Alessio Montagna: la voce dei My Escort

caffe-con alessio montagna my-escortOggi diamo un tocco di sprint al nostro caffè prenatalizio con la trascinante verve della voce dei My Escort: Alessio Montagna. Che intenzionato a portare avanti il progetto della sua precedente band, Dardo Moratto, si unisce a Luca Agerde, Marco Soldà (batteria) e Alex Zerbinati (chitarra) dando così vita ai My Escort.

Ma dopo un anno di lavoro la band torna ad essere un duo a cui ben presto si uniscono due nuovi musicisti: Giacomo “Furia” Furiassi alla batteria e Alberto “Harrison” Marchetti alla chitarra, che permettono ai My Escort, guidati da Alessio Montagna di completare finalmente la produzione del loro primo album Canzoni in Ritardo grazie anche al prezioso contributo di Matteo Franzan in cabina di regia.

E proprio dal disco ha prende le mosse la nostra istruttiva e piacevole chiacchierata con Alessio Montagna, con cui abbiamo anche parlato del tormentone talent show e di uno degli argomenti più caldi del momento: Sanremo.

Come nasce il vostro album “Canzoni in ritardo” e a chi si rivolge?

Canzoni in ritardo nasce durante l’epilogo di un’avventura musicale durata dieci anni con un mio progetto precedente, i Dardo Moratto. Idealmente quindi i primi mattoni possono essere posizionati tra il 2008 e il 2010.

Sciolta la band per varie beghe prima col produttore (Luca Pernici) e poi interne, ho deciso di proseguire comunque il viaggio interrelazionandomi inizialmente con un amico bassista di vecchia data (Luca Agerde) e cercando poi di mettere insieme un nuovo combo di musicisti, i My Escort per l’appunto.

Si tratta di un disco nato da una scelta “casuale” di brani da parte di Matteo Franzan (il produttore artistico) tra una rosa di circa 30 brani che però, tematicamente sono risultati piuttosto legati tra loro.

Si rivolge idealmente ad un pubblico che ami una scrittura elegante, comprensibile e a chiunque voglia approfondire una delle tante sfumature della musica leggera made in Italy.”

Passando in rassegna la tracklist sembra quasi che abbiate tracciato un percorso per chi lo ascolta. È così oppure è stata solo una nostra impressione? Se non lo è stata, dove conduce questo percorso?

“Ricollegandomi a quanto appena detto, esiste di fatto un percorso tematico, per quanto non fosse sicuramente nelle intenzioni del produttore tracciarlo, avendo scelto dei brani semplicemente in base ai propri gusti personali.

La via che attraversa questo disco è un viaggio che da fatti recenti percorre a ritroso memorie e riflessioni nate in seguito alla rottura di alcuni importanti legami affettivi, tanto con la mia città quanto con amici o amori indelebili.”

Nell’ultimo singolo estratto dall’album “Riflessi” avete trattato i temi della nostalgia e della fuggevolezza della bellezza. Come mai questa scelta?

“Non so mai se sono io a scegliere di voler scrivere o se sono le canzoni che mi impongono di essere scritte. Riflessi è una canzone sulla consapevolezza e sulla difficoltà di guardarsi allo specchio cogliendo un’immagine che non sempre è allineata con quanto vorremmo trovare.

Le rughe solcano il volto, segnando ineluttabilmente lo scorrere del tempo e con esso certe sceglie sbagliate a cui non sempre è possibile porre rimedio.

Sono pervaso da questo mood e cantare il brano somiglia in qualche modo ad una forma di catarsi, per quanto non sia ancora riuscito a liberarmi del tutto da questa sensazione che corre intensa sottopelle.”

Che cos’è la bellezza per Alessio Montagna?

“Credo che si tratti di un insieme armonico di sensazioni sia sensoriali che emotive il cui equilibrio se vissuto, dà come risultato una netta percezione di benessere.”

Ascoltando alcune vostre canzoni c’è sembrato di notare somiglianze con Francesco Renga e i Subsonica. Vi siete ispirati in qualche modo alla loro musica oppure c’è qualcun altro a cui vi sentiti più vicini?

“Non amo nessuno dei due artisti citati. I Subsonica proprio non li conosco. Ho avuto modo di assistere ad un loro concerto a Padova, in un’estate di molti anni fa e quella è stata la prima e l’ultima volta in cui li ho ascoltati consapevolmente.

Renga ha certamente una voce interessante, ma fatico ad ascoltare una sua canzone per intero vuoi per le tematiche trattate, vuoi per questa sensazione di plastificazione che mi trasmette. Quindi no, decisamente non mi sento ispirato da loro. Se dobbiamo rimanere in Italia, certamente ci sentiamo molto più attratti e forse in linea con artisti come Niccolò Fabi, Zampaglione dei Tiromancino o Colapesce.”

Cosa ne pensi dei talent show musicali?

“Sono un riflesso del nostro tempo ipocrita, carrozzoni mediatici vuoti di valori e tenuti in piedi da mere logiche di mercato. Generano per lo più prodotti usa e getta forniti di data di scadenza. Secondo me uccidono la musica, quella vera. E credo che se ne parli fin troppo.”

Alessio, cosa ti senti di consigliare ai tanti giovani che vogliono emergere oggi nel panorama musicale italiano?

“Intanto partirei col cancellare dal vocabolario la parola “emergere”. La musica è una cosa seria, è prima di tutto una condizione dell’anima e una necessità fisiologica al pari del respiro. Uno non suona perché deve diventare famoso. Ma lo fa semplicemente perché non può farne a meno. E’ una questione di urgenza, non di soldi o di gloria.

Perciò consiglio di fare musica soltanto a chi sente di avere realmente qualcosa da raccontare. Gli altri si interessino ad altro; c’è già così tanta spazzatura in giro che non vedo davvero la necessità di accumularne ancora.”

A proposito di emergere, avete mai pensato di partecipare al Festival di Sanremo?

“Credo che la maggior parte di chi suona in Italia abbia in cuor suo sognato o sperato di calcare almeno una volta nella vita quel palcoscenico. Nel mio caso specifico, non potrei farlo, dato il limite di 36 anni messo per le nuove proposte (io ne ho 40). Una cosa senza senso a mio avviso, come se quelli sopra i 36 non avessero più nulla di interessante da dire forse? Fatto sta che le nuove proposte hanno quel paletto, perciò non sto nemmeno a perderci troppo tempo.

Inoltre, se penso alle scelte artistiche di Conti… Dai… Ma di cosa stiamo parlando? E’ sempre e solo la solita fuffa a finire su quel palco, per non parlare dei critici addomesticati e tutto quello che ci gira intorno… Probabilmente mi sentirei pure a disagio… Non voglio evocare la favola de “La volpe e l’uva” di Esopo anche se il rischio è forte, ma tra Albano, l’ombra della De Filippi e Conti non saprei davvero dove girarmi. L’Italia oggi è questa, in ogni settore, la meritocrazia raramente viene premiata. Ma se la gente è contenta così, tutto in ordine.”

E infine la nostra domanda di rito tipicamente made in Italy: come prendi il caffè?

“Rigorosamente liscio, senza zucchero, 100% arabica.”

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