Michelangelo quando era bello, elegante, di grande successo, quando andavamo a fare viaggi strepitosi e conoscevamo il meglio delle persone, degli artisti, della vita. Invece quando si è ammalato è tutto cambiato!

Ho dovuto veramente stargli accanto, sostenerlo. Ho inventato a mio modo una vita migliore, per lui, per me, per tutti i suoi amici, una vita di grande comunicazione. Improvvisamente, lui, che era il maestro dell’incomunicabilità, è diventato un uomo che aveva la voglia, il desiderio, il gusto di comunicare ad un livello molto molto sottile, poetico, profondo e i suoi dipinti erano proprio il mezzo che aveva per incontrare un gran numero di persone.

Così, mentre prima con i suoi film, era un regista per pochi eletti, perché era irraggiungibile, così difficile da capire, è diventato attraverso il linguaggio della pittura, quasi popolare e questo lo rendeva veramente felice!”

Cosa pensava del cinema italiano degli ultimi anni?

“Lui andava al cinema quasi tutti i giorni, perché voleva vedere tutto. Spesso tornava a casa, dicendo che il film che aveva visto non gli era piaciuto, perché è sempre stato molto esigente, quindi era molto difficile che amasse un film, soprattutto quelli italiani, perché non vi ritrovava quella scuola di cinematografia che lui aveva fatto e che riconosceva nei registi della sua epoca.”

Come prende il caffè? e come lo prendeva Michelangelo Antonioni?

“Io amo moltissimo il caffè, come lo amava molto anche Michelangelo e di solito lo prendevamo macchiato con un pochino di latte.”

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