Bolelli-Fognini: l’Italia del doppio si prende gli Australian Open

Bolelli-Fognini

Dopo 56 anni due italiani trionfano in uno slam maschile e per la prima volta vinciamo a Melbourne. La coppia italiana si impone 6-4 6-4 contro i rivali francesi Mahut ed Herbet.

Cinquantasei anni dopo Pietrangeli – Sirola a Parigi. Tempi da cometa, verrebbe da dire, soprattutto nel tennis maschile, visto che nel doppio femminile Errani-Vinci ci hanno abbondantemente viziato.

Seppi ci aveva avvertito che l’anno era quello buono, con quella bellissima vittoria su sua maestà Federer.

Certo nel singolare sono veramente poche le soddisfazioni per i nostri azzurri.
Senza stare a ricercare le ragioni nella trappola dei Tennis club o nella politica della Federazione, ci godiamo questo successo rinnovando l’appello ai nostri atleti, Fognini in primis, a non dimenticare mai di essere italiani.

Eh già perché quando lo si vede giocare e perdere le partite passando il tempo ad imprecare contro un giudice di linea o ad accanirsi fisicamente contro la propria racchetta, la rabbia sale anche in noi.

Non facciamo il tifo per lui in quanto italiano: lo sosteniamo per i suoi passanti, il suo istinto e il suo talento ma se il suo avversario merita di vincere è giusto che vinca.

L’orgoglio di essere italiano va di pari passo con il rispetto.

Quando un nostro atleta perde in stile e rispetto dell’avversario, confondendo il combattere con il non saper perdere, c’è una vocetta che sussurra tra il pubblico o semplicemente nei pensieri di chi assiste a queste sceneggiate:

che ci vuoi fare è il solito italiano.

Perlomeno tra noi che tifiamo per voi, si sente. Forse il pregiudizio ce lo abbiamo noi dentro visto che Fognini ha illustri precedessori (Jhon McEnroe per esempio, si lasciava spesso andare ma vinceva, oh se vinceva!)

Ma oggi, 31 gennaio 2015, festeggiamo e sorridiamo.

Chissà perché quello che non ci riesce nel singolare lo centriamo nel doppio. 

La purezza del gioco di alcuni nostri tennisti ci riempie cuore e occhi. (Capito, Fabio?!)

Forse perché ci vuole sacrificio e spirito di squadra nel doppio. Bisogna lavorare fianco a fianco, spalla a spalla, perché dove non arrivo io ci sei tu e quando io ho bisogno tu, a fianco a me, mi tiri su e mi rimetti in piedi perché tu sai, come lo so io, che da soli non si vince e che se anche sto sbagliando mi sei affianco. Una dichiarazione d’amore!

Siamo passionali, siamo talentuosi, siamo Italiani!!

Eccola la vocetta che torna:

Che passione, che cuore!

Abbiamo vinto!!

Che ci vuoi fare, i soliti Italiani.

 

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