Amabile Giusti: “sono tutto ciò che traspare dalle mie storie”

un-caffe-con- amabile -giustiAmabile Giusti è calabrese. Fa l’avvocato ma non si sente avvocato. La sua vita è scrivere romanzi e, anche quando lavora, pensa a come concludere o iniziare una storia. Per farla felice, regalatele un saggio su Jane Austen, un ninnolo di ceramica blu, un manga giapponese, o una pianta grassa piena di spine. Spera di invecchiare lentamente (sembra sia l’unico modo per vivere a lungo) ma mai invecchiare dentro. Ascolta molto e parla poco, ma quando scrive non si ferma più…

Dal 2009 ha pubblicato numerosi romanzi: Non c’è niente che fa male così, Cuore nero, la serie di Odyssea (Oltre il varco incantato, Oltre le catene dell’orgoglio, Oltre i confini del tempo, Oltre il coraggio del sacrificio), L’orgoglio dei Richmond, Solo non si vedono i due liocorni, con Mondadori Trent’anni e li dimostro e La donna perfetta e con Amazon Publishing Tentare di non amarti e C’è qualcosa nei tuoi occhi.

E ce ne saranno molti altri.

Sei una scrittrice in grado di spaziare tra i più disparati generi letterali con grande maestria e bravura. Come ci riesci? E ne hai uno preferito e che senti più vicino a te?

“Ti ringrazio per il complimento! In verità, anche se i generi cambiano moltissimo, e a volte spiccano quasi dei voli pindarici ( new adult, chick-lit, fantasy, romance storico e narrativa pura) a me, fondamentalmente, piace raccontare le emozioni degli esseri umani. Declinate in chiave ironica o drammatica, sono sempre loro le protagoniste: le passioni, le paure, le fragilità. L’amore inteso in ogni più ampia accezione, romantico, erotico, filiale, l’amore per la natura, gli animali, la vita in generale. Intorno all’amore, nascono le storie, come piantine che vengono fuori da un seme che ne costituisce la radice e l’essenza.”

Ho trovato “Trent’anni e li dimostro” un libro divertentissimo. Ricordo che ero nella sala d’aspetto del dottore e scoppiavo a ridere ogni tanto, cosa che non mi succede spesso. Hai, insomma, anche una vena comica spiccata. Amabile è, dunque, anche questo? Una donna capace di profonde riflessioni e di una comicità estrema? Capace di ridere delle piccole disavventure quotidiane?

“In me ci sono due angeli (o due demonietti): uno comico, a tratti proprio caustico, che osserva la realtà e la reinterpreta in modo ridicolo e mordace, e uno tragico, che la traduce in ferite e lacrime. E non procedono parallelamente, si fondono: nelle mie storie drammatiche, affiora sempre un po’ di ironia. Così come nelle storie comiche, tra le righe, può emergere una profonda malinconia.”

Sei riuscita in “C’è qualcosa nei tuoi occhi”, il seguito di “Tentare di non amarti”, a farci conoscere (e amare) Francisca, proprio perché hai dipinto con grazia e delicatezza un passato fatto di violenze e dolore. Tra un personaggio dannato come Francisca e uno più semplice e lineare come Penny, chi è il più difficile da far vivere sulla carta?

“Penny è stata più facile da raccontare e, soprattutto, da far amare. La sua è una storia semplice, comune, e il candore del personaggio è privo di violente contraddizioni. Ma è stata Francisca la vera sfida: io la amo follemente, con la sua rabbia e il suo dolore, e mi dispiace che in molti non l’abbiano compresa e, anzi, l’abbiano proprio detestata.”

Le tue storie sono storie vere, reali, concrete. I lettori sentono che le persone che vivono nei tuoi libri sono quelle che potrebbero incontrare nel quotidiano. Con i loro pregi e difetti. Quanto ti somigliano i tuoi personaggi? E quanto attingi da chi ti circonda?

“Io sono tutto ciò che traspare dalle mie storie: in me c’è Carlotta col suo umorismo che le permette di sopravvivere in un mondo competitivo in cui devi sempre essere all’altezza dell’idea che gli altri si sono fatti di te; c’è Odyssea e la sua insicurezza, il suo muoversi a passi piccoli e poi, via via, sempre più profondi, a mano a mano che acquisisce fiducia; c’è Giulia, che se vuole qualcosa combatte per averla nonostante le porte sbattute in faccia, il vento contrario e la paura di fallire; c’è Caterina, che vive chiusa in se stessa e nei ricordi che le hanno fatto del male; c’è Penny, con la sua generosità e la fede incrollabile nell’amore e nella bontà degli uomini; c’è Francisca, che mostra all’esterno il suo lato ringhioso per proteggersi. Io vivo nelle mie storie come un’abitante un po’ apolide. Mi guardo anche intorno, osservo la gente, e spesso nei miei romanzi finisce qualcosa di ciò che vedo: mai nei protagonisti, ma spesso nei personaggi secondari e nelle situazioni di contorno.”

Qualche anticipazione sulle prossime uscite? Non vorrai lasciarci in attesa per troppo tempo, spero.

“Ho appena finito di scrivere una nuova storia, che uscirà per Amazon Publishing il prossimo anno. E poi, ci sono tanti altri sogni nel cassetto che aspettano di essere realizzati.”

Per ultimo, come d’abitudine, come prendi il caffè?

“Rigorosamente decaffeinato, o il mio piccolo cuore emotivo dà i numeri. Con pochissimo zucchero e, qualche volta, un pezzetto di cioccolato fondente sciolto dentro.”

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