Centrale elettrica Montemartini : Roma antica tra le macchine industriali del primo Novecento

Centrale elettrica Montemartini

Il ferro freddo delle macchine grigio scuro, un tempo bollenti, ospita il bianco eterno delle sculture romane dei musei capitolini: Le macchine e gli dei.

La storia di Roma in tante realtà parallele.

La Centrale Montemartini, nata nel 1912, e potenziata con due enormi motori diesel alla presenza di Benito Mussolini, sbuffa per l’ultima volta negli anni sessanta, per concedersi un oblio di più di vent’anni prima di rientrare nel progetto “Art Center”.

Poi nel ’97 nasce la mostra “Le macchine e gli dei”, quando centinaia di sculture trovano casa qui, tra le macchine dei primi del Novecento, profughe per la ristrutturazione di alcuni musei capitolini. Da mostra temporanea passa a permanente nel 2005,  quando le opere tornano ai rispettivi musei, ma non tutte.

La zona ostiense-marconi di Roma è stata la prima area di industrializzazione della capitale e passeggiare per quelle vie domenica mattina è sorprendente: sembra un cimitero di macchine in una città fantasma. Il mattatoio, gli ex mercati generali, il Gazometro e la stessa Centrale Elettrica Montemartini sono il tempio della vita industriale della città di Roma che dorme sconosciuta da anni, di un periodo storico e di una funzione e importanza trascurabili per i turisti. La vicina Università e i romani tutti sperano di veder nascere veramente in questi luoghi la “città della scienza”.

Entriamo e subito il paesaggio cambia: luci mirate su statue bianche che circondano strane macchine enormi e grigie, con leve e bottoni da cartone animato. Che succede?

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Non possiamo, noi e tanti altri piccoli osservatori, affrontare questo interrogativo da soli e troviamo conforto nelle parole di Serena ( www.serenaintilia.blogspot.com ) che raccoglie le giovani e curiose menti che la circondano indirizzandole verso un percorso tra le opere del museo, fino al mosaico finale da riprodurre sul proprio quaderno. (per info www.informadarte.it).

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L’effetto è elegante e stranamente di ottimo gusto: il contrasto tra lo scuro delle macchine e il bianco delle sculture, tra la monumentale forza dei motori e la regalità delle teste, tra leve e tubi, enormi turbine e mosaici raffinati e perfetti in ambienti spaziosi, lascia piacevolmente sorpresi tutti. L’attenzione si sposta improvvisa dal posto di comando di una turbina, misurando la forza del vapore e dei motori con la quantità di lancette ed indicatori che vanta, alle copie di originali greci, tra cui una testa raffigurante Cleopatra, oppure all’immenso mosaico con scene di caccia nella sala caldaie o a quello perfettamente conservato con bordura a girali di acanto e animali della sala colonne.

Intanto, mentre i bambini si chiedono perché metà delle opere manchino di testa o braccia, alcune solo del naso, ci imbattiamo nei resti di una Statua colossale di divinità femminile: una testa ed un braccio enormi.

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Restiamo ancora più a bocca aperta quando Serena ci dipinge nella mente un tempio con affianco questa statua alta tra i 16 e i 18 metri.

Il curioso silenzio che ne consegue ci accompagna fino alla Sala caldaie dove ci attende, pensierosa e intrigante, Polimnia. La musa della lirica, del canto e della danza è intenta a rimirare qualcosa e sogna, per questo non pone attenzione, solo le spalle, all’enorme mosaico che conclude il nostro piccolo viaggio e che i bambini si divertono a riprodurre, con scene di caccia e avventure.

Una curiosa avventura per tutti.

La possibilità di ammirare opere splendide che raccontano di Domus romane e giardini incantevoli, del culto del bello e degli dei, di quando non erano distinti dagli uomini ma ne completavano il mondo. Poi di colpo un salto di quasi duemila anni, tra fumi e vapori, rumore e benzina, verso un futuro ancora più misterioso: quello delle macchine, anche esse misteriose e immense, della guerra in Europa, di una città pronta ad espandersi senza confini, ancora eterna, almeno nella mente sognante dei suoi ingegneri, macchinisti e operai.

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