Antonio Mazzoni: la chiave per il mondo segreto dei bambini

Antonio Mazzoni
Antonio Mazzoni

Oggi il nostro caffè ha un aroma molto particolare, un misto di magia, gioco e spensieratezza grazie al nostro ospite Antonio Mazzoni, che ci porta alla scoperta del magico mondo dei bambini.

Antonio è docente all’università Lumsa nel master di psicomotricità e tutor del CONI nel progetto sport di classe. Lui ama definirsi un Maestro di “Giochi” e si ritiene molto fortunato e privilegiato, perché è riuscito a trovare la chiave di accesso al magico mondo dei bambini, grazie ad un maestro d’eccezione: suo figlio di sei anni, Francesco.

Incuriositi dalla sua storia e in parte animati dalla voglia di tornare, anche solo per un attimo, un po’ bambini abbiamo cercato di capire anche noi come si fa ad entrare in quel magico mondo.

Visto che affermi di avere la chiave di accesso al mondo magico dei bambini, ci spieghi com’è fatta questa chiave e dove e come poterla trovare?

“La “PRESENZA” è per me la chiave per entrare nel mondo dei bambini. Una presenza empatica di importanza fondamentale nei primi anni di vita, che poi diventa vitale per una crescita psicofisica sana.

Il genitore o l’educatore deve saper sostenere, modulando la propria presenza, saper oscillare tra modalità più attive, facilitando le scoperte, la libera esplorazione, osservando in essa cosa ci comunica il bambino, quale motivazione, quale emozione lo spinge più in là e dove.

Il GIOCO, un gioco che ci racconta, è l’apertura della porta che ci immette nel mondo del bambino, un’entrata delicata, un ascolto. Se riusciamo a costruire una relazione, da subito, basata sulla presenza e sul gioco, senza invadere ma con l’intento di partecipare, con empatia, allora si aprirà un mondo fatto di richieste, di emozioni, di intelligenza, di motricità.

Si creeranno quelle ABILITA’ DI VITA (LIFE SKILLS) fondamentali per ogni persona inserita in una società, in questo modo si potrà realizzare una società partecipata, funzionale, libera. Stanley I. Greenspan nel suo libro “I bisogni irrinunciabili dei bambini” fa una richiesta, da me condivisa e proposta a tutti gli incontri con i genitori a cui partecipo: 20/30 minuti al giorno con il tuo bambino, in terra, sdraiati sul tappeto, per condividere il suo mondo… e qualsiasi richiesta deve essere partecipata, empatica, se… c’è bisogno di pettinare le bambole, o di fare il cavalluccio, o semplicemente guardare il soffitto e scoprire che ci sono pianeti nascosti ecc… Sicuramente così ci saranno meno patologie relazionali tra gli esseri.”

Molti specialisti affermano che non esistono bambini difficili ma piuttosto bambini che non riescono a comunicare con i loro genitori. Cosa consigli in questi casi?

“La filosofia dell’ OK-NESS. L’intero percorso della nostra vita dovrebbe avere come cornice teorica di riferimento la filosofia dell’ok-ness, basata su quattro assiomi:

  • OGNUNO è OK PER CIO’ CHE È (distingue l’essere del bambino, dal fare);
  • OGNUNO HA CAPACITA’ DI PENSARE E CAPACITA’ DECISIONALI (presuppone che ognuno di noi, adulto e bambino, ha piena responsabilità delle proprie emozioni e del proprio comportamento);
  • RESPONSABILITA’ COME POTERE DI CAMBIAMENTO (tale assioma presuppone, proprio per quanto su detto, che ciascuno è “respons-abile”, cioè capace di rispondere adeguatamente e congruentemente al proprio sentire);
  • METODO CONTRATTUALE (presuppone che il bambino e l’adulto condividano l’obiettivo del percorso intrapreso). Appare in questo modo evidente come la COMUNICAZIONE costruisca e definisca ogni RELAZIONE.

Nel libro scritto da me insieme a Patrizio De Rossi e Maria Pia Albanese, “Fiabe Motorie“, ed. armando, è descritta in modo completo la filosofia dell’ok-ness e la comunicazione efficace.

