Barolo Chinato: una sana abitudine dal Piemonte

Barolo Chinato: una sana abitudine del Piemonte
Barolo Chinato: una sana abitudine del Piemonte

Con l’arrivo dei primi freddi, cresce la voglia di serate in casa passate in buona compagnia, piuttosto che uscire e andare per locali, e cosa c’è di meglio per riscaldare un allegro dopocena o per accompagnare il dessert, di un buon distillato o un vino da meditazione?

Un amico fedele per queste occasioni potrebbe diventare il Barolo Chinato, un vino aromatizzato, che nasce in Piemonte, a Serralunga d’Alba, zona di produzione del Barolo. Nato nel 1890 dalla necessità dei farmacisti Giuseppe Cappellano e Mario Zabaldano di rendere più gradevole l’assunzione del chinino per curare la malaria, ne viene in seguito formulata la ricetta, prodotto e diffuso come bevanda a partire dal 1891 da Giulio Cocchi, proprietario dell’omonima casa vinicola, tra le case vinicole di riferimento del Piemonte per la produzione di aperitivi e spumanti metodo italiano e metodo classico.

Il procedimento per ottenere il Barolo Chinato è lungo e laborioso; si parte chiarificando il Barolo DOCG con della gelatina o albumina per dare morbidezza e stabilità al vino, quindi si aggiunge lo zucchero che viene sciolto con appositi agitatori, dopo di che si aggiunge l’alcool etilico, proveniente da materie agricole (solitamente dalla distillazione delle barbabietole),lentamente agitando molto bene con degli agitatori in ambiente chiuso per evitare perdite di alcool per evaporazione.

L’aggiunta dell’alcool al vino è un’operazione molto delicata, perché da questa dipenderà la qualità del futuro Barolo Chinato. A questo punto viene aggiunto un infuso alcolico di circa 30 tra erbe e spezie, che è quello che caratterizza il Barolo Chinato e che può differire da produttore a produttore, con ricette che si tramandano nella tradizione di padre in figlio.

Tra le erbe più usate per la produzione del Barolo Chinato troviamo la china nelle sue tre varietà, Calisaya, Soccimano e Succirubra, di cui la Calisaya è quella maggiormente usata, il coriandolo, il cardamono, i chiodi di garofano, il calamo, il caffè, la cannella, la vaniglia, l’anice stellato, il rabarbaro e altre ancora.

Una volta aromatizzato, il Barolo, verrà messo ad affinare in botti di rovere e tenuto in cantina per circa un anno per permettere ai vari ingredienti di amalgamarsi perfettamente; dopo di che verrà filtrato e imbottigliato.

Nella tradizione contadina piemontese lo si offriva agli ospiti in quanto se ne lodavano le proprietà curative dei mali da raffreddamento, infatti bevuto caldo tipo “vin brulè” si credeva che fosse antipiretico e digestivo, infatti non manca in alcuni manuali di enologia di trovarlo tra i cosiddetti “vini medicinali“.

Oggi lo stile di consumo è un po’ cambiato, e la sua gradazione alcolica tra i 16 e i 17 gradi e il gusto aromatico dolce-amaro ne fanno un interessante vino da meditazione o da aperitivo, la cui persistenza aromatica si abbina perfettamente al cioccolato fondente, come ad esempio il cioccolato di Modica, ai dolci alle mandorle e a quelli a base di cacao, ma anche ai formaggi molto stagionati e non erborinati. Adatto ad ogni stagione, caldo diventa un ottimo “vin brulè” per affrontare il freddo invernale, allungato con molta acqua, ghiaccio e buccia di arancio diventa una bibita dissetante per le calde giornate estive.

Un altro felice abbinamento sembra essere quello con il tabacco ed in particolari con i sigari Toscani, ma ovviamente questo è un piacere dedicato solo a pochi, ovvero agli estimatori dei sigari stessi.

 

Barolo Chinato e sigari

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