Aldo Moro e Peppino Impastato, 9 maggio 1978: a morir di maggio ci vuole coraggio!

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Il 9 maggio del 1978 morivano Aldo Moro e Peppino Impastato. La prima storia spesso ha offuscato la seconda, ma mai come in questo caso il destino o la genialità di qualcuno ha sintetizzato la vita del nostro paese e la sua più imbarazzante verità: lo Stato non esiste e se esiste è un burattino nelle mani di troppe teste.

Aldo Moro vittima di intrighi di potere spesso invisibili e sfuggenti. La strana evoluzione di una condanna annunciata, ipocrita farsa sul pugno duro dello stato contro i terroristi, nemico manovrato e pedina di un sistema più grande. La persona e il suo liberarsi dalla coperta del politico per diventare un uomo di fronte alla morte ha drammaticamente appassionato l’Italia intera.

Peppino ucciso barbaramente per aver detto, scritto, urlato e sbeffeggiato la realtà e difeso la libertà di guardare negli occhi il suo vicino di casa e di aver smascherato la comoda convinzione che non si può cambiare la Sicilia e che la mafia non esiste. 

Noi difendiamo le parole, nel nostro piccolo, come ha fatto lui, percorriamo il brivido che queste due vittime, questi lati opposti della stessa medaglia hanno suscitato e suscitano in tutto il paese, fosse anche per un attimo di imbarazzo davanti alla loro commemorazione, sapendo di far parte di un sistema che li ha condannati e condanna tutti noi a non dire, scrivere, urlare e sbeffeggiare la realtà, la mafia, i poteri occulti e la mancanza di coraggio di chi china la testa.

Loro la testa non l’hanno chinata aprendo la porta alla verità scomoda che nascondiamo sotto il tappeto dalle vergogna:
si può vivere a testa alta e si può morire per non averla chinata, però ci vuole il coraggio di farlo prima che sia troppo tardi, prima di diventare come loro. Prima di non riuscire più a guardarsi allo specchio.

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