Arredare casa: a ciascuno il suo spazio, a misura di grandi e piccini

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Vivere in un ambiente bello è fondamentale per la crescita e la felicità dei bambini. Non è un’affermazione mia che amo l’home decor e l’artigianato in casa, ma lo sosteneva anche Maria Montessori. Un ambiente esteticamente curato è una delle prerogative per l’apprendimento infantile. E, aggiungiamolo, rende felici.

Quando sei anni fa è nato Nicolò, mio marito e io, abbiamo usato l’unica stanza libera della nostra piccola casa adibendola a camera da letto. Abbiamo cercato di renderla il più accogliente e bella possibile affinché l’ambiente intorno fosse favorevole ai suoi e ai nostri occhi.

Sviluppare una propria concezione estetica richiede del tempo e quando i bambini entrano nelle nostre vite entrano anche in casa, cambiandola. Ogni ambiente deve poter essere vissuto dal bambino in libertà. Ha diritto a uno spazio suo, personale e, nel contempo, è necessario che impari a rispettare quello di mamma e papà. Non credi?

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Durante la ristrutturazione del nido in cui viviamo – dieci anni fa – avevamo deciso di creare un luogo tranquillo in cui io e mio marito potessimo rilassarci, ma che sarebbe anche potuto diventare un luogo  divertente e funzionale per un bambino.

Come mia mamma, credo che i genitori debbano essere se stessi creando case da adulti che non siano totalmente concentrate sulla prole.

Il bambino e l’adulto devono misurarsi con uno spazio fisico condiviso: c’é un posto per te, mio piccolo, e un posto per me, che sono grande. Poi ci sono quei luoghi che si mescolano, dove il mio e il tuo si fondono come in cucina, in bagno e in soggiorno. Mentre le camere da letto rimangono spazi più intimi senza essere però inaccessibili all’uno e all’altro.

I bambini possono imparare a rispettare mobili, spazi, arredi. Quando per esempio Nicolò ha cominciato a gattonare ricordo di non aver spostato nulla dei miei pezzi di artigianato (che amo davvero molto), con pazienza gli ho insegnato semplicemente che certe cose non si toccano. In cambio gli avevo messo a disposizione un cassetto in cucina con i miei utensili che lo divertivano e con cui ha sempre giocato. Anche oggi, a sei anni.

Non avrei potuto rinunciare alla mia passione per l’home decor, non lo trovavo giusto nei confronti di me stessa senza nulla togliere a mio figlio. Sarebbe stata una grave sottrazione per me.

Così abbiamo raggiunto un compromesso fra l’approccio dell’adulto e l’approccio del bambino facendo in modo che la casa fosse funzionale al nostro stile di vita ma avendo anche una qualità estetica. Per questo Nicolò – nei nostri viaggi su e giù per l’Italia – è partecipe degli acquisti di artigianato che puntualmente trovano una collocazione in casa.

Arredare con l’artigianato è una mia passione e lui lo sa. Coinvolgerlo in questo aspetto della mia vita mi fa sentire bene, è come aprirgli una parte intima di me stessa; si gioca una volta tanto nel mio campo e la gioia più grande è capire che gli interessa. Partecipa. Chissà , forse, da grande anche lui avrà la mia stessa passione. Senza pretese {solo una piccola speranza} da parte mia.

In Salento, per esempio, mi ha aiutata a scegliere il colore della pigna porta fortuna che abbiamo regalato alla zia. Ha scelto un giallo ocra, esattamente quella che sarebbe stata la mia decisione. Lui stesso ha voluto acquistare un piccolo geco in ceramica per decorare la sua libreria in camera.

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Anche in soggiorno Nicolò ha un suo cassetto personale dove mettere i Dvd, i Cd delle storie e la sedia a dondolo di Charles Eames è un vero divertimento per lui e i suoi amichetti. Quando vengono si siedono e si dondolano sempre .. pensare che era un regalo fatto a mio marito …

Per rendere ancora più confortevole il soggiorno, inteso come luogo di rilassamento e gioco tra noi genitori e Nicolò, ho pensato di mettere un tappeto ai piedi del divano.

Ai bambini piace stare per terra ma l’inverno rigido delle Dolomiti lo rende freddo. Meglio provvedere. Il risultato estetico non mi soddisfa completamente e penso che finita l’estate prenderò un tappeto che il mio papà mi aveva regalato anni fa. Più scuro e sofisticato dell’attuale, ha dimensioni decisamente più grandi da poter stare più comodi e avere una superficie più ‘disegnata’.

In bagno – che abbiamo arredato completamente con piastrelle artigianali Made in Italy e dipinte a mano – Nicolò ha decorato il cassettone della tapparella con uno squalo realizzato all’asilo mentre io ho cucito la tenda. Uno scampolo di lino che mi era piaciuto e il tappezziere mi aveva voluto regalare.

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La nostra casa è concepita per rendere ogni membro della famiglia felice di abitare qui. Mio marito, progettista da vent’anni, ha prestato molta attenzione alla fluidità degli spazi. Non avevamo un budget molto alto per la ristrutturazione di questo ambiente tipicamente anni Sessanta. Avremmo potuto intervenire più incisivamente nella dislocazione degli ambienti, dovendo fare però delle scelte abbiamo preferito puntare su un intervento minimo ma il più efficacie possibile.

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La demolizione della parete dello sgabuzzino e l’apertura della cucina sul living – che non a caso si affaccia proprio sulla finestra del soggiorno guardando direttamente la natura esterna – ha resto la casa molto comunicativa. Gli spazi favoriscono il colloquio e per me è fondamentale.

Gli architetti e progettisti dovrebbero considerare con attenzione questo aspetto poiché determina il modo di vivere delle persone. Ho visto ambienti in cui comunicare è difficile, per via di un muro di troppo oppure ambienti in cui muoversi non è affatto agile, in cui il percorso non è scorrevole poiché ci sono troppe curve oppure troppe porte. Ti è mai capitato? Come si il tuo movimento e cammino fosse forzato. Poco naturale.

Casa nostra – con i suoi pregi e i suoi difetti (… fosse perfetta non sarebbe vera) – è estremamente comunicativa. E questo per me e la mia famiglia è fondamentale.

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