Abbiamo visto che fai anche corsi di contact family in cosa consiste e a chi è destinato?

“Il “contact family” è un laboratorio in cui è possibile sperimentare, ricercare, attraverso la guida di un operatore, quella diade genitore/bambino, attraverso il corpo, il contatto, canale preferenziale per i neonati per i bimbi del nido e dell’infanzia. Un gioco che prevede il sentirsi, il muoversi in simbiosi, in cui se l’adulto si lascia andare e ascolta, avrà dei segnali importantissimi dal proprio cucciolo. Parliamo dei più grandi esperti della comunicazione non verbale, i bambini, dobbiamo solo fidarci e riappropriarci del bambino che è dentro di noi.”

Cosa ne pensi della polemica che si è innescata in questi ultimi tempi tra i genitori contrari ai compiti a casa in favore delle attività extra scolastiche e un gruppo di esperti che invece afferma la necessità di una maggior lentezza nella vita dei bambini, troppo stimolati e a rischio di disagio psichico?

“I bambini hanno diritti… Non mi sento di generalizzare un tema che ritengo personale di ogni bambino, diverso da bambino a bambino. Ognuno è diverso, ognuno possiede delle strategie, ognuno ha il proprio tempo. Se rispettiamo tutto questo, possiamo capire cosa dare. L’apprendimento passa da una relazione significativa ed efficace, ogni bambino è motivato se inserito in un contesto che lo rispetti che lo ascolti, in cui è possibile l’AUTONOMIA. Un adulto attento, empatico, che sa leggere il non verbale, che comunica in modo circolare, sa riconosce un eustress (uno stress buono) da un distress (uno stress cattivo). Come vedi le parole “chiave” sono: ascolto, empatia, relazione, autonomia, gioco.”

C’è addirittura chi afferma che non è vero che i bambini non si devono annoiare a tutti i costi, anzi devono imparare a gestire anche la noia. Tu cosa ne pensi?

“Anche in questa affermazione mi è difficile generalizzare. La noia può essere creatività, fantasia, problem solving, curiosità, difesa, … e tanto altro, ma può la noia divenire nausea? Può la deprivazione, la routine, l’assenza di stimoli, portare alla noia alla demotivazione? Ogni adulto deve farsi sempre delle domande e l’osservazione, prima fondamentale verifica, non deve mai mancare: a casa, in classe, nei vari contesti dove viene immerso.

Il genitore, l’insegnante, l’educatore, deve osservare e capire se quel particolare momento (di noia) è un campanello di allarme o un trampolino di lancio per… Qui ci viene in aiuto tutta quella comunicazione non verbale che a volte si ignora, capire se un bimbo può farcela a superare quel momento e diventare autonomo in quella situazione, non è semplice lo riconosco, bisogna conoscere bene chi abbiamo davanti, entrare in empatia, bisogna dare stimoli senza soluzioni, non ci sono copioni da seguire, non ci sono errori ma diversi modi di affrontare un problema. L’adulto accompagna il bambino alla soglia della sua “MENTE” non gli presta le sue ali, ma lo porta ad usare le proprie.”

A questo proposito ci suggerisci un gioco da fare con i bambini?

“A questo punto dovreste averlo scoperto… ogni età possiede i suoi giochi, ogni contesto ha i suoi giochi, potrei dirvi un gioco ma accontenterei forse solo una fascia di età, forse solo un genere di interessi. Quello che vi dico è: aprite la vostra mente, il vostro cuore, le vostre braccia e quando il vostro bambino vi viene incontro il pomeriggio, la sera, domandate, ma con i suoi stessi occhi, con lo stesso stupore, con la stessa gioia: A CHE GIOCO GIOCHIAMO?”

E per concludere la nostra intervista alla caffeina: come prendi il caffè?

“Per me è un piacere prenderlo in una pausa, un momento dove il tempo si ferma e naturalmente in buona compagnia, rimanere sospesi a girare il cucchiaino è per me catartico.”

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