Carnevale in Italia: le città famose, il significato della festa, tradizioni ed eventi

Carnevale

Le origini del Carnevale sono strettamente legate alla cultura religiosa, in quanto collegate alla Pasqua, che cade sempre la prima domenica di Primavera, che è quella dopo la prima luna piena primaverile. Dalla domenica di Pasqua si contano a ritroso 6 settimane di cui 5 di Quaresima e da lì una settimana prima si ottiene la data di inizio del Carnevale.

Anche se il legame alle antiche usanze cristiane è molto forte, tanto che lo troviamo anche nel nome Carnevale, dal latino carnem levare, che stava ad indicare il termine ultimo in cui era possibile mangiare carne prima dell’astinenza dovuta al periodo di Quaresima, in alcuni aspetti del cerimoniale tipico del Carnevale, ritroviamo anche echi delle feste pagane degli antichi romani, che ancora oggi si intrecciano nei diversi modi di festeggiare il Carnevale.

Protagoniste indiscusse del Carnevale sono da sempre le Maschere, dal termine arabo “mascharà” che significa scherno, satira; ogni città italiana è caratterizzata da una maschera, personaggi tipici della Commedia dell’Arte, che rappresentavano le tradizioni domestiche, il gergo popolare, lo spirito e il sapore dei tempi antichi, sopravvissute nel corso degli anni proprio perché capaci di raccontare e conservare gli aspetti più intimi e peculiari delle varie città italiane.

Tra le più conosciute e rappresentative della tradizione carnevalesca italiana:

  • Brighella, originaria di Bergamo e la più antica tra le maschere, risalente addirittura al Medioevo; giovane servo eclettico, attaccabrighe, furbo, infatti il suo nome deriva dalla sua attitudine a litigare con le persone; indossa un paio di calzoni bianchi ed una giacca bianca con disegni verdi, un cappello che ricorda quello dei cuochi ed una maschera nera;
  • Arlecchino, sempre originario di Bergamo che rappresentava nel teatro del 1550 la maschera del servo apparentemente sciocco, ma in realtà dotato di molto buon senso; simbolo di colui che si adatta a qualunque situazione pur di ricavarne dei vantaggi, indossava in origine un abito bianco, che a forza di essere rattoppato, divenne poi di tutti i colori e portava attaccati alla cintura la “scarsela” (borsa) sempre vuota e il “batocio” (bastone);
  • Scapino, altra maschera bergamasca risalente al ‘500, rappresenta un giovane che amava la musica e passava il tempo a comporre melodie e canzoni e indossava un costume colorato ed una mantella e dalla sua fedele chitarra che portava sempre con se;
  • Pantalone maschera veneziana, del XVI secolo, rappresenta un vecchio mercante veneziano avaro e brontolone, ma facilmente raggirato dalla moglie e dalle figlie; il suo vestito è caratterizzato da giubbetto rosso stretto alla cintura, calzoni e calze attillate, uno zimarrone nero sulle spalle, scarpettine gialle con la punta all’insù;
  • Colombina, altra maschera veneziana che rappresenta una briosa e furba servetta, parla veneziano ed è molto affezionata alla sua signora, altrettanto giovane e graziosa, Rosaura, che pur di rendere felice combina imbrogli su imbrogli; è caratterizzata da un vestito semplice con delle balze sul fondo e un grembiule con qualche toppa e un berretto bianco in testa;
  • Pulcinella originario di Napoli , caratterizzato da gobba, naso adunco e con indosso una casacca ed un pantalone bianchi ed una mascherina nera;
  • il Dottor Balanzone a Bologna, dottore saccente e chiacchierone che fa credere di essere un grande sapiente, ma molto spesso truffa la gente; indossa un abito nero e sopra una lunga toga nera dalla quale spuntano un grosso colletto ed i polsini bianchi, con in vita una grossa cintura alla quale porta appeso un fazzoletto bianco;
  • Gianduja,maschera piemontese, rappresentazione di un galantuomo allegro, con buon senso e coraggio che ama il buon vino e la buona tavola; maschera piemontese di origine astigiana, creata circa 200 anni fa, da un burattinaio divenuto famoso grazie a “Gironi” uno dei suoi burattini, al quale fu consigliato di cambiare il nome perché “Gironi” in dialetto piemontese significa Gerolamo facendo pensare ad allusioni anti-napoleoniche (il fratello di Napoleone si chiamava proprio Gerolamo), quindi il burattinaio cambiò il nome della marionetta in Gianduja, da un simpatico contadino che aveva conosciuto, tale Gioan d’la douja (in dialetto piemontese douja significa boccale), chiamato così perché gran bevitore e frequentatore di locande. In quanto contadino, Gianduja indossa giacca marrone, panciotto giallo, cappello a tre punte e parrucca col codino girato all’insù e legato con un nastrino rosso e l’immancabile faccia rubizza; la sua fedele compagna è Giacometta, maschera che rappresenta una giovane donna semplice e molto intelligente;
  • Gioppino, maschera nata agli inizi dell’ottocento a Bergamo, rappresenta un contadino rubicondo, buffo e simpatico con una grande risata molto contagiosa, al quale non piace il suo lavoro perché molto faticoso e poco remunerativo, così cerca sempre di arrangiarsi con lavoretti meno impegnativi e più remunerativi; indossa un cappello morbido, una giacchetta, una camicia, dei calzoni corti e porta con se un bastone;
  • Meneghino, tipica milanese, nasce nel  ‘600 dalla fantasia del commediografo Carlo Maria Maggi, come rappresentazione di un servitore rozzo ma di buon senso, generoso, sbrigativo che non sa stare senza far nulla, vestito di una lunga giacca marrone, calzoni corti e calze a righe rosse e bianche, cappello a forma di tricorno sopra una parrucca con un codino stretto da un nastro, con la moglie Checca, è uno dei protagonisti assoluti dei carnevali milanesi;
  • Stenterello, maschera fiorentina, è un giovane povero in canna e affamato, che grazie alla sua astuzia ed all’ingegno riesce sempre a cavarsela, vestito con una giacca colorata con sotto un panciotto e dei calzoni corti, ha una parrucca con il codino ed un cappello nero;
  • Capitan Spaventa, maschera nata intorno alla fine del ‘900 in Liguria, rappresenta uno spadaccino molto particolare, in quanto alla spada preferisce le parole per colpire i nemici, è’ un giovane di bella presenza con baffetti e pizzetto, con un abito colorato ed un grosso cappello con le piume;
  • Sandrone, maschera tipica dell’Emilia Romagna, che rappresenta un contadino un po’ ignorante ma gran lavoratore, molto furbo e scaltro, ama il buon vino e porta sempre con se un fiasco pieno; indossa dei pantaloni fino ai polpacci e delle calze lunghe, una giacca ed un panciotto, le scarpe grosse ed un cappello floscio in testa;
  • Rugantino è una maschera tipica del Lazio, caratterizzata da un comportamento scortese e scorbutico e indossa un paio di calzoni, una giacca lunga, panciotto colorato, le calze a strisce e un grosso cappello tipo gendarme;
  • Scaramuccia nasce in Campania ed è un personaggio napoletano, buffone e spaccone che si diverte a fare scherzi, finendo sempre per prendere le botte, indossa dei pantaloni alla zuava con le calze lunghe, una giacca corta ed un mantello, un basco nero in testa ed una maschera nera che gli copre il viso;
  • Beppe Nappa è una maschera nata in Calabria, ma si tratta di un personaggio siciliano, spensierato e felice, che ama cantare e ballare ed ogni tanto combina qualche guaio; lavora come servo presso qualche ricco barone al quale scrocca vino e cibo finché non viene scoperto; caratterizzato da un lungo naso, è molto buffo e indossa un abito bianco con maniche lunghissime, un paio di scarpe con sopra delle palline colorate e in testa un cappello nero.

carnevale-città italiane

Ma il Carnevale italiano non è solo maschere, ma anche carri allegorici, sfilate, feste e rituali e tra i festeggiamenti più celebri vanno sicuramente citati:

  • il Carnevale di Venezia uno tra i più famosi di tutto il mondo, è un appuntamento internazionale che trasporta i suoi visitatori in una dimensione magica che solo Venezia può offrire, facendoli partecipare alla “Festa” e ai suoi riti, come il celebre Volo dell’Angelo o la Festa del Gentil Foresto;
  • il Carnevale di Viareggio famoso per la sfilata dei carri, realizzati in cartapesta, accompagnati da gruppi in maschera che si muovono in corteo lungo il viale principale della città il tutto sotto gli occhi di Burlamacco, la maschera simbolo del carnevale viareggino, creata dal pittore e grafico Uberto Bonetti nel 1930;
  • il Carnevale di Cento gemellato con quello di Rio de Janeiro dagli anni ’90, è diventato una manifestazione conosciuta a livello italiano ed europeo, capace di attirare molti visitatori; famosissimi i testimonial di questo carnevale: dai personaggi del mondo della cultura alla politica, dallo spettacolo allo sport;
  • il Carnevale di Foiano della Chiana (Arezzo) è considerato il più antico carnevale d’Italia, con notizie risalenti al 1539, e anche quest’anno vedrà la storica competizione dei quattro grandi carri allegorici appartenenti ai cantieri di Azzurri, Bombolo, Nottambuli e Rustici, in cui il borgo di Foiano è suddiviso;
  • lo storico Carnevale di Ivrea (Torino) famoso per la Battaglia delle Arance, una lotta scatenata a colpi di succose arance lanciate dai Carri da Getto, che trae la sua origine dalla ribellione da un tiranno malvagio da parte della giovane Violetta, seguita poi dall’intera cittadinanza;
  • il Carnevale d’Abruzzo, o Carnevale francavillese, è una manifestazione in cui sfilano carri costruiti da abili cartapestai del luogo, personaggi in costume e caricature di personalità che sono state al centro dell’attenzione dei media durante il corso dell’anno;
  • il Carnevale di Acireale considerato il più bello della Sicilia, in cui carri allegorici, realizzati dai maestri cartapestai locali, maschere, bande e carri infiorati sfileranno lungo le vie del centro della città;
  • il Carnevale di Putignano famoso per i “Corsi mascherati” che per 3 domeniche animeranno Putignano con carri allegorici a tema che quest’anno sarà “I sette vizi capitali”, maschere di carattere e gruppi mascherati, con il gran finale in notturna del martedì grasso;
  • il Carnevale di Milano dove i festeggiamenti non si concludono il Martedì grasso bensì il fine settimana successivo, posticipando le Ceneri e l’inizio della Quaresima, perché, secondo la tradizione, al tempo di Sant’Ambrogio, in un’occasione si volle aspettare il ritorno del vescovo di Milano da un pellegrinaggio, per cominciare i riti quaresimali;
  • il Carnevale della Basilicata  in giro per questa regione ancora non molto conosciuta, si svolgono suggestive tradizioni carnevalesche che, attraverso balli e suoni di campanacci, variopinte e “mostruose” maschere, rimandano in forma allegorica al mondo della transumanza e degli antichi rituali contadini;
  • il Carnevale di Mamoiada è uno degli eventi più celebri del folclore sardo, famoso per la sfilata delle maschere tradizionali, i Mamuthones e gli Issohadores, che è una vera e propria cerimonia solenne, ordinata come una processione.

Ovviamente come tutte le feste e tradizioni made in Italy, non poteva mancare un accenno alla cucina. Infatti in ogni regione ritroviamo ricette gastronomiche particolari e secolari per festeggiare il Carnevale, che nei dolci raggiungono particolare fantasia e trasgressione, non a caso le ricette caratteristiche, seppur con varianti minime, vedono al primo posto i dolci fritti quali, per citarne alcuni, la Cicerchiata, specialità tipica del Centro Italia (Abruzzo, Umbria, Marche, Lazio); gli Struffoli, la risposta del Sud alla Cicerchiata; le Chiacchiere, forse la ricetta più semplice e la più “allegra” fra quelle dei dolci di Carnevale, e al tempo stesso di maggiore successo, tanto è vero che la si ritrova in tutta Italia, sebbene con nomi diversi Grostoli in Friuli, Sfrappole in Emilia, Galani in Veneto, Frappe nelle Marche, Cenci in Toscana, Chiacchiere in Campania; le Castagnole tipiche della gastronomia friulana; i Tortelli o ravioli dolci, cuscinetti di pasta ripieni di marmellata, frutta secca o ricotta; il Causone napoletano, simile ai tortelli, presenta una variante alla ricetta davvero singolare, il peperoncino; le Zeppole, un dolce  dii cui si ritrova traccia già nella Napoli dell’800.

In definitiva il Carnevale per i colori, i sapori, le maschere è da sempre la festa dei bambini, ma anche un modo per gli adulti di tornare un po’ bambini, allegri e spensierati, almeno per i giorni del Carnevale, in cui come dice il detto “Ogni scherzo vale” e allora godetevi a pieno senza risparmio di energie la festa più pazza e colorata dell’anno!

dolci di carnevale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